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FABRIZIO DESIDERI E L’ORIGINE DELL’ESTETICO (di Massimo Pamio)


Estetologo tra i più rappresentativi in campo internazionale, Fabrizio Desideri nel recente Origine dell’estetico. Dalle emozioni al giudizio (Carocci, Roma, 2018, pp. 176, euro 19) riassume ed espone il complesso della sua ricerca e delle sue ultime acquisizioni delineando, dalla percezione al giudizio, un ideale itinerario che la creatura umana compie per uno spontaneo assillo che definirei, ricorrendo a un prestito lessicale psicanalitico, pulsione estetica ed artistica.

All’interno di questo testo, si affronta l’origine dell’estetico, problema sviscerato fino alla sua consunzione, grazie a un’acribia puntigliosa, a una sapienza dottrinale unica, pronta a filologici riferimenti e ad appropriati rimandi bibliografici, ma anche in virtù dell’attenzione dedicata alla ricerca scientifica, interrogata e compulsata nei suoi esiti più recenti, analizzati e discussi con cura e premura, metabolizzati e inseriti nell’ambito della riflessione, sempre con un profondo rispetto per l’oggetto dell’analisi, nel costante Continua a leggere

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VALENTINA D’AMARO ALLA GALLERIA UNOSUNOVE DI ROMA


Nel mio libro di filosofia dell’arte “Sensibili alle forme. Che cos’è l’arte” (Mimesis) sono presenti 61 artisti con le loro opere; tra di loro c’è Valentina D’Amaro, la cui mostra “Viridis” (opere dal 2015 al 2019) è stata inaugurata a Roma il 25 maggio presso la galleria unosunove in Via degli Specchi (dove si terrà fino a metà settembre).

Valentina appare come una creatura che sembra non voler occupare spezio, tanto è attenta al rispetto dell’equilibrio di pieni e vuoti che è stabilito attorno a lei, ben consapevole di costituire ella stessa un vortice avvolgente l’invisibile, ordunque un impegno dell’essere in un punctum formale, immagine e continuità della forma a lei trasmessa e di cui reca, nell’impronta, il compromesso di una situazione preesistente, di una dimensione che ella stessa interpreta e anzi volge a definire all’interno di una prospettiva molto più ambiziosa; Valentina sa di essere la persistenza pervicace e delicata di una sensibilità divenuta superficie vibratile rappresasi in una forma –miracolo e utopia, nel  partecipare alla creazione del dar corpo.

Sfuggente e minuto, il pittore si impone di concentrare a riassumere in sé la forza primigenia dell’energia, ovvero dell’elemento che libera la materia in una piena espressione dinamica. L’espressione intensa e profonda, che secondo l’Artista assume le sembianze dell’assoluto, è la viridità, il flusso che Valentina traghetta verso l’approdo d’una sublimazione, del colore che si fa essenza della verità contenuta nel paesaggio – il paesaggio è uno dei temi più cari della storia della pittura, divenuto mitografia dell’esistenza visibile e incarnata dell’arte stessa. Guardare il paesaggio è compiere un passo ulteriore, per Valentina è scegliere di abitare una sospensione (che forse è quella dell’orizzonte ultimo dello sguardo), di rivelare una possibile transustanziazione del fare poetico.

Chi è Valentina? Valentina è una disposizione dello sguardo, una forma della sensibilità artistica che sceglie di sospendere l’abisso del paesaggio in una verità possibile e attua(bi)le, quella del verde, della viridità, ovvero del dimorare in una superficie e poi del sostanziarsi del verde in un assoluto, trasformando il paesaggio in sostanza, nell’assoluto rivelarsi della creazione o della creatività.

L’Essere viridità è creare la spiritualità, è cercare di accedere a un’isola di accensioni piroclastiche, è un’avventura della purificazione mediante il fuoco.

Come abitare tutto ciò? Valentina raggiunge il suo scopo passando attraverso il suo corpo, la concentrazione, la meditazione, il pensiero formante. È il pensiero formante una forza che plasma senza alcuna mediazione e senza pregiudizievoli sguardi, è una osservazione interiore, dell’occhio invisibile, del terzo occhio che compone l’impossibile visione e rimodella ristabilisce, guarisce e ricompone la tragica devastazione compiuta dall’uomo del paesaggio mediante una terapia viridiana, adamantina. Si tratta di un’operazione chiaramente mistica, la forza espressa da un corpo minuto che da solo riesce a sospendere lo spazio e il tempo creando meraviglia e presentificando la brillantezza della vegetazione. Verde D’Amaro è il verde brillante di Stefano Mancuso tradotto nell’atto salvifico della pittura, atto creativo che assume la perentorietà di un gesto assoluto. Quale forza esprime questa donna!, da far gridare al miracolo, all’ennesima meraviglia che solo un vero artista può provocare: davanti a una tela di Valentina D’Amaro riscopriamo le velature dei verdi che si sono sedimentati nel tempo, l’uno sopra l’altro, di stelo in tronco in radice ed infine in cornice, velature che riferiscono di un’onda verde e oceanica che si compie davanti al nostro sguardo, schiudendone la capacità di destarsi, perché per troppo tempo esso è stato distratto e ansiogeno. Potrà riposare il nostro sguardo soltanto dopo aver riscoperto la visibilità innocente e brillante del verde, la viridità del pianeta. Salvi e pacificati tutti noi potremo di nuovo rinascere come piante. Forse Valentina desidera ottenere proprio questo risultato, riuscire a incantarci, a sospenderci nella serenità dell’opera del verde.

(Massimo Pamio)

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LE LETTERE D’AMORE DI ABELARDO ED ELOISA – LETTURA DI TONITA DI NISIO


Abelardo ed Eloisa – Tonita Di Nisio ©

La riproduzione anche parziale del testo se non autorizzata sarà perseguita a norma di legge – per chiedere autorizzazioni: noubs@noubs.it

Da tempo il “Museo della Lettera d’Amore”attendeva la riflessione su uno dei più noti carteggi d’amore di tutti i tempi: le lettere di Abelardo ed Eloisa stilate nel XII secolo. L’epistolario è stato letto attraverso i secoli come un romanzo d’amore, tanto che Stendhal vi leggeva il prototipo dell’amore-passione. Petrarca lo definì (il manoscritto era stato trovato a Verona) l’opera più bella che avesse mai letto.{Il manoscritto Parigino Latino 2943 è costellato di note di mano di Petrarca}. Lo storico Duby stigmatizza la “coesione d’insieme” che modula l’epistolario secondo i modi di un romanzo.
Proprio per questo carattere romanzesco il corpus epistolare ha fatto sorgere un problema che molto rapidamente voglio segnalare: il problema dell’autenticità. Il Medioevo e i secoli seguenti non nutrirono dubbi sulla realtà degli eventi narrati nell’epistolario e sulle personalità dei due amanti, eventi sui quali le testimonianze storiche sono concordi.

1.Nei primi decenni del Novecento, alcuni studiosi (Orelli e Schmeidler) hanno sollevato dubbi circa l’autenticità, basandosi sostanzialmente soprattutto sull’analisi del personaggio di Eloisa, appassionata e sensuale tanto, che sembra tradire l’idea di un Medioevo austero, ascetico, che mortifica la carne e i sensi. In poche parole, per questi studiosi l’immagine preconcetta del Medioevo, una interpretazione ideologica, compromette il giudizio equidistante sui documenti e sulla critica.
2.Inoltre nel carteggio sono confluiti testi di personaggi autorevoli come Bernardo da Clairvaux, Pietro il Venerabile e Roscellino, oltre che bolle vescovili e papali, oltre che la Confessio fidei di Abelardo ad Eloisa, testi che si intrecciano e si rimandano l’un l’altro e sulla cui veridicità nessuno oserebbe eccepire.
3.Un diverso attacco è stato mosso negli anni ’70 (Benton): lo scandaloso epistolario sarebbe stato costruito per un motivo politico-religioso da monaci del Paracleto, divenuto nel tempo monastero “doppio”, cioè maschile e femminile, per denunciarne l’immoralità in modo da tornare alla regola originaria. Questa tesi ha spinto Benton ad ipotizzare l’esistenza di testi mancanti e la presenza di molti falsari, che in modo diretto e indiretto avrebbero partecipato alla costruzione di questo falso colossale. La tesi è caduta da sé perché contraddittoria, complessa ed irrealistica. Eppure questa tesi, a cui non credo nemmeno io sulla scorta di tanti autorevoli pareri, ha avuto un merito: quello di riaccendere l’interesse di studi filologici sul testo in ordine alla retorica, al lessico, alla tematica filosofica e quello di dimostrare la sostanziale unità stilistica dei testi. Tante analisi non hanno fatto altro che confermare l’unità del carteggio e, di conseguenza la sua autenticità. “Oggi gli studiosi sono convinti che esso sia effettivamente opera dei due protagonisti. Chi, se non loro, avrebbe potuto scrivere cose così belle, e così vere?” (Laura Cioni su Antoine Audouard, Addio, mia unica, Guanda, 2001) Per questo mi appello all’autorevole parere di Pietro Zerbi , medievista studioso di tutta l’opera di Abelardo : “Sarà lecito chiedersi se quella perfetta unità stilistica non esiga come presuppo¬sto l’unità di un dramma profondo e concretamente vis¬suto. Ma da chi mai se non da Abelardo e Eloisa, gli uni¬ci nel Medioevo in grado di dire quelle cose e in quel mo¬do? …”
Un secondo dato su cui vale la pena di riflettere è che nel carteggio, a partire dalla Historia calamitatum mearum, Storia delle mie sventure, si legge un percorso di tipo Continua a leggere

VISOES NOTURNAS di Leidiane Viana Machado (Athena Lay Negger)


0001-1Visões Noturnas 

Nas ruas

Os Farrões predominam

Buzinas de carros

Poluições nas esquinas

Crianças carentes

Nascentes de ventres doentes

Crianças carentes,… Famintas presentes;

Sem Blusa e de chinelão

E com a arma na mão

À vítima é seu ganha pão.

 

As brincadeiras com pedrinhas,

Hoje é apenas utopia;

Criança cheirando pedra;

Em vez de brincar com boneca.

 

Em suas casas suas bonecas

São desfeche de um padrão social

Que transforma as crianças no “consolo”

De atos de doentes sexuais.

 

O frio então lhe preenche

E com razão para morada

Saboreia o que restou

Do sabor do seu espírito;

O amargo sabor da morte.

Nas esquinas…, Nos Postos,… Nas calçadas…

Nos lixões,…Nos “botecos”

Ah!…Sem sombra de dúvidas!

O ser “Humano” se transformando em bonecos.

 

Vitrine de luxo;

“Victor Hugo Outlet”;

“Itaim, Oscar Freire”;

“Louis Vuitton”;

“Diamond Crypto Smartphone,

Figurinos esbeltos,

Encantado a passarela da fome,

Da zona sul… Zona Sul.

 

Do lado da “zona”…

Do outro lado da rua…

Houve-se um grito(…)

Socorro,…Socorro,…Socorro!

E do outro lado da esquina

Um suspiro aliviado!

Ufa! Poxa vida!

Podia ser eu o assaltado.

 

Que mundo é esse?

Que tenta viver o amanhã,…

Sem sair do atraso!

Atraso, que atrasam vidas

Atrasos esses que aprisionam vidas

Nesse mundo tudo vão se perdendo

E a cultura o resgate da escuridão notura

Para luz vem trazendo…

 

Volta a brincar de boneca

Volta para o leite materno;

E transforma a pedra em pedra

E deixa a natureza cobrir-te

Com manto de bondade

E transformar o amargo sabor da noite,

Quando se tem fome;

 

VAI atrás da sua liberdade perdida

VAI adiante VAI

VAI eu cheguei lá!

(Poesia de Leidiane Viana Machado, nome de batismo Athena Lay Negger) Uma poesia realizada em um dos meus projetos culturais, sobre a reciclagem do olhar, Projeto Lixo https://www.facebook.com/pg/PROJETO-LIXO-ARTE-RECICLAGEM-DO-OLHAR-204696432892253/videos/?ref=page_internal 

https://www.facebook.com/204696432892253/videos/289477455086940/ Arte, VAI é um programa de valorização de Incentivas Culturais, realizado pelo órgão do Estado de São Paulo, poesia escrita em 2009, com atualização de 2019

 

Night Visions

Nelle strade

Le Farrões predominano

Corni di auto

Inquinamento negli angoli

Bambini bisognosi

Molle doloranti

Poveri bambini,… regali famosi;

Senza una camicia e un chinelão

E con la pistola in mano

La vittima è il tuo capofamiglia.

 

Il gioco con i ciottoli,

Oggi è solo utopia;

Pietra profumata per bambini;

Invece di giocare con una bambola.

 

Nelle loro case le loro bambole

Provengono da uno standard sociale

Cosa trasforma i bambini in “comfort”

Di atti di pazienti sessuali.

 

Il freddo poi ti riempie

E con ragione per la residenza

Goditi ciò che è rimasto

Il gusto del tuo spirito;

L’amaro sapore della morte.

Agli angoli delle strade … Nelle stazioni, … i marciapiedi …

Cassonetti, … nei “pubs”

Ah! … Senza dubbio!

L’essere umano viene trasformato in bambole.

 

Vetrina di lusso;

“Victor Hugo Outlet”;

“Itaim, Oscar Freire”;

“Louis Vuitton”;

“Smartphone Diamond Crypto”

Costumi eleganti,

Incantato la passerella della fame,

Da sud … Zona Sud.

 

Sul lato “zona” …

Dall’altra parte della strada …

C’è stato un grido (…)

Aiuto! Aiuto! Aiuto!

E proprio dietro l’angolo

Un sospiro di sollievo!

Accidenti! Povera vita!

Potrebbe essere me derubato.

 

Che mondo è questo?

Chi cerca di vivere domani, …

Senza arrivare in ritardo!

Ritardo, ritardando le vite

Ritardi che imprigionano vite

In questo mondo tutto è perduto

E cultura il salvataggio delle tenebre

Perché la luce arriva portando …

 

Torna a giocare a bambola

Ritorna al latte materno;

E trasforma la pietra in pietra.

E lascia che la natura ti copra

Con un manto di gentilezza

E trasforma il sapore amaro della notte,

Quando hai fame;

 

Vai dopo la tua libertà perduta

Vai avanti

Vai, sono arrivato!

 

 

 

 

FONDAMENTI NEOLIBERISTI di ADAM VACCARO


Fondamenti neoliberisti e possibilità non contemplate

Leggendo il libro di Marco Bersani

Dacci oggi il nostro debito quotidiano – strategie dell’impoverimento di massa

 

Adam Vaccaro

il saggio è già stato pubblicato sul n. 112 de “Il Segnale”, Percorsi di ricerca letteraria, rivista letteraria storica.

 

Al di là della sinistra socialdemocratica (PD e collaterali), completamente affondata negli ultimi tre decenni nel mare della ideologia e della prassi neoliberiste, anche le posizioni degli altri frammenti della sinistra storica, rimangono fallimentari e inefficaci sui vari piani: politico, sociale e culturale. La ragione sta nella carenza di analisi dei fondamenti neoliberisti, che non possono essere affrontati solo con gli impianti critici del secolo scorso, o con pappe del cuore buoniste, o con inflessibilità critica focalizzata sulle forme politiche nazionalpopuliste, nate per reazione ai crimini sociali del modello dominante. Finché il focus della propria critica – per quanto riguarda l’Italia – rimane accovacciato su limiti (indubbi) dei 5S o su posizioni (inaccettabili) della Lega, si continua a oscillare sulla coda di una bestia che ci sta massacrando. E che persegue senza adeguate opposizioni il progetto di distruzione sociale, economica e politica, utilizzando immigrazioni, nuove tecnologie e debito pubblico, per crescenti impoverimenti sociali e per l’azzeramento di quelle conquiste di civiltà che sono state ottenute nei decenni successivi all’ultimo dopoguerra.

Conquiste – è bene ricordarlo – non regalate dal cielo, ma ottenute grazie a contributi di lotte e di sangue di movimenti politico-sindacali di una fase di capitalismo che, pur avendo sempre al centro il profitto, aveva  preminente il settore produttivo e una territorialità nazionale. Con un orizzonte mondialista, anche l’analisi marxiana andrebbe adeguata, rispetto a una fase in cui la reazione alla caduta storica tendenziale del saggio di profitto, ha fatto diventare via via dominante la componente finanziaria su quella della produzione. Non è la fine della Storia – come qualcuno narrava – ma è certo tutta un’altra storia. Entro la quale solo una sinistra a misura di tale Nuova Storia, Continua a leggere

BANDITA LA DICIANNOVESIMA EDIZIONE DEL PREMIO LETTERA D’AMORE


 

CONCORSO INTERNAZIONALE

LETTERA D’AMORE

DICIANNOVESIMA EDIZIONE ANNO 2019

L’Associazione Culturale AbruzziAMOci bandisce, con il patrocinio del Museo della Lettera d’Amore e del Comune di Torrevecchia Teatina, la diciannovesima edizione del Concorso Internazionale Lettera d’Amore, dedicato alla memoria del Presidente Prof. Vito Moretti.

La cerimonia di premiazione si terrà a Torrevecchia Teatina (Chieti) l’8 agosto 2019.

 

REGOLAMENTO

Art. 1. Si partecipa stilando in qualsiasi lingua (se straniera o in dialetto, si deve accludere la traduzione in lingua italiana) un testo in prosa, non in poesia, inedito, configurato come lettera d’amore, della lunghezza massima di 3 cartelle (1800 caratteri per cartella) in 5 copie ben leggibili aggiungendo le dichiarazioni e le notizie richieste all’art. 2, inviando il testo anche per posta elettronica.

Art. 2. Non è dovuta alcuna tassa di iscrizione o partecipazione. Ai testi bisogna accludere: un foglio contenente: a) le generalità del partecipante (nome, cognome, indirizzo, età, numero di telefono, curriculum, e-mail), b) dichiarazione di autenticità del testo, c) autorizzazione alla pubblicazione gratuita della lettera, d) dichiarazione di adesione a tutte le norme del concorso. Per i minorenni, il foglio contenente i dati di cui ai punti a), b), c) e d) dovrà essere firmato da un genitore o da chi esercita la patria potestà del minorenne.

Art. 3. Il termine ultimo per l’invio dell’elaborato, da effettuarsi al seguente indirizzo: Concorso Lettera d’amore c/o Associazione Culturale AbruzziAMOci, Via Ovidio n. 25, 66100 Chieti, è fissato al 30 maggio 2019 (farà fede il timbro postale di partenza). Contestualmente si dovrà inviare il testo anche per posta elettronica in un’unica e mail allegando il file formato word che riporti la lettera d’amore con nome e cognome dell’autore da spedire all’indirizzo di posta elettronica: manoscritti@noubs.it, indicando come oggetto: partecipazione Premio lettera d’Amore. La giuria, il cui verdetto è insindacabile, è composta da: Massimo Pamio, Massimo Pasqualone, Tonita Di Nisio, Lucilla Sergiacomo. Presidente onorario alla memoria Vito Moretti.

Art. 4  Saranno assegnati i seguenti premi: Euro 500,00 al primo classificato, Euro 250,00 al secondo, Euro 200,00 al terzo; altri premi ai segnalati. I vincitori dovranno ritirare personalmente il premio nella cerimonia, altrimenti lo stesso non sarà assegnato. I testi potranno essere pubblicati dall’Organizzazione.

Art. 5  I vincitori e i segnalati saranno avvisati tempestivamente, tutti gli altri riceveranno una comunicazione all’indirizzo di posta elettronica mediante cui hanno spedito la composizione. I risultati verranno resi pubblicamente noti tramite la stampa e il sito internet: http://www.noubs.it.  Gli elaborati non saranno restituiti. La partecipazione al premio comporta l’accettazione di tutte le norme del presente regolamento. È tutelata la legge sulla privacy. L’Organizzazione non risponde della mancata ricezione dei testi. Le lettere in formato elettronico entreranno a far parte dell’archivio del Museo della Lettera d’Amore.

Art. 6  La lettera d’amore consiste in una composizione in prosa mirata all’espressione del sentimento d’amore rivolta a un destinatario qualsiasi (persona reale o immaginaria, animale, oggetto, luogo o paesaggio). I vincitori non potranno delegare alcuno, dovendo ritirare personalmente il premio nella cerimonia, altrimenti lo stesso non sarà assegnato.

Per info: manoscritti@noubs.it oppure tf. 0871348890.

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EVVIVA EMANUELE TREVI di Massimo Pamio


Agli sprovveduti che si accingessero alla lettura di “Sogni e favole” privi di un’egida di Efesto, raccomando di chiuder le pagine prima d’un brutto guaio che potrebbe incoglier loro, magari un devastante squarcio nell’animo a causa degli improvvisi colpi di realtà sparati a tutta forza e senza nessun avvertimento dall’autore.

Emanuele Trevi in “Sogni e favole” (Ponte alle Grazie, 2018) racconta una lunga passeggiata da flâneur per le strade di Roma, che, compiuta per combattere una forte depressione, si traduce in un appassionante viaggio alla scoperta di luoghi e personalità della Città Eterna. Fin qui, la trama. Il contenuto è però di una profondità spesso imbarazzante, che coinvolge il lettore in modo talmente aberrante e losco, da porlo causa sui di fronte a questioni radicali sulla vexata quaestio dell’esistenza.

Già nel titolo Sogni e favole si adombra un atteggiamento di eccezionale ambiguità che il racconto di esistenze reali e palpitanti suggerisce, parabole di vite illustri e meno illustri di artisti, da quella di Arturo, amico geniale, eroe romantico e gioioso catapultato in una Roma moderna come un angelo perduto, venuto a mostrar bellezza e ineffabilità e travolgenza della vita, a quella di Metastasio, nato in povertà ma con una dote eccezionale grazie alla quale sarà proiettato da Via dei Cappellari alla Corte di Vienna, chiamato in causa per un sonetto, Sogni e favole, appunto, che attribuisce al libro il titolo. A somiglianza del più rigoroso dei romanzi gialli, il mistero che percorre il libro verrà a svelarsi quando verremo a sapere che il compito di affrontare il sonetto, “il migliore della letteratura italiana”, viene affidato a Trevi da uno dei più acuti critici letterari italiani, Cesare Garboli, che, giunto in tarda età allo stremo delle forze, lo istruisce sullo studio che il grande toscano aveva iniziato e che non avrebbe più potuto espletare.

Anima disperata visitata da un altrove, Amelia Rosselli, costituisce un’altra delle protagoniste del libro, poetessa a cui probabilmente l’autore si paragona, per una sua scelta esistenziale non risolta, di isolato notomizzatore della fragilità del destino personale e collettivo.

Contro ogni supposizione, al di là di ogni più arzigogolata ipotesi che il lettore possa ricavare dalla lettura dell’opera, ebbene, è nelle piccole appendici poste in conclusione, assottigliate in un carattere tipografico minuscolo, come se fossero scholia di nessuna importanza, che l’autore ci fornisce la chiave di lettura del libro, mostrandoci quanto Continua a leggere


Ascolto il silenzio: in aprile i giorni sono fragili, impazienti e amari; i passi minuti dei tuoi sedici anni si perdono per le strade, ritornano con resti di sole e pioggia sulle scarpe, invadono il mio dominio di sabbie spente, e tutto inizia ad essere uccello o labbra, e vuole volare. Un rumore cresce […]

via Ascolto il silenzio – Eugénio de Andrade — Poesia in rete

Ascolto il silenzio – Eugénio de Andrade — Poesia in rete

CHI SONO? – DI MASSIMO PAMIO


(Forse è il caso di spiegare l’antefatto. Sono stato contattato da una giornalista per un’intervista riguardante la mia attività di direttore editoriale. L’incauta giornalista mi ha chiesto: “Chi è Massimo Pamio?”. Non si aspettava la risposta successivamente riportata, che chiaramente la giornalista si è guardata bene dal pubblicare. Con mio grande divertimento.)

-Chi è Massimo Pamio?

Chi sono, non saprei proprio dirlo. Eppure è il nome, ovvero il dire, a sancire l’identità – l’io- è così che nome e individuo vengono fatti coincidere. L’essere umano del Duemila si rispecchia, per un’inveterata abitudine, nel proprio nome, con i dati riportati sulla sua carta d’identità, ma si tratta di un espediente fittizio, di un inganno: chi afferma di essere Massimo Pamio testimonia solo la verità della parola, il potere magico della parola. L’uomo è ciò che esce dalla sua bocca, è ciò che si nasconde nel suo pensiero: Massimo è dunque il mio pensare che costruisce un io faticosamente, giorno dopo giorno, e perdura e vive senza un vero fondamento. Massimo diviene Massimo giorno dopo giorno, esperienza dopo esperienza, nel confrontarsi con gli altri, con l’esterno, nel distinguersi dagli altri. Che cos’è Massimo, dunque? È ciò che diviene, l’allontanarsi da un’origine che non c’è mai stata, da una prossimità che lo delimita. Massimo è l’alterità a ogni cosa, è l’altro rispetto all’origine e a tutti gli altri, tradimento e uragano di ogni cosa e d’ogni origine o domani. La parola fatta opinione o ideologia (illusioni, le chiamerebbe Leopardi) ci fonda, un fondare qualcosa sul nulla che siamo. Ciascuno di noi è l’inganno perpetrato al nulla che siamo: se abbracciamo un’opinione o una convinzione, saremo quell’opinione, quella convinzione. Se gioiamo, saremo la gioia. Mente e corpo nella società scelgono di essere quello che a loro si adatta, riempiendo il catino di vuoto. Noi siamo il latin lover, lo scienziato. Scegliamo come in un supermercato le nostre possibilità corporali, emotive, mentali.

Il problema è che siamo piccole parti di un mondo indefinitamente vasto, se tentiamo di comprendere, conosceremo di essere solo parti di relazioni e di cancellazioni, ovvero di piccole vite e di piccole morti: non si può vivere senza morire (uccidere batteri respirandoli, ogni secondo) e non si ama una persona senza respingere un’altra, non si conosce senza trasmettere qualcosa della conoscenza a un altro elemento del mondo; quindi noi trasmettiamo coscienza e conoscenza al mondo.  Se la coscienza è, allora è possibile che ci sia una coscienza universale della vita: ci avviamo verso questo sentiero che segnerà il destino di una nuova specie, molto più umana della precedente.

Nella precedente, il potere è il ventriloquo del popolo. Il potere parla dalla pancia del popolo. Maschere di maschere. L’individuo oggi è il genio dell’allegria, domani quello della sregolatezza, domani ancora quello della paura, e il seguente quello della solitudine: l’uomo è l’animale senza forma perché non corrisponde con sé, ma con una falsa forma ideale che agisce dentro di lui rendendolo inconoscibile a se stesso: il pensiero. Il pensiero, che non è una pelle, un mantello, che non ha colore né segni. Ecco allora che intervengono vari ideali: la magia, che divide in sciamani e popolo, il potere che divide in sovrani e sottomessi, oppure, nei tempi moderni, la psicanalisi che divide in pazzi e normali, la tecnologia che oppone i connessi ai non connessi. Fin dall’antichità, indossiamo abiti sopra il nostro corpo per nascondere le forme animali. Come creiamo i frigoriferi per nascondere il cibo, così noi ci copriamo per nascondere la nostra animalità. Il tentativo di separare all’interno della comunità gli uomini si basano su falsi presupposti, su false opposizioni.

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PAUL CELAN (da «Svolta del respiro») UN FRAGORE: è la Verità in persona entrata fra gli uomini, nel mezzo del turbine delle metafore.

via PAUL CELAN (da «Svolta del respiro») — leggere riflettere scrivere

PAUL CELAN (da «Svolta del respiro») — leggere riflettere scrivere

OGNI MINUZIA DELL’ANIMA – DI ADAM VACCARO


OGNI MINUZIA DELL’ANIMA
Efflorescenze e fusioni – in Saccade e Scribendi licentia 
– di Cesare Ruffato

di
Adam Vaccaro

La metodologia costruttiva di Saccade
“In un galà / letterario annacquato come le più / intime sensazioni insopportabili” (Saccade, Ragusa 1999, p.41) Cesare Ruffato risulta estraneo. Pudore e denunce fuori dai denti, capacità di candore con radici e ruvidezze di sapore contadino. Primi tratti dell’identità che emerge dal testo, e che appare subito poco incline alle affettazioni imposte da spazi chiusi e selezionati. Più che i galà, ama le galattiche espansioni spaziotemporali. I suoi testi comunicano una complessa (in)sofferenza, etica e biologica, che tende a sprofondare nel minimo per aprirsi al massimo: un costante reculier pour mieux sauter, che diventa metodologia.
I versi immediatamente successivi a quello citato saltano infatti a “L’universo primordiale che da qui / si può vedere…”; per finire, con l’ultimo verso, alla dolcezza e allo strazio del “dramma mistico”: spazio di ricerca di parola messo in scena dalla nostra insopprimibile tensione all’unità col tempo dell'”estremo ieri” e al suo, “per ora”, insuperabile “silenzio” “sull’origine della vita”.
L’impasto complessivo delle lingue del testo (che cercheremo di vedere nei dettagli) produce una metonimia di ritmi e di musica da magistrale gesto lirico; di quella qualità formale che riesce a condurre un sereno rendiconto di difficile, ma possibile, equilibrio drammatico; senza disperazioni e senza fughe rispetto alla condizione che ci è data, di estraneità e di appartenenza.
Colpisce la capacità di costruire un grumo di gioia tranquilla, ritrovata e preziosa, come un boccone di pane raffermo, scovato all’improvviso da uno stomaco abbrontolato dalla fame, in uno di quei recessi densi d’umori delle antiche madie. Le “pietre preziose dell’anima” sono più ne “…le curve paterne / nelle strutture interne, nelle flammule / di coni e bastoncelli” (p.71), che negli altezzosi ” liquamina della vita / la fantasia intensa dell’anima”, p.70).
Una digressione su queste ultime citazioni, che verrà poi ripresa più precipuamente nello sviluppo dell’analisi che la complessità del tessuto testuale di Ruffato richiede; in esse troviamo fra l’altro due esempi (flammule e liquamina), tra i tanti forniti dal testo, di bastoncelli portati nel bosco della lingua – un bosco in cui, come è stato giustamente detto, la poesia deve portare e non prendere.
Nel primo dei due esempi citati troviamo una tenerezza infantile ri-generante memorie e affettività, immersa nel passato e nelle modalità di linguaggio dell’area mentale dell’Es (Mod-Es); in liquamina, una più complessa invenzione che fonde (forse) liquami e disamina: nel primo c’è circuito biologico e giudizio etico (quindi Mod-Es e Mod-Sup., o modalità di linguaggio dell’area mentale del Superìo); nel secondo c’è il processo di analisi e di astrazione delle modalità di linguaggio art_2462_1_ruffato cesareCESARE RUFFATO

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Ci sono sere che vorrei guardare da tutte le finestre delle strade per cui passo, essere tutte le rade ombre che vedo o immagino vegliare nei loro fiochi santuari. Abbiamo, sussurro passando, lo stesso sogno, cancellare fino a domani il sogno opaco, cruento del giorno, li amo anch’io i vostri muri pallidamente fioriti, i […]

via «Ci sono sere che vorrei guardare» – Giovanni Raboni — Poesia in rete

«Ci sono sere che vorrei guardare» – Giovanni Raboni — Poesia in rete

Torna, poeta, a far poesia di Massimo Pamio


 

Torna, poeta, a far poesia di Massimo Pamio

                                           A Igino Creati

Bisognerà cercare l’aneddoto

per almanaccare l’inganno

in cui narrarti.

Forse perché hai offerto

a tanti la possibilità di soddisfare

alcune loro vanità, nessuno

ti ricorda. Chissà

se hai terminato l’ultimo

verso oppure se l’hai lasciato

incompiuto. Se lo stai

cercando, proprio come me,

è per farci ancora

un po’ di compagnia.

Quando ti sei dato

al gioco delle carte

è allora che perdesti

la strada del mondo

e le sue trappole?

Dove sono le donne,

le carte, la tua Russia?

Qualcuno ha cercato di svegliarti?

Che cosa si nasconde sotto le palpebre

del lungo sonno?

Torna, poeta

a far poesia.

Scrivere poesia, Igino,

è come rispondere a una domanda

procedere per idee per concetti

senza mai trovare una risposta

senza mai sapere

che quella è –proprio quella-

l’ultima parola

scritta o pensata.

Stamattina ti ho sognato,

che venivo a visitarti –era presto,

a casa c’era tua figlia

mi diceva di stare attento

a non svegliarti

perché forse eri morto.

Sibilline risposte genera Il sogno

alle richieste d’una coscienza

che veglia distrattamente l’altrove.

 

In questa società si fa sempre più pressante l’assenza della voce dei poeti. Allontanati, emarginati, la loro assenza si fa sempre più rumorosa, minacciosa. Il loro silenzio batte alla porta del mondo, con ritmica ossessività. Se il mondo ha dimenticato la loro memoria forse sta conoscendo un inganno mortale, forse sta compiendo una delle ultime epurazioni che trascorrono inavvertite lasciando un segno inquieto e profondo nelle cose e nelle coscienze, irrigidite pietre. I giovani poeti si dibattono, guizzano come pesci fuor d’acqua; cercando di farsi conoscere ad ogni costo essi mirano solo al clamore e a piccoli rumori fastidiosi e poco significativi. Ogni uomo ai nostri giorni soffre di una nuova forma di nostalgia: la mancanza dei volti evocati dalla poesia, dei fiori colorati dai poeti.

Un mondo che allo specchio vede solo se stesso (viviamo la fase dell’implosione narcisista del capitalismo) non ha capacità di narrazione, né tanto meno ha la qualità di raccontarsi. È identica a se stessa, composta di zombie prodotti del mercato, di zombie al grado zero del Capitale; i robot non sono le macchine ma gli uomini; il meccanismo capitalista si è meccanizzato e incistato in ogni angolo del pianeta agonizzante, non più azzurro. Questo mondo non ha futuro, il suo presente inghiotte e divora passato e futuro, residui di un pasto consumato in fretta senza gusto, senza sapore perché privato dei contenuti e degli indici vettoriali. Il tempo del Capitale si è fermato, è imploso, producendo la macchinizzazione di ogni rapporto di produzione e scambio, l’assolutizzazione dei prodotti e dei mezzi di produzione quali uniche presenze viventi autogenerantisi del processo umano di trasformazione della vita. Trasformazione in merce, in uno svuotamento monetario delle differenze. La moneta rende uguali, appiattendo tutto e tutti. L’Altro, il Nemico è solo colui che non vuole partecipare al presente, al dispendio mondiale, al congelamento di ogni movimento. Il  Diverso è il migrante che non riesca a far denaro in casa propria, l’omosessuale che non assume un ruolo chiaro e preciso di prodotto, che non diventa ruota dell’ingranaggio indifferenziale della Macchina Mondiale Capitalista, diverso è il poeta che non riesce a cancellare la memoria del passato in moneta presente, in attività produttiva dell’Unico Desiderio possibile, quello della Merce che fa di noi stessi prodotti, oggetti dello scambio mercantile al grado zero (allo zero termico, avulso dai contenuti, privato cioè della passione, delle passioni) del capitale.

downloadIGINO CREATI

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Classifiche libri 2018: i russi che mancano ve li segnalo io.


operaidelleditoriaunitevi

Siccome sto vedendo fioccare classifiche, gallerie fotografiche, consigli in vista del Natale e della fine di questo 2018 (le strenne più strennose, 50 libri da mettere sotto l’albero, 100 libri che renderanno il vostro Natale indimenticabile, 200 libri che hanno reso il 2018 il meglio del meglio nonostante lo sfacelo culturale di questo paese…) e i russi si avvistano con il binocolo in rare rarissime occasioni, ho deciso di farvi io una bella carrellata di titoli per tutti i gusti usciti nel 2018 e degni di nota (due, perdonatemi, sono miei… ma li ho amati tanto, quindi non potevo non metterli.)

Solo contemporanei e del secolo scorso, massimo. Così la smettete di dire che non si pubblica niente di contemporaneo e di regalare solo libri sulla Russia scritti da tutti tranne che dai russi (senza nulla togliere a chi quei libri li fa bene, alle volte strabene).

Le posizioni…

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IL SUD: CULLA DELLA CREATIVITA’ (di Massimo Pamio)


Che dal Sud provenga la fonte dell’energia, per motivi geologici e antropici, che dal Sud sia scaturita la vita nel pianeta, sono idee furiosamente secretate, oscurate dai mass media, dalla scienza stessa che le ha scoperte e propugnate, ritenute oscene dai poteri “forti”. Il vero non coincide mai con l’idea che il potere vuole stabilire, soprattutto oggi, con l’omologazione, con la  imposizione di un pensiero unico.

In Italia, la creatività del pensiero e delle arti scaturisce dalle fertili terre del Mezzogiorno, ne sono testimonianze i due volumi pubblicati dall’Editore Macabor curati da Bonifacio Vincenzi.

In questi testi antologici si cerca di far luce sulla poesia del Sud e degli autori meridionali in genere, fenomeno che risulta macroscopico ma che riceve poca attenzione da critici, riviste, quotidiani: colpevolmente, se si indagano le pagine di “Sud. I poeti”, nelle quali si ascoltano voci dimenticate o emarginate dalla letteratura nazionale dotate di indubbia qualità. Il primo “Sud. I poeti. Antonio Spagnuolo e l’assedio della poesia” è dedicato ad Antonio Spagnuolo, poeta napoletano, che vanta al suo attivo 39 raccolte di liriche,  numero impressionante e forse ineguagliabile di pubblicazioni per un autore. Sulla sua scrittura si soffermano Elio Andriuoli, Domenico Cara, Mauro Ferrari, Giulia Martini, Massimo Pamio, Marisa Papa Ruggero, Plinio Perilli, Raffaele Piazza, Felice Piemontese, Ugo Piscopo, Enzo Rega, Eleonora Rimolo, Paolo Ruffilli, Lorenzo Spurio. Seguono poi pagine dedicate a poeti meridionali non più in vita, tra i quali il molisano Giuseppe Jovine, il pugliese Antonio Verri, i calabresi Aldo Dramis e Angelo Fasano, l’abruzzese Giammario Sgattoni, la cui poesia mantiene ancor oggi “a distanza di molti anni, una freschezza davvero sorprendente”, ed è così, nella sua poesia non ci sono malinconie o ubbie crepuscolari, la sua è una costante osservazione elegiaca e sorridente, garbata e rispettosa dell’umana avventura e delle vicende della natura, spesso avvertite come inscindibili. Giammario appartiene alle grandi personalità che hanno segnato un periodo della mia vita in modo estremamente significativo e profondo, alle quali sono bastate poche ore per consegnarsi interamente nella loro vivezza, per affascinarmi, con cui entrare in perfetta sintonia: per riconoscersi spiritualmente. Nel volume, tra le personalità tuttora attive, Giuseppe Rosato, poeta abruzzese d’ineguagliabile valore, Antonio Bux, pugliese, Eleonora Rimolo, Lina Salvi, Rossella Tempesta, campane.

Il secondo volume “Sud. I poeti. La poesia di Domenico Cara: metamorfosi e labirinti” è dedicato a Domenico Cara, scrittore calabrese autore di 26 libri di poesia, introdotto da testi critici di Gabriella Colletti, Gualtiero De Santi, Flavio Ermini, Marcela Filippi Plaza, Vincenzo Guarracino, Massimo Pamio, Gianni Mazzei, Antonio Scatamacchia, Francesca Serragnoli, Claudia Manuela Turco. Tra i poeti scomparsi la purissima voce del lucano Beppe Salvia, quella del possente Ottaviano Giannangeli, abruzzese, della calabrese Gilda Trosolini. Tra quelli in vita, il campano Vincenzo Frungillo.

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