LA CAMPAGNA ELETTORALE PERMANENTE di Massimo Pamio


Siamo in continua campagna elettorale. È un delirio. Giornalisti a caccia di slogan, politici che coniano il migliore, interviste dirette a far pronunciare uno slogan al regista acclamato, al cantante di successo, all’inventore di twitter che ha per primo ha capito l’esigenza di ridurre tutto a poche ma essenziali parole, non più di 140 caratteri per imprimere il proprio suggello al mondo. Siamo uomini di poche pretese (o di poche parole), oggi.

Un mondo che non riflette più su se stesso, ma che ha bisogno di vendersi con un jingle, con uno slogan pubblicitario, come se fosse il miglior prodotto possibile. “Vivete nel mondo migliore possibile, nel posto migliore, nel quartiere più prestigioso, solo che non ve ne siete accorti perché non siete riusciti a riassumerlo in 140 caratteri”.

È così che ci siamo ridotti a dettare slogan ogni momento per fare proseliti, per convincere gli altri della nostra esistenza, per chiedere e poter ricevere, così a caso, da chiunque.

Siamo dei miserabili, dei mendicanti, nel mondo del consumo. Da consumatori a mendichi, il passo è breve, fin troppo.

Non abbiamo più niente, ci hanno tolto tutto, resta la farsa della nostra esibizione quotidiana: non viviamo, ma ci esibiamo davanti a un folto pubblico che assiste alla nostra richiesta di un breve ascolto, una frase max di 140 caratteri tipografici.

Chiediamo per essere, mendichiamo per avere. In realtà non possediamo nulla, perché non conosciamo, abbiamo rinunciato a conoscere, ci troviamo di fronte a un mondo che già sa, basta accendere un cellulare e collegarsi a Wikipedia, e allora? L’uomo ha già saputo tutto, già sa tutto in tempo reale, non resta altro che ingannare se stessi e gli altri sul contenuto della nostra vita senza senso: chiediamo per ricevere qualcosa, per possedere l’atto del dono dell’altro, ben sapendo che l’altro non potrà donarci nulla, o potrà al massimo donarci il suo nulla, la sua richiesta diretta verso di noi.

Ci scopriamo così a chiedere entrambi, in un deserto d’anime, l’uno all’altro, l’anima.

I nostri politici sono nella loro vuota campagna elettorale quotidiana. L’inventore geniale di questo atteggiamento, il prototipo della campagna elettorale continua fu ancora lui, il geniale Silvio Berlusconi. Scelse la via della barzelletta: raccontare barzellette è il migliore modo per fare proseliti, provocare riso nell’altro è fonte di consenso, di assenso. Più ridono, più si stabilisce un atteggiamento di sudditanza nei confronti del barzellettiere, a cui si richiedono altre barzellette, lo si implora, si fanno voti affinché egli produca quella contagiosa smania collettiva del riso che affratella. I ridenti come il mondo dei consenzienti, degli aventi diritto al riso, alla battuta, al mondo del capo. È semplice stare con chi comanda, basta ridere. Succubi del barzellettiere.

C’era un periodo storico invece che veniva premiato chi riusciva a far ridere il potente. Significava essergli piaciuto, entrato con lui in simpatia, aver fatto breccia nel suo sentimento provocandogli il buonumore, essere stati accettati, presi nella sua compagnia.

Siamo diventati, da attori di una compagnia teatrale, un malandato manipolo di ascoltatori di barzellette e infine un insieme di mendichi disposti a tutto pur di trasmettere il proprio messaggio pubblicitario. Siamo gli imbonitori più privi di senso che siano mai esistiti. Commercianti del nulla, di slogan senza contenuto, di richieste di ascolto, perché già tutto è stato comprato, venduto, prodotto, distrutto, superato, e l’affanno ci prende alla gola, la rincorsa verso il niente sta per scadere, la domanda va fatta per pec prima di mezzanotte e bisogna ancora fare il sondaggio su che cosa chiedono gli italiani.image

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One thought on “LA CAMPAGNA ELETTORALE PERMANENTE di Massimo Pamio

  1. Stefano Stringini ha detto:

    Caro Pisellone, rendiamo una volta per tutte pubblico il nostro amore, dopo esserci nascosti, ma segnalati negli anni ’80 con orripilanti cartoline con baci al rossetto, che tanto facevano schifare i postini della linea Vasto- Chieti. Roba da fare arrossire Ozpetek!!! Venduti, venduti è vero.Ma questo fa parte dell’ italica cultura che confonde campagna elettorale, con prostituzione. Bene reggiti forte, perché ora ti racconto l’ aneddoto di un giovane studente universitario del chietino, iscritto a farmacia in quel di Bologna nell’ 83. Eravamo a una festa sotto Natale a Palmoli, questo fanciullo, iscritto alla casa dello studente, ma con padre contadino e benestante, per questo gli faceva credere di essere in affitto e di faceva mandare i soldi per sputtanarseli a poker… Si presenta alla festa e sul più bello prende il microfono e dice:
    – M’ be guaglio ho conosciuto un magnaccio, che brav’ uomo, da lavoro a un sacco di ragazze!!!!
    Ti rendi conto che prima dell’ Oliviero Beha di ” Crescete e prostituitevi”, del Berlusca e delle Olgettine, il nostro eroe aveva capito tutto, già negli anni ‘ 80, dell’ algoritmico rapporto che intercorre tra campagna elettorale e prostituzione? Vabbe che anche noi avevamo gli zii che premiavano i migliori leccaculo. Ma il ragazzo che oggi ha fatto carriera, aveva visto giusto. A presto.

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