Non conoscevo l’Irpinia, prima del 23 novembre 1980. Quella che sarebbe diventata la scena delle mie scritture mi era ancora ignota. Pensavo che il dentro, i paesi dell’interno, fossero bui e neri, poveri e freddi. Volevo aria e mare: Napoli, per dirla in una parola. Se penso a quel periodo, penso che le cose che cominciavo a scrivere non avevano una spina dorsale. Erano prove un po’ amebiche, che non si tenevano in piedi. Mancava un luogo, mancavano i nomi dei luoghi, avevo paura a nominare Avellino, avevo paura ad espormi. Ma poi è venuto il terremoto e le cose si sono capovolte.
Lo scenario dei paesi era desolante: rovine, pietre smosse, un patrimonio storico e abitativo andato in frantumi. Non avevo altro che macerie e crolli e paesi fangosi che scendevano a valle. Ed io ero là, in quel fango…
Ebbene si, effettivamente dopo Facebook, Instagram e Tik Tok (solo per citare i più famosi) ecco che ultimamente si fa un gran parlare di Clubhouse, questo nuovo social network basato sulla voce. Il social in sé non è nuovo. A maggio dello scorso anno era già attivo ma contava circa 1500 istritti. A dicembre 2020 […]
Covid-19 e la bicicletta come futuro del trasporto in Europa
Chissà quanti tra bambini e ragazzi si sono ritrovati il giorno di Natale a scartare una nuova fiammante bicicletta sotto l’albero. Scommettiamo che non solo tra i più piccoli le due ruote abbiano spopolato queste festività. Nel 2020 c’è stato un +17% nelle vendite di biciclette rispetto all’anno precedente ed il trend sembra non arrestarsi.
La bicicletta, come una fenice, continua a rinascere dopo ogni grande crisi diventando il simbolo della nuova realtà. Lo è stato dopo il secondo conflitto mondiale, dove le due ruote hanno permesso ad un paese in ginocchio di riiniziare a muoversi. Lo è stato nei paesi del centro Europa, come l’Olanda, dove dopo la crisi petrolifera degli anni ‘70 la bicicletta è diventata il mezzo di trasporto preferito nelle città. Lo è infine oggi con la bicicletta che diventa uno dei pochi mezzi di trasporto ad incarnare gli ideali di sostenibilità e attenzione al futuro che la pandemia ci ha lasciato. Chissà per quanto tempo ancora questo semplice mezzo ci accompagnerà nelle nostre uscite quotidiane.
Ma quale sarà il futuro delle due ruote?
Il rilancio della bicicletta nell’era post covid è un fenomeno che non riguarda solo la penisola ma tutto il vecchio continente. Dalla Francia alla Germania, passando per UK e Spagna la bicicletta è sempre più al centro delle politiche dei governi europei specialmente nel rispetto degli obiettivi di sviluppo sostenibile.
Anna Hidalgo, sindaca di Parigi, è l’esempio virtuoso d’oltralpe. Negli ultimi due anni la prima cittadina di Parigi ha puntato fortemente sulla mobilità dolce aprendo decine di chilometri di “percorsi coronavirus”, escludendo alle auto tra le altre anche la prestigiosa Rue de Rivoli. La Francia si conferma la più virtuosa negli investimenti del Recovery Plan dei quali più del 50% è investito sulla sostenibilità. Al secondo posto troviamo la Spagna con il 41%, poi Germania (39%) e infine l’Italia che investirà il 31% dei fondi nella transizione ecologica.
Poco al di fuori dell’Unione troviamo invece Londra che tenta di decuplicare gli spostamenti in mobilità dolce. Lo stesso Boris Johnson ha recentemente affermato «…questo è un buon momento per mettere la Gran Bretagna sulle due ruote», destinando circa 2 miliardi a pedoni e ciclisti del Regno Unito. Questa visione è condivisa anche con il primo cittadino di Londra Sadiq Khan che negli ultimi anni ha bloccato l’accesso al centro della City alle auto, non senza dissenso tra gli automobilisti londinesi.
La bicicletta e la città dei 15 minuti
Dopo la Pandemia, l’obiettivo delle grandi metropoli Internazionali è quello di ripensare la loro struttura verso una realtà più a misura d’uomo. Infatti, grazie alla comparsa della mobilità elettrica, sempre più cittadini di tutte le età iniziano a strizzare l’occhio verso modalità più sostenibili per i propri spostamenti.
Iniziano ad emergere in questo senso modelli virtuosi come quello di Barcellona che nell’ultimo decennio ha saputo trasformare completamente la propria viabilità diventando una delle prime metropoli ad assomigliare all’idea di “città del quarto d’ora”.
Questa filosofia prevede una trasformazione radicale del contesto urbano dove i quartieri di una metropoli riescono a fornire agli abitanti tutti i servizi necessari come: scuole, negozi, ristoranti e servizi raggiungibili a piedi o in bicicletta.
La situazione italiana della mobilità sostenibile
Un forte segnale nella penisola è stato dato dal governo italiano che ha appena stanziato 600 milioni di euro per piste ciclabili e ciclovie su tutto il territorio, ma ancora c’è tanto lavoro da fare. Infatti a mancare sono spesso le infrastrutture, specialmente nel meridione, che non permettono spostamenti sicuri per chi non utilizza l’automobile.
Troviamo ancora in alto mare città molte città del centro sud, prime su tutte Roma e Napoli, in cui la mobilità dolce stenta a svilupparsi per colpa sia delle grandi distanze ma anche per la mancanza di ciclabili e vie pedonali che difficilmente si sposano con il contesto urbano di queste città.
La città ad oggi più attiva nel Belpaese per sviluppo della mobilità dolce è sicuramente Milano dove ci sarebbe un progetto, grazie anche ai fondi del PNRR, per la costruzione di ulteriori 750 km di piste ciclabili tra Milano e hinterland.
Il primo posto per spostamenti sostenibili va sicuramente all’Emilia Romagna con Ferrara, soprannominata “la città delle biciclette” che vede più del 30% della popolazione muoversi sulle due ruote e Bologna che punta ai 1000 km di ciclabili entro il 2030.
Bros’ Cafè è il libro di Rolando D’Alonzo edito da Europa Edizioni. L’autore ha scelto di ambientare il romanzo tra l’epoca contemporanea e il periodo della Seconda Guerra Mondiale, per dar vita a due storie parallele che confluiscono in una sola. Il protagonista a viaggiare con la mente tra passato e presente, tra la sua vita per come la conosce e una vita che salta fuori all’improvviso e gli è stata nascosta, oscurata, negata. Oggi lui si mette sulle tracce di un segreto di famiglia suscettibile di cambiargli la vita.
Noi di Europa Edizioni abbiamo intervistato l’autore del libro per scoprire dettagli e curiosità su di lui e sulla genesi della sua opera.
Riportiamo di seguito l’intervista a Rolando D’Alonzo sul romanzo Bros’ Cafè.
Lei è una persona con numerose passioni. Quando e come è nata quella per la scrittura?
Dopo la scoperta del piacere della lettura, nell’adolescenza…
In questo tramonto che infiamma le strade come navate disadorne lungo numerose colonne di case e trasforma gli alberi in candelabri spenti in incensieri vuoti e senza profumo altro non vedo nel palazzo di fronte che la ruggine delle serrande abbassate nei muri fori color vinaccia e parapetti di cemento nudo, due ciminiere fredde da anni come dita scarne a segnare un destino contro il rosso profondo del cielo. Nessun rumore. Solo il lieve fruscio di un’auto a luci spente – un venditore ambulante che non ha più voce per vantare la merce -. Dietro le serrande si celano come animali solitari uomini e donne tra le pareti colorate ciascuno nella loro gabbia. In mostra sui mobili trofei di gioie nei sorrisi di volti che danno vita a giorni di sole e fiori per un amore eterno. Noia tristezza d’una libertà smarrita nell’ultimo abbraccio del compagno