Archivi tag: Andrea Zanzotto

UNA POESIA DI STEFANO DAL BIANCO PER L’ALBERO DELLA POESIA


Andrea Zanzotto e Marisa ci avevano donato anche un testo di Stefano Dal Bianco, grande poeta e autore di un libro, Ritorno a Planaval, profondo, che ha aperto un nuovo sentiero alla ricerca poetica in Italia.

È il ventesimo giorno di luglio. All’angolo del prato che dà sul torrente le ciliege sono pronte sui rami mentre noi parliamo sempre delle stesse cose – la vita del paese, l’infanzia dei vecchi, la qualità della fontina – senza che questo condizioni l’attenzione o intacchi la riserva d’amore allorché tu, ombra del monte, vieni a verificare quanto c’è di falso o di incompleto nella preghiera del ciliegio quando si piega all’estate nell’ora più calda, che è anche la nostra ora.

          Da “Diario”, in Ritorno a Planaval (2001)

 

Stefano Dal Bianco, poeta e critico, vive a Siena dove è docente presso la locale Università degli Studi. Ha fondato e diretto la rivista di poesia contemporanea “Scarto minimo”, sostenendo in essa il bisogno di una forma poetica nuova, antimusicale e antiretorica, per parlare di un mondo che “non ci ama e non ci odia”, Di Andrea Zanzotto ha curato, con Gian Mario Villalta, il volume de I Meridiani Le poesie e le prose scelte (Milano, Mondadori, 1999). Tra le sue opere: La bella mano, Milano, Crocetti, 1991, Stanze del gusto cattivo, Milano, Guerini e associati, 1991, Ritorno a Planaval, Milano, Mondadori, 2001, Tradire per amore. La metrica del primo Zanzotto (1938-1957), Lucca, Maria Pacini Fazzi, 1997, Stare tra le lingue, Lecce, Manni, 2003, L’ endecasillabo del Furioso, Pisa, Pacini, 2007. Sue poesie sono state tradotte in neerlandese, tedesco, francese, inglese, spagnolo, russo, serbo, sloveno, cinese.

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UNA POESIA DI GIOVANNA FRENE


Dobbiamo ringraziare ancora Andrea Zanzotto e Marisa per averci donato poesie che sono ora appese ai rami dell’Albero della Poesia nel Vecchio Bosco di Ortona

http://it-it.facebook.com/pages/Vecchio-Bosco/196438790392422

ecco uno splendido dono di Giovanna Frene, un testo da meditare, che nutre l’animo, ed è di una lucidità perentoria, di una profondità, di un sarcasmo amaro, di una intelligenza straordinari. Un piccolo capolavoro.

Crespano del Grappa, 19/4/2002

Snow & grow

(Il poeta-albero)

Quando le mie radici saranno sottoterra

in un sottostare affastellato di nevi

sottomesso all’immacolato celestiare

imbrunire centrifugo verso il sottovuoto

a cui per incognita propulsione

diacronica le sottostanti travature

avvinghiandosi si inerpicano sul piombo

tenendo trame disordini inferti

quando la nostra immagine come rappresentazione

restringerà il campo visuale ai nostri cervelli

e da quelli all’erezione dell’affilata lama

(si) innesta sul tronco l’idea dell’usura delle cose

e se quel che resta è solo un santo campetto

il tempo mi avrà detto di crescere a dismisura

Giovanna Frene, da “Datità”

Giovanna Frene è poetessa, autrice di numerose pubblicazioni, di cui ricordiamo: Immagine di voce (Facchin, 1999), Spostamento – Poemetto per la memoria (LietoColle 2000, Premio Montano 2002), Datità (con postfazione di Zanzotto, Manni, 2001), Stato apparente (LietoColle 2004), Sara Laughs (D’If 2007, Premio Mazzacurati-Russo, 2006). È inclusa in varie antologie italiane – fra cui Parola Plurale, Sossella 2005 e Poeti degli Anni Zero, a cura di V. Ostuni, «L’Illuminista», n. 30, 2010 – e straniere.

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UNA LIRICA DI GIAN MARIO VILLALTA PER L’ALBERO DELLA POESIA


Posso aggiungere solo che incontro

sullo stradone ogni mattina

i pioppi, e uno per uno

fogliano lenti e insieme fanno il tempo.

Ogni giorno anche loro cambiano,

li indovino nel verde più intenso

(vorrei fermarmi, guardarli uno per uno)

e quando ritorno, ogni giorno, nell’altro senso,

li perdo – e allora penso: passano.

Un’altra poesia donata all’Albero della Poesia. Qual è il segreto della poesia? Forse non lo sapremo mai. Io che però leggo tanta poesia, riesco a distinguere il canto da tutto il resto, la semplicità che si eterna in poche parole per diventare strappo di bellezza. Come accade in questi imperituri ineguagliabili versi di Gian Mario Villalta, la cui lettura consiglio ai giovani: ecco la vera scuola di scrittura creativa. Leggete questi versi, rileggeteli, meditateli, imparateli a memoria.

«Qui non è mancata soltanto la luce, qui è scomparso il buio!»

Gian Mario Villalta, poeta, scrittore, saggista, ha pubblicato diversi saggi tra cui: “Il respiro e lo sguardo” (2005) e “La costanza del vocativo. La trilogia di Andrea Zanzotto”(1992); sempre su Zanzotto ha curato “Gli scritti sulla letteratura” (2001) e con Stefano Del Bianco il Meridiano “Le poesie e le prose scelte”(1999). Ha pubblicato con Mondadori due romanzi: “Tuo figlio” (2004) e “Vita della mia vita”(2006). Ha vinto il Premio Viareggio nel 2011 con la raccolta “Vanità della mente” (2011) edito da Mondadori nella collana “Lo Specchio”. Tra le altre opere: L’erba in tasca, Vose de vose – voce di voci; Tuo figlio, Vita della mia vita, Vedere al buio, Padroni a casa nostra. Perché a Nordest siamo tutti antipatici.

Ecco cosa dice Villalta sui giovani: in un’intervista a Lankelot:

Da un lato, riguardo ai giovani, sentiamo parlare solo il peggio: alcool, rave, web, sesso. Non sono elementi maggioritari da un punto di vista statistico. La dimensione più importante, al riguardo, è piuttosto il nostro immaginario, la mole dei desideri che si traducono anche in comunicazione, e la comunicazione ha un peso rilevante: su di essa convergono anche i pochi che non sono direttamente implicati in questi eventi ma che in qualche modo vi riversano il loro immaginario, vi proiettano desideri, emozioni, paure del futuro. Ma chi sono i giovani a Nordest?

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UNA POESIA DI LUCIANO CECCHINEL per l’ALBERO DELLA POESIA


Al pez mael

 

al pez mael

su la còsta del bosc

tel stornir mataran

de la vèrta ‘l se cata

de òlta in tra mèd i vestì

tèndri de le zaresère

 

cusì dret, scur

al par an vècio intabarà

restà  par sbaljo

in tra mèz tante tosatèle

lidiére de recami

de vènt e de parfun

 

fursi ‘l se sènt

tel so èser ancora lu,

an putinòt fòra stajon,

gnanca pi bon de far tremar

ma solche de far rider

cor cévedi de fior

il pino solitario / sul crinale del bosco / nel frastornamento pazzerello / della primavera si trova / improvvisamente in  mezzo ai vestiti / teneri delle piante di ciliegio / così diritto, scuro / sembra un vecchio intabarrato / rimasto per errore / in mezzo a tante bambine / leggere di ricami / di vento e profumo // forse si sente / nel suo ancora essere se stesso / un fantoccio fuori stagione, / neanche più capace di far tremare / ma solo di far ridere / cuori tiepidi di fiori

Ma come si fa a scrivere una poesia così intimamente delicata? Così desolatamente disperata ma così esplosivamente poetica? Non so. Chiediamo scusa a Cecchinel di aver omesso segni importanti che purtroppo nel blog non siamo riusciti a inserire:  il punto sulla z di pez, al primo verso, e sulla z  di mez del quinto verso (z dolce, suono quasi della esse) un segno sulla d di de nel sesto verso, il puntino sulla z di zaresere al quinto verso, l’accento circonflesso sulla s di zaresere, (che quindi si legge sg) il puntino sulla z di mez al decimo verso , l’accento circonflesso sulla s di tosatele, il segno sulla d di lidiere al verso successivo, sulla di di de nello stesso verso, e sul de del verso successivo, e sulle d di de e rider al peultimo verso, di cevedi e di de all’ultimo verso.  

Luciano Cecchinel (Revine Lago, 1947), ha pubblicato  Al tràgol jért (1988), a cui sono seguite Senċ (1990) e Sanjut de stran (all’interno di In forma di parole, 1998). Una riedizione riveduta e ampliata de Al tràgol jért è stata pubblicata nel 1999 dall’editore Scheiwiller con postfazione di Andrea Zanzotto. Del 1997 la plaquette Testamenti, con un disegno di Vittorio Schweiger. Ha pubblicato anche opere parzialmente o totalmente in lingua italiana: le raccolte Lungo la traccia (2005) e Perché ancora / Pourquoi encore (2005) con traduzione di Martin Rueff e note dello stesso Rueff e di Claude Mouchard e Le voci di Bardiaga(2008).

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UN’OPERA POSTUMA di GIOCONDO PILLONETTO


Un dono per tutti. Dopo tanto gelo, una promessa, una speranza, una favola, un haiku di delicata, soffusa poesia.

Proponiamo oggi da “Le stagioni felici” tratto da “Penultima fiaba” opera postuma di GIOCONDO PILLONETTO

PRIMAVERA

I fiori del pesco

tingono di rosa

i nevai lontani.  

(1983)

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UNA LIRICA DI ANDREA ZANZOTTO PER L’ALBERO DELLA POESIA


Nel 2002 le edizioni Noubs promossero “La Corriera della Poesia”, iniziativa che portò scrittori e artisti abruzzesi ad incontrare i maggiori poeti viventi di allora, Mario Luzi a Firenze, Andrea Zanzotto a Pieve di Soligo, Tonino Guerra a Pennabilli, i poeti laziali a Roma in un omaggio a Elio Pagliarani con la partecipazione, tra gli altri, di Elio Pecora, Mario Lunetta, Annelisa Alleva, del compianto Elio Fiore e di tanti altri, con due viaggi obbligati, a Ravenna presso la Tomba di Dante e al Vittoriale dannunziano. La partenza simbolica fu dall’Abruzzo e in particolare dal Vecchio Bosco di Ortona dove il poeta e giardiniere Renato Di Deo inaugurò l’Albero della Poesia, una tamerice a cui sono stati appesi fogli di poesie. Ho ritrovato tra le mie carte le liriche di diversi autori veneti di cui ci fece dono Andrea Zanzotto, per l’Albero della Poesia, che proporremo, a partire da oggi nel blog. Domani 26 febbraio i poeti si incontreranno al Vecchio Bosco, per ritrovarsi in un angolo edenico, per la festa dell’Albero della Poesia. 

Quale inquieta agonia

o quale calma pura

il pioppo, il pioppo spia

dubitando, e figura?

ANDREA ZANZOTTO da Quartine del pioppo, in Vocativo, 1957 

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