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CHIETI MOSTRA LIBRI 2012 – II EDIZIONE DAL 6 AL 9 SETTEMBRE


Torna Chieti Mostra Libri, con una seconda edizione nutrita da tanti ospiti illustri, incontri, letture, spettacoli e musica.

Dal 6 al 9 Settembre a Chieti, a partire dalle ore 17.30 all’interno dell’incantevole Palazzo De’ Mayo, gentilmente messo a disposizione dalla Fondazione Carichieti, sponsor dell’iniziativa, saranno presenti scrittori, poeti e studiosi di assoluto valore: Gabriella Sica, Milo De Angelis, Aurelio Picca, Arnaldo Colasanti, Paolo Lagazzi, Giordano Bruno Guerri e molti altri.

Per l’occasione sarà inscenato nel Giardino di Palazzo De’ Mayo un reading inedito di testi shakespeariani a cura del Maestro Fabio D’Orazio, “Shakespeare in love”.

Gli Autori redigeranno appositamente per il festival una pagina sul tema “Come salvare l’Italia”, un divertissemnt letterario, ma non solo: come gli artisti si pongono di fronte alla crisi?

Per info e contatti scrivere a: stampa@noubs.it

Organizzazione: Associazione culturale AbruzziAMOci

Direttore artistico: Massimo Pamio

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“Nella carne dei miei sogni” di Gambacorta-Di Iacovo, una lettura di Federica D’Amato


Giovanni Di Iacovo – Simone Gambacorta

“Nella carne dei miei sogni

Colloqui tra uno scrittore ed un cronista letterario”

Duende Edizioni, Teramo, 2012

Nota critica a cura di Federica D’Amato

 

Giungono al numero sei i “Piccoli quaderni, Testi e materiali sulla letteratura in Abruzzo” (Duende Edizioni), collana di delizie letterarie abruzzesi sospese tra autobiografia e critica militante, curate dall’infaticabile Simone Gambacorta, “cronista letterario” teramano che in questi anni sta sviluppando un progetto culturale di assoluta qualità intorno ai fatti letterari della regione, con inedite prospettive di respiro nazionale. E proprio all’insegna della libertà, del sogno, della passione per la vita come narrazione continua si apre il sesto appuntamento, “Nella carne dei miei sogni”, che vede come protagonista del colloquio uno dei nostri più validi scrittori, Giovanni Di Iacovo. Un Di Iacovo in premessa quasi impacciato dalla necessità del mettersi a nudo che Gambacorta sistematicamente esige con le sue domande, un Di Iacovo che sa: “Gambacorta voleva che io sputassi anche i miei difetti, le mie difficoltà, le mie debolezze, il mio sangue versato. E capii che sarebbe stato utile. Utile per me, per capirmi, per fermarmi a fare il punto dei miei primi trentasei anni di scrittore e di essere umano”. Da siffatta agnizione, dalla candida confessione “l’amore per la scrittura ha coinciso in me con l’amore per la vita in ogni sua manifestazione” – usuale per uno scrittore vero, ma mai banale nello svelamento -, si sbroglia tumultuosa la corsa del botta e risposta, tra un critico letterario che chiede e chiede perché vorrebbe possedere innata l’arte del narrare, ed un narratore che risponde perché vorrebbe possedere innata l’arte del tacere – il silenzio, si sa, è l’amante perfetto di prosa e poesia: tale forse il valore autentico di questa breve pubblicazione che, come le altre della collana, pone in essere il vero fronte che sussiste tra l’indagatore, il decifratore, l’esegeta, l’erudito, il postino direbbe George Steiner, ed il suo oggetto, ossia l’avventuriero, il genio, l’innocente, il demone, l’esecutore, il demiurgo inconsapevole di mondi, il rievocatore. Il fronte di confine ma mai di rottura che struttura uno stesso paesaggio, un eguale amore, quello per la letteratura.

Si evince con semplicità dalle tre sezioni del libro, i primi formati intorno ai due romanzi di Giovanni, Sushi Bar Sarajevo (Palomar, 2006) e Tutti i poveri devono morire (Castelvecchi, 2010), il terzo animato da quello che sembra essere ormai da anni il leitmotiv dell’attività culturale e politica di Di Iacovo, “Consumare culture è la benzina della creatività”, sorta di calderone, che rappresenta nell’insieme anche la parte più interessante del testo, in cui lo scrittore abruzzese parla della sua primissima gioventù, dei viaggi, dei romanzi amati, del suo modo di lavorare, di cosa significa essere e non essere scrittori, dell’evoluzione che tali significati hanno avuto nello svolgimento di un “artigianato artistico” vocato alla maturazione di direttrici culturali di sicuro interesse ed esempio, almeno per chi in Abruzzo intenda senza provincialismi ed egotismi masturbatori, cimentarsi seriamente con il mestiere di scrivere.

Giovanni Di Iacovo e Simone Gambacorta saranno presenti a Chieti il 6 Settembre alle ore 18, per presentare “Nella carne dei miei sogni”, all’interno della manifestazione Chieti Mostra Libri 2012

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TORNA “CHIETI MOSTRA LIBRI” DAL 6 AL 9 SETTEMBRE!


Torna CHIETI MOSTRA LIBRI, il festival teatino dedicato ai libri, con una seconda edizione di assoluta qualità, a cura dell’Associazione Culturale Abruzziamoci, direttore artistico Massimo Pamio: dal 6 al 9 Settembre 2012 ospiti gli scrittori Milo De Angelis, Gabriella Sica, Arnaldo Colasanti, Giordano Bruno Guerri, Paolo Lagazzi, Giovanni Di Iacovo, Giovanni D’Alessandro, Marco Tornar, Vito Moretti, Ugo Perolino, Luisa Gasbarri,  Angela Capobianchi, Simone Gambacorta, Grazia Di Lisio, Roberto Melchiorre e tanti tanti altri… A breve comunicato stampa e tutte le specifiche di un evento culturale d’eccezione.

per info scrivere a stampa@noubs.it

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2 SETTEMBRE 2012 PRESENTAZIONE “LE PAROLE DELLA MIA VITA”, LUCIANA PICCIRILLI PROFENNA


Domenica 2 Settembre 2012, all’interno dell’elegante cornice del Museo delle Genti d’Abruzzo, a Pescara, dalle ore 18.30, si terrà la presentazione del nuovo libro di Luciana Piccirilli Profenna “Le parole della mia vita” (Edizioni Noubs); interverranno Bruno Colangolo, Massimo Pamio, Franca Minnucci e il direttore del museo Ermanno De Pompeis. Vi attendiamo fiduciosi di una calorosa presenza…

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SUCCESSO DI CRITICA E PUBBLICO LA PREMIAZIONE “LETTERA D’AMORE”, 2012, CON ASCANIO CELESTINI


Un pubblico nutrito e attento ha assistito giovedì 8 Agosto 2012 alla premiazione del concorso “Lettera d’Amore”, presso il Parco del Palazzo Ducale Valignani di Torrevecchia Teatina (CH), giunto quest’anno alla sua dodicesima edizione. La serata è stata subito inaugurata dall’ospite d’onore, Ascanio Celestini, che ha recitato le dolce-amara poesia “Tutte le lettere d’amore” di Fernando Pessoa, ripresa nell’omonima canzone di Roberto Vecchioni, performance seguita dalle note del cantautore Paolo Fiorucci, che ha intervallato la premiazione con virtuose ed eleganti rivisitazioni musicali di pezzi storici della musica d’autore italiana. La conduzione ironica e frizzante dei giornalisti Marina Moretti (Rete8) e Peppe De Micheli, ha condotto la platea prima alla proclamazione dei testi segnalati di: Grazia Di Lisio e Stefano Sprecacenere, lettere che hanno vibrato con pathos e trasporto grazie alle voci di Federica D’Amato e Giovanni Adriani. Successivamente è stata la volta di vincitori dai nomi prestigiosi: al primo posto ex aequo Maria Jatosti e Manfredo Di Biasio, al secondo ex aequo Antonella Ortolani e Walter Lazzarin, al terzo posto ex aequo Maria Rosaria Perilli e Mariateresa Stella, le cui lettere di volta in volta sono state commentate dalla giuria, composta dal prof. Vito Moretti e dal poeta Massimo Pamio, direttore del Museo Lettera d’Amore, unitamente alla presenza sul palco del sindaco di Torrevecchia Teatina, Katja Baboro. La serata si è conclusa con un’ampia intervista ad Ascanio Celestini, che non ha mancato l’occasione per riconfermare la forte carica umana della sua gentile presenza, donando una lettera d’amore inedita al nostro Museo.

nella foto Vito Moretti, Massimo Pamio, Ascanio Celestini e Marina Moretti

 

Per saperne di più sul concorso clicca QUI

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Giovanni D’Alessandro intervistato da Federica D’Amato


 

Giovanni D’Alessandro e il genius casae

Intervista di Federica D’Amato

 

Chi ha avuto il buon senso di leggere i libri di Giovanni D’Alessandro, è abituato a bellezza, qualità, soprattutto libero gioco della potenza narrativa, che in termini spirituali potremmo tradurre con la parola “sospensione”: del tempo-cinghia stretto nella carne, del dolore, delle preoccupazioni, del destino di morte cui siamo condotti, proprio vivendo. Ebbene, tutto questo avviene, come in ogni vera letteratura, nella catarsi che la penna di D’Alessandro ci dona, in special modo con Soli, il suo ultimo romanzo edito da San Paolo Edizioni nel 2011, la cui felicissima frequentazione mi ha spinta a immaginare questo mio illustre corregionale, seduto, solo, nella sua stanza, o in cucina o in veranda, o addirittura disteso sul letto, a scrivere, costruire la cattedrale di una storia che nella coerenza epica del suo svolgimento, dispiega la forma “romanzo”, oggi in Italia così abusata, incollata su prose (da editor) che al massimo possono essere considerati racconti lunghi.

 Ho percepito che il narratore D’Alessandro è tale perché egli ha la facoltà zen di vivere perfettamente il proprio altrove, la pagina sulla quale un giorno principia un personaggio e da lì l’universo; una tale capacità poteva provenirgli solo da un’abitudine antica, perduta dunque carica di valore: l’amore per la propria abitazione, il saper, voler stare in casa e da lì rifondare il mondo di immagini, il prendersi carico con pienezza delle personali coordinate antropologiche, storiche, mitologiche oserei dire. Dopotutto, una casa, cos’è se non questa ostinazione a ricrearsi, disfarsi, insomma esser-ci, per sempre? Forse da qui muove la ferrea riservatezza con la quale D’Alessandro avvolge gli interni delle sue case, preservate dagli occhi e dagli scatti indiscreti di chi con la sola intrusione dello sguardo romperebbe l’incantesimo, metterebbe in pericolo l’altrove magico della pagina. Nonostante tali accorgimenti, lo scrittore abruzzese ha accettato la  mia intrusione di domande, le cui relative risposte nella loro brevità rappresentano un piccolo verbario dell’amor domestico. Da leggere e rileggere, per approfondire la conoscenza di questo grande scrittore dei nostri tempi, ma anche per avvicinarsi ad una dimensione dell’essere prossima alla gioia della letteratura.

 

1)   Il concetto di casa racchiude in sé significati le cui sfumature sono difficili da definire in modo netto, soprattutto quando chi le interiorizza è un narratore della sua portata . Lei come la definisce?

La casa è il primo habitat di una narrazione. Le idee possono venire tra le sue mura o anche fuori, ma di certo diventano romanzo al suo interno, in un’attività che impegna l’autore per mesi, legandolo alla stesura di un romanzo. E’ dunque un’attività caratterizzata più di altre dalla compenetrazione con il contesto in cui prende forma. Impone una determinata fisicità. Richiede determinati strumenti. Rende necessaria una determinata organizzazione di partenza. E coinvolge dimensioni come creatività, emozione, previsione della ricaduta di ciò che sta nascendo lì, nella tua casa, dentro le case degli altri. Ciò che si sta digitando sui tasti è destinato a migrare in quelle case, dove verrà letto.    

2)   Dove vive Giovanni D’Alessandro? La sua infanzia da quale luogo e tempo è stata scandita?

Vivo e lavoro a Pescara da molti anni, ma mi sposto spesso e in determinati periodi lavorativi dell’anno risiedo nel nord Italia. Sono nato e vissuto molti anni a Ravenna, in Romagna, e ho avuto la fortuna di abitare in una grande casa che oggi ospita l’università, nel cuore della città, a cento metri dalla tomba di Dante, alle spalle di Sant’Apollinare Nuovo. Ma d’estate per lunghi mesi scendevamo in Abruzzo dove vivevano i miei nonni e qui trovavo la splendore della natura, con la campagna e i monti, che in Romagna, piatta com’è, sono un miraggio. Queste dimensioni – di arte e natura, devo confessare: bellissime –  hanno scandito la mia infanzia.

 3)   Qual è il luogo nel quale riesce a scrivere, il genius loci che da’ respiro ai complessi protagonisti dei suoi libri?

Il genius loci è per me assolutamente il genius casae. Cioè di casa mia. Non riesco a immaginare un altro posto dove scrivere. So di scrittori che in passato sono stati ospitati in residenze, magari da parte di un committente, di un protettore, di un mecenate, ma queste cose appartengono al passato e a un contesto sociale oggi tramontato. Se venissi ospitato in una residenza messa tutta a mia disposizione, penso che non scriverei una parola: prima dovrei appropriarmene, in senso psicologico. Inoltre mi verrebbe voglia di alzarmi e di esplorarla sia dentro sia fuori e la scrittura richiede disciplina, assorbimento, mancanza di distrazioni e attrazioni esterne. So anche di scrittori, come Tomasi di Lampedusa (che pure aveva un principesco palazzo a Palermo) o Magris i quali scrivevano o scrivono nei caffè. Come hanno fatto, come fanno? – mi chiedo. A parte il rumore, il fastidio del dover mantenere una certa postura senza alzarsi o la possibilità di incontrare persone da cui essere interrotti magari nei momenti di maggior concentrazione, io non potrei scrivere in un caffè palermitano o triestino, neanche nel più bello. Ghiotto come sono, mi alzerei di continuo a svaligiare la pasticceria ed esborsi a parte peserei 10 chili in più dopo ogni romanzo.

4)   Nel suo ultimo libro “Soli”, San Paolo 2011, la “grande casa” che ospita la narrazione sembra essere, sullo sfondo, l’arte medioevale, di cui lei è profondo estimatore e conoscitore. Ce ne parli.

Ci vorrebbe molto per parlare dell’arte, medievale e non, come casa dei sogni. Diciamo che in essa abitano la fantasia, la creatività, il messaggio – lasciato per noi secoli fa dagli artisti – lì sedimentato e che ci aspetta, per parlarci del sogno che abitò vite trascorse. Questo gli artisti di ogni tempo hanno consegnato all’arte. E’ la loro voce affidata all’opera contro il tempo, o meglio oltre il tempo. L’arte racchiude le identità alternative che sono dentro ognuno di noi e si liberano con le magiche alchimie prodotte tanto dalla scrittura quanto dalla lettura. L’arte medievale è uno scrigno di misteri. Non è solo una casa dei sogni. E’ una cassaforte di sogni.

 5) Con gli autori che l’hanno preceduta in questa intervista siamo giunti a conclusione che per uno scrittore, spesso, la vera “domus” è la pagina bianca, su cui scrivere e riscrivere la propria solitudine e passione. E’ così anche per lei?

Direi di sì, anche se la parola solitudine mi suona meglio se riferita al contesto in cui si scrive; meno, se riferita ai destinatari, i lettori. Uno scrittore “incontra i lettori” già su pagina, quando comincia a scriverla. E anche la parola passione richiede una precisazione. Indubbiamente c’è. Ma c’è anche molta fatica. Scrivere è faticoso e ben lo sapeva un noto scrittore che intitolò una sua opera Lavorare stanca. Quindi direi che è, molto più, disciplina e applicazione. Una parola latina sintetizza tutte queste dimensioni: studium.

 6) Il “felice deposito celeste / è una mobile casa della vita”, scriveva il poeta russo Mandel’štam. Come interpreta questi versi?

Francamente non capisco cosa volesse dire Mandel’stam. Forse che la vera casa cui è consegnata l’identità di ognuno è più il cielo della terra? Ma perché la chiama “deposito”? E perché questa casa viene definita “mobile”? Boh. Quando un verso, pur bello, significa tutto e niente, secondo me non funziona molto.

7) Quesito inevitabile: la casa di quale scrittore a lei caro vorrebbe visitare e/o abitare?

Il castello d’Ippolito Nievo. Ma solo visitare. Abitare, voglio abitare a casa mia, per quanto detto sopra.

 

 

 

 

Palazzo Corradini a Ravenna, casa d’infanzia dello scrittore

 

Federica D’Amato

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Pubblicato BANDO PREMIO DE LOLLIS 2012


L’Associaz. Culturale Abruzziamoci e le Edizioni Noubs
indicono la  DECIMA EDIZIONE del      
PREMIO INTERNAZIONALE CESARE DE LOLLIS
per ricordare l’insigne scrittore, critico, storico colombiano, filologo, dialettologo nato a Casalincontrada il 13 settembre 1863.

REGOLAMENTO

Sezione A- Narrativa edita in volume
A questa sezione verranno invitati a concorrere testi segnalati da ciascun membro della giuria, dalle Università, da Scuole, Fondazioni, Istituti, Associazioni culturali. Editori o Autori o gli stessi Enti dovranno inviare, entro e non oltre il 30 settembre 2012, sei (6) copie di un libro di narrativa (romanzo) all’indirizzo: Premio De Lollis c/o Associazione Abruzziamoci, Via Ovidio 25, 66100 Chieti. Su una  delle copie andranno indicate le generalità complete dello Scrittore (cognome, nome, indirizzo, numero telefonico, e-mail).

Sezione B– Saggistica
A questa sezione invitati a concorrere testi segnalati dalla giuria, dalle Università, da Fondazioni, Isttituti, Associazioni culturali. Editori o Autori o gli stessi Enti dovranno inviare, entro e non oltre il 30 settembre 2012, sei (6) copie di un libro di saggistica (avente come oggetto argomenti di letteratura o filologia, di filosofia, storia, sociologia, antropologia, psicologia, archeologia, scienze umanistiche in genere, ecc.) all’indirizzo riportato alla sezione B. Su una copia vanno indicate le generalità complete del Saggista (cognome, nome, indirizzo, numero telefonico, e-mail).

La cerimonia di premiazione si terrà a Casalincontrada in data da stabilire. I premi assegnati saranno: 1000 euro al vincitore di ciascuna sezione e altri premi speciali designati dalla giuria, presieduta da Vito Moretti (docente Università D’Annunzio) e composta da Massimo Pamio (scrittore e saggista) e Daniele Cavicchia (scrittore e saggista). Possono partecipare alle sezioni cittadini residenti in Italia o all’estero con opere in lingua italiana. Il giudizio espresso per ciascuna sezione dalla giuria è insindacabile. I vincitori dovranno ritirare personalmente il premio, pena la decadenza dallo stesso, che sarà assegnato al concorrente classificatosi al posto di graduatoria successivo; essi saranno avvisati tempestivamente. E’ tutelata la riservatezza dei dati personali. I materiali e i libri non verranno restituiti. La partecipazione al premio comporta l’accettazione di tutte le norme riportate in questo bando. L’inosservanza delle norme stesse prevede l’automatica esclusione dalla partecipazione al Premio. Per ulteriori informazioni si prega di chiamare lo 0871-348890 oppure di inviare una e-mail: noubs@noubs.it.

VINCITORI 1ª EDIZIONE: Sez. A: Benito Sablone, Sez. B: Barbara Alberti (Gelosa di Majakovskij, Marsilio), Sez. C: Sergio Zavoli (Il dolore inutile, Garzanti). VINCITORI 2ª EDIZIONE: Sez. A: Cesare Ruffato, Sez. B: Melania Mazzucco (Vita, Rizzoli), Sez. C: Francesco Erbani (L’Italia maltrattata, Laterza). VINCITORI 3ª EDIZIONE: Mariangela Bedini e Anna Ventura (poesia), Sez. B: Elisabetta Rasy (La scienza degli addii, Rizzoli), Sez. C: Slavoj Zizek (Benvenuti nel deserto del reale, Meltemi). VINCITORI 4ª EDIZIONE: Marc Augé (Premio Internazionale per Perché viviamo?, Meltemi), Sez. A: Maria Luisa Spaziani (La luna è già alta, Mondadori), Sez. B: Adriana Faranda (Il volo della farfalla, Rizzoli), Sez. C: Umberto Galimberti (La casa di psiche, Feltrinelli); Premi speciali: Giovanni Di Iacovo (Sushi Bar Sarajevo, Palomar, Opera prima narrativa).  VINCITORI 5ª EDIZIONE: Sez. A: Silvio Ramat (Tutte le poesie, Interlinea), Sez. B: Franco Cordero (L’armatura, Garzanti), Sez. C: Marco Travaglio (Uliwood party, Garzanti). Premi speciali: Iaia Caputo (Dimmi ancora una parola, Guanda), Cesare Fiumi (Assassini della porta accanto, Mondadori). VINCITORI 6ª edizione: Sez. A: Elio Pecora (Simmetrie, Mondadori), Sez. B: – Luigi Guarnieri (I sentieri del cielo, Rizzoli) ed ex aequo, Walter Siti (Il contagio, Mondadori), Sez. C: Filippo La Porta  (Maestri irregolari, Boringhieri), Premio Speciale: Paolo Bertetto (Lo specchio e il simulacro, Bompiani), Premio per la scienza: Antonio Pacinelli  (Metodi per la ricerca sociale partecipata, Franco Angeli), Premio per la filologia e la ricerca su Cesare De Lollis: Fausto De Sanctis (Cesare De Lollis poeta e traduttore, Istituto di Studi abruzzesi). VINCITORI 7ª EDIZIONE. Sez. A. non assegnta. Sez. B: Cesarina Vighy per L’ultima estate (Fazi) e Ugo Riccarelli per Comallamore (Mondadori), vincitori ex aequo. Segnalata: Rosella Postorino per L’estate che perdemmo Dio (Einaudi). Sez. C: Riccardo Campa per Vicinanze abissali (Il Mulino) e Mario Perniola per Miracoli e traumi della comunicazione (Einaudi). Per l’abruzzesistica menzioni speciali per Antonio Mezzanotte, I catasti di Rosciano in età moderna e Luigi Zappacosta, Riflessioni e paradossi sociali.  VINCITORI 8ª EDIZIONE: Sez. A: non assegnata. Sez. B; Arnaldo Colasanti per La prima notte solo con tei (Mondadori) e Francesca Melandri  per Eva dorme (Mondadori, vincitori ex aequo. Premio speciale: Antonella Lattanzi per Devozione (Einaudi). Menzione speciale a Marco Tabellione per L’isola delle crisalidi (Runde Taarn Edizioni). Sez. C: a Predrag Matvejevic per Pane nostro (Garzanti) e a Marco Belpoliti per Senza vergogna (Guanda), ex aequo. Menzioni speciali per Breviario di italiano di Lucio D’Arcangelo (Solfanelli) e per Scrittori di Germania di Cesare De Lollis a cura di Fausto De Sanctis (Sigraf).. VINCITORI 9° Edizione:: per la sezione di poesia “Marina Celiani de Lollis”: Franco Loi, premio alla carriera; Andrea Marchesi, migliore opera prima inedita, premio giovani; per la narrativa: Chiara Gamberale per “Le luci nelle case degli altri” (Mondadori) e Ferdinando Camon per “La mia stirpe” (Garzanti), premio alla carriera; per la saggistica Silvia Ronchey per “Il romanzo di Costantinopoli” (Einaudi), per il cinema di poesia:”Un giorno della vita” di Giuseppe Papasso, per il film documentario “Colpa nostra” di Walter Nanni e Giuseppe Caporale, Barbara Di Gregorio “Le giostre sono per gli scemi” (Rizzoli), opera prima di narrativa.

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ASCANIO CELESTINI OSPITE D’ONORE ALLA PREMIAZIONE “LETTERA D’AMORE” ED. 2012


E’ con gioia che annunciamo la partecipazione al concorso “LETTERA D’AMORE”, EDIZIONE 2012, di ASCANIO CELESTINI, in qualità di ospite d’onore durante la cerimonia di premiazione che si terrà l’8 Agosto 2012, a Torrevecchia Teatina (Chieti).

Cogliamo l’occasione di tale annuncio per invitarvi ad inviare le vostre lettere entro e non oltre il 31 Giugno 2012.

Il bando è scaricabile dal nostro sito, www.noubs.it, sezione “Concorsi”.

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“VASCO, IL MALE”, di Talanca-Alfieri, lettura di Federica D’Amato


La Noubs oggi ospita la lettura tagliente del libro “Vasco, Il Male”, Mimesis Edizioni 2012, di Talanca-Alfieri, a cura di Federica D’Amato. Una riduzione dello scritto è già uscita sul quotidiano Il Centro, L’Espresso, lo scorso Venerdì 1 Giugno.

Buona lettura!

 

 

Vasco, il male? Il trionfo della logica del silfo

di Federica D’Amato

Il timore era quello di sprecare energie dietro l’ennesimo libro fantoccio, messo su da due autori in cerca di fama. Mai cautela fu più inopportuna. “Vasco, il Male”, anatema lanciato contro il cantante Vasco Rossi, scritto a quattro mani dal critico musicale Paolo Talanca e dal pensatore Vittorio Alfieri, è un libro che finalmente ha dato risposta chiara, sensata al disagio che da sempre provo al solo immaginare la sgraziata figura del silfo modenese. E, ai fini del “trionfo della logica dell’identico”, non è un caso che io abbia utilizzato l’appellativo “silfo”: nella mitologia nordica, il silfo era uno spiritello d’aria in grado, attraverso i suoi sortilegi, di causare paralisi, proprio come accade quando si ascoltano le canzoni del performer nostrano: immobilismo, torpore spirituale, accidia; induttore di “paranoia”, oserei dire, ovvero generatore di paranoici, e in questo mi soccorre l’impietosa definizione elaborata dallo psicanalista Luigi Zoja “Il paranoico spesso è convincente, addirittura carismatico. In lui il delirio non è direttamente riconoscibile. Incapace di sguardo interiore, parte dalla certezza granitica che ogni male vada attribuito agli altri. La sua logica nascosta procede invertendo le cause, senza smarrire però l’apparenza della ragione. Questa follia “lucida” è uno stile di pensiero privo di dimensione morale, ma con una preoccupante contagiosità sociale. Raggiunge infatti un’intensità esplosiva quando fuoriesce dalla patologia individuale e infetta la massa”. Ma andiamo per ordine. Il libro di Talanca-Alfieri, non solo ha soddisfatto una esigenza di natura, come dire, biografica, ma ha in special modo innegabili punti di forza. Il primo è che è scritto bene: nonostante il tema induca nel rischio di far scadere il registro nella palude della divulgazione spicciola, i nostri autori restano fedeli al dettato della migliore tradizione europea di critica formalista, discendente diretta di quella che fu la numinosa esperienza della Scuola di Francoforte. Il secondo è che c’è una franca sostanza dietro il buon dire: tutto ciò che viene affermato è verificabile, riscontrabile in un’ipotesi di esperienza dell’approccio filologico al vero – ovvero, in questo libro la comunicazione, “il traumatico miracolo” direbbe Perniola, manca di strutturare il testo. Era ora.

Il terzo motivo è che questa invettiva contro “la mediocrità come ambizione” del signor Rossi, è prova di eleganza del pensiero contro la quale è difficile scagliarsi “in difesa di”, semplicemente perché non sussistono giustificazioni sufficienti a dimostrare il contrario: Vasco Rossi, sì come il gregge che ha strumentalizzato e che lo ha strumentalizzato, è il “male”. Quale male? Un male tutto italiano, anni ’80, un male di cui lo stesso Alfieri ci parla «Indubbiamente il titolo ha una buona dose di provocazione, ma non vorrei che il suo significato ne risultasse in qualche modo ridimensionato. Ogni cultura di ogni tempo ha sempre fatto riferimento a idee di bene e male in base alle quali orientare il vivere nel mondo di ciascun individuo, e nella nostra società dello spettacolo spesso le due dimensioni si sono invertite di ruolo. Mi sono concentrato sulle specificità dialettiche che il fenomeno-Vasco incarna in sé: l’immagine del dannato e dell’outsider ha giovato al cantante emiliano, a tal punto però da contraddirsi nel suo stesso concetto, diventando il personaggio più celebre e trionfante della nostra cultura nazionale. Ho introdotto il termine così deciso di male a partire dalla constatazione del nostro presente, un orizzonte dove la catastrofe sembra compiersi quotidianamente senza possibilità di scampo, e la mia tesi è che alcune figure abbiano contribuito più di altre». Dunque nulla che abbia a che fare col fanatismo dell’esser contro a tutti i costi, ma: «La scrittura di “Vasco, il Male” è nata dall’esigenza di voler indagare con serietà un fenomeno, un personaggio, un percorso artistico che tanto hanno influito nella società italiana e nel presente che ci troviamo a vivere. Vasco Rossi è, senza fronzoli, la più grande rockstar italiana di tutti i tempi; bene: provare a spiegarne i motivi è il minimo che uno studioso serio e coscienzioso possa fare», dichiara Paolo Talanca, proseguendo «nella prima parte del libro guardo da vicino il percorso artistico di Vasco, individuando una parabola sublime fino alla metà degli anni Novanta e poi un lento e inesorabile declino. Negli ultimi quindici anni non ha fatto che cantare la stessa canzone, ripetere l’identico. Io chiamo questi ultimi quindici anni il periodo della “canzone a una dimensione».

Quando comprendo ulteriormente l’utilità dell’operazione, chiedo a Talanca circa la funzione catartica del libro, ed egli risponde citando la famosa diatriba che molti anni fa vide coinvolti il critico Salvalaggio contra l’immoralità sbadata degli esordi del Blasco, con un ribaltamento della prospettiva che è da considerarsi anche risposta conclusiva nelle polemiche innescate dal volume oggetto di questa recensione: «Quale funzione? Vasco ha risposto al libro sul suo Facebook in maniera decisamente piccata e reazionaria. Sostanzialmente considera il libro una provocazione per farsi pubblicità e se l’è presa davvero a cuore. Bene: chi ha letto il libro sa che tutto è perfettamente motivato al suo interno. Ma non è questo il punto. Io credo che la cosa interessante sia il fatto che oggi Vasco vesta i panni di Salvalaggio e reagisca contro quella che secondo lui è una provocazione a un ordine costituito. Vasco è Salvalaggio: il meccanismo paradossalmente si è invertito. È significativo, in più, che oggi al posto della provocazione da sballati di Vasco si sostituiscano processi filologici, filosofici e critici. Insomma: se a cavallo tra gli anni Settanta/Ottanta la rivoluzione si faceva con uno spinello, oggi si fa col senso critico. A ben vedere, in quest’ottica il nostro periodo di crisi si rivela ben più interessante di quanto si possa pensare». Buona lettura.


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Oggi e domani Chiara Zaccardi a Chieti e Pescara… Il pezzo sul “Centro” di ieri


Sul quotidiano Il Centro di ieri, mercoledì 16 Maggio 2012, gli appuntamenti della Noubs Edizioni (articolo di Federica D’Amato).

Clicca per leggere e scaricare Noubs sul “Il Centro”

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CHIARA ZACCARDI A PESCARA IL 18 MAGGIO CON “I PEGGIORI”


VENERDI’ 18 MAGGIO,

ore 11,30

incontro con gli studenti del Liceo Scientifico Da Vinci di Pescara

ORE 17,00

Presso la Libreria Feltrinelli – Via Milano – Pescara

Presentazione del libro “I PEGGIORI” di CHIARA ZACCARDI

(Edizioni Noubs)

Introducono: Federica D’Amato – Massimo Avenali – Massimo Pamio

Sarà presente l’Autrice

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Intervista a Federica D’Amato di Barbara Alberti su Radio24


Presso questo link potrete ascoltare l’intervista di Barbara Alberti a Federica D’Amato, autrice de Il Libro dell’Amico e dell’Amato, Noubs Edizioni, 2011, ospitata sul programma “La guardiana del Faro”, Radio24.

Buon ascolto…

 

 

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Ciò che resta della città de L’Aquila nelle parole di Anna Ventura


C’è un libro in cui L’Aquila vive ancora, teneramente: La Città, di Anna Ventura, èdito dalle Edizioni Noubs nel 2007.

Ve ne offriamo un momento…

Tutti saremo interrogati

Forse non è una colpa

essere nati in un paese in cui

l’inverno è lungo, la primavera

ha spallette di glicini

su muri screpolati. L’orgoglio

e il pregiudizio consigliano di dire

che non è amore, è solo

un capriccio della fantasia,

un’emozione incontrollata. Eppure

è dolore questa cosa che sta nascosta

dietro i grappoli viola,

dietro il fogliame verde

che sfonda il grigio delle pietre.

Questo per San Giovanni della Croce,

perché – dice lui –

tutti saremo interrogati sull’amore.

Anna Ventura

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GLI E-BOOK DELLE EDIZIONI NOUBS!


Le Edizioni Noubs hanno pubblicato i primi e book a un prezzo bassissimo! Edizioni Noubs: libri per tutte le tasche e tutti i “supporti”. 

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Emergenza Cultura

In difesa dell'articolo 9

cuoreruotante

Le cose belle hanno il passo lento

Condìta Armonia

Autobiografia culinaria

pagine che amo

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Poeti d'Abruzzo

Focus Po-etico sul territorio abruzzese

from the morning

le passioni infernali mai conosciute prendono fuoco nella casa vicina.

solovignette.it

Quotidiano di satira illustrata

Anna&H

sono approdata qui

Linguaggio del corpo

Bodylanguage & PNL

And Other Poems

New poems to read every week.

filmcritica rivista

cinema filosofia inconscio lingua polis scrittura

Gio. ✎

Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Quelli con la gonna che strascica un po' per terra, gonfiata sul di dietro dalla tournure? Quelli con i corsetti strettissimi e i colletti alti che solleticano il collo? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

AnItalianGirl

Sii chi vuoi, ma se sei te stesso è meglio!

operaidelleditoriaunitevi

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lagunaweblog

La narrativa è la più esigente delle fidanzate

Nel vento...

Pensieri e dintorni

L'Inconfessabile

ciò che non si può dire lo scrivo

Cristina Khay Blog

La Vita e' un Fiore*

lamentesepolta

0, 1, 2, ecc. - si.tormento@gmail.com

Parole Inconsistenti

Appunti di scrittura di Luca Romano

Briciolanellatte Weblog

Navigare con attenzione, il blog si sbriciola facilmente

miglieruolo

La vita è sogno

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