Archivio mensile:gennaio 2020

ELIO PECORA – NELL’ARIA DEL MATTINO (di Massimo Pamio)


Trascorrere la mattina nel silenzio placido dell’ascolto di una voce poetica è privilegio di pochi.

Far silenzio dentro di sé e attorno a sé per ascoltare una voce che si confida, che intimamente scioglie le sue perplessità, le sue angosce, le sue speranze.

È questo che è possibile definire “bellezza”.

Uno stato di grazia, uno scambio intimo e profondo che avviene tra persone che, aiutate dalla fortuna, hanno sviluppato qualità tali da poter condividere idee, pensieri sublimi, riflessioni, brevi illuminazioni per goderne, per trarne piacere, un appagamento che è del corpo-mente, una soddisfazione che si localizza, però, al di fuori del corpo-mente, che si coglie nell’aria, nell’atmosfera, nel clima che circonda la nostra vita, nel silenzio dell’ascolto di cui vibra e si riempie la stanza.

Così si accetta il mondo per quello che è, si giustifica l’appartenere a una specie che non brilla per le sue qualità, e che mal ne esercita gli atti o li propaga in modo dissennato.

Penso che sia comunanza di affetti, di idee “affettive”, che sia la capacità di condividere l’intimo spessore dell’altro in noi, quel che appelliamo “bellezza”: comunicazione di un’intimità, condivisione di un’intimità celata ai più, espressione di un gruppo di eletti. La bellezza è questa consapevolezza di una trasmissione possibile del mondo interiore che svela un percorso, una guida.

Bellezza è la trasmissione della conoscenza della sensibilità da parte di un maestro agli altri e la gioia di poterla condividere.

È questo che ci si aspetta ogni volta da un Poeta, e che ogni volta che si verifica, costituisce il compimento di un miracolo, che non trasforma mondi o guarisce, ma che comunque si trasmette.

Il poeta trasmette il dolore e la gioia per il volerci del mondo, e lo fa compiendo un atto silenzioso.

Che cosa poi ridona al mondo, il poeta, che cosa riconsegna a questo volerci del mondo, è nient’altro che la poesia, è il suo dire, il suo esprimersi liricamente, in rima, con una scansione metrica, con un dettato, con una scrittura che nasconde l’oralità, la comunicazione orale, quella che è la Vera Poesia.

Insomma, il Poeta, il Maestro Interiore nasconde, cela, rimanda a un inizio, a un discorso orale, a una primogenitura della comunicazione poetica.

Fu dell’infanzia annettersi fiabe bugiarde,

nel desiderio affamate, armate nella mancanza;

alla malia il disperso opponeva l’uscita

dal bosco chiuso della paura iniziale.

Meandri, abissi, fiumi, sponde abitate,

prodigi annessi alla scansione del sogno,

molto fu lecito a chi valicava le nebbie

della bellezza ridotta a lacera mercanzia.

Chi solo udrà l’ansito cupo del niente?

Mi è pervenuto questo libro stampato in 200 copie numerate, Nell’aria del mattino (frammenti di un prologo), di Elio Pecora, con immagini di Giulia Napoleone.

Ne ho ascoltato la voce, di chi interroga il suo tempo, il tempo di un’umanità che sta perdendo la fede in se stessa e nelle sue capacità di farsi portatore del rispetto per le altre creature e per il mondo, di farsi corifeo del senso di giustizia, degli ideali di libertà, di fratellanza, di solidarietà, di cura dell’ambiente.

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