DELL’INAPPROPRIABILITA’ DEL REALE (di Massimo Pamio)


“Mai ci sarà una porta. Tu sei dentro
e la fortezza è pari all’universo
dove non è né dritto né rovescio
né muro esterno né segreto centro…”
Jorge Luis Borges Labirinto

Faccio seguito alle mie riflessioni contenute in

https://noubs.wordpress.com/2014/04/15/in-esilio-nellimmaginifico-trompe-loeil-del-reale-di-massimo-pamio/

sul reale, alle quali rimando, per riuscire a comprendere meglio il mio tentativo di procedere oltre quelle, provvederò a definire le ragioni di un’intrinseca irriducibilità del Reale, che continuo a affermare, nonostante l’uomo continui, grazie alla sua hybris, alla sua tracotanza, tramite le scienze e la filosofia, a ritenersi in grado di poterne sostenere lo sguardo invisibile che incombe sulla fragile presenza dei miseri e arroganti animali pensanti.

Che cos’è la Realtà? È quella che ci aspettiamo sia e si conceda a noi grazie alla somma delle nostre esperienze. In verità, è quel che accade in base al nostro modo di essere, alla nostra condizione e configurazione, alle nostre possibilità. Noi uomini siamo un dato di fatto nella fattualità (intendendo per fattualità il sistema dei fatti che caratterizza il Reale), siamo osservatori posti all’interno di ciò che osserviamo, luogo nel quale siamo soggetti e soggiaciamo a leggi che si autoconfermano, che si stabiliscono da sole per un processo nel quale noi siamo coinvolti e di cui siamo elementi non determinanti ma determinati e ininfluenti, oltre che “inattuali”. Non possiamo esibire una posizione esterna (così pure le nostre tanto esaltate macchine e i nostri tanto sofisticati strumenti), quindi non siamo una testimonianza attendibile di quel che accade all’interno, non costituiamo un elemento critico e altro, poiché siamo condizionati da questo sistema autoproducentesi (Reale): essendone i prodotti non possiamo che attestarne i risultati (noi siamo uno dei prodotti di quel che il cosmo plasma e modella: questa è l’unica verità che possiamo probabilmente affermare).

L’uomo non può verificare le leggi che strutturano il Reale, che è dunque oggetto non del nostro soggetto, come le filosofie hanno affermato, ma è l’oggetto altro e inappropriabile e inconcepibile del nostro soggetto in quanto parti di quell’oggetto. Noi esseri umani siamo partecipi soltanto dei limiti del Reale, ne siamo il prodotto, siamo le linee di questi limiti (neanche gli orizzonti, per giunta, di questi limiti). Che cosa accade in noi? Di prevedere ciò che c’è all’interno del sistema: di vedere un vedere, di osservare un’osservazione, di attestare un processo. Che cosa sono la fisica, l’astrofisica, la chimica, la meccanica quantistica se non i diversi modi del concepire un funzionamento?
Noi non spieghiamo il perché delle cose, ma come le cose avvengono all’interno del nostro processo. Siamo insetti catturati nell’ambra giunti perfino a definire alcuni aspetti della resina fossile in cui siamo, quelli che chiaramente attengono alla nostra sfera, alla sfera in cui siamo. Siamo “definiti” dal sistema, le nostre acquisizioni coincidono (più o meno) con il liquido in cui siamo immersi, essendone gli elementi, determinati e condizionati non solo dal funzionamento del meccanismo cosmico, ma anche dalle scoperte che veniamo via via elaborando rispetto a questa relazione, a questo rapporto (reso nei simboli numerici e di formule matematiche). Un rapporto che rendiamo sempre più complesso e articolato, di cui però ci sfuggono le regole, le leggi: il senso.

Quelle che noi definiamo come “leggi” (gravitazione universale, meccanica quantistica subatomica) sono solo “oggetti” di un sistema, che la filosofia appella con il termine quantomai appropriato di “illusioni”. Noi percepiamo gli effetti, ma pensiamo che essi costituiscano i modi di essere del “recipiente” cosmico che ci accoglie e del quale non scopriremo mai la Verità ultima.

© Massimo Pamio 2020

illusioni

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