Archivi categoria: Poesia

Trying to Pray, James Wright – Una lettura, di Federica D’Amato


Un focus sul poeta americano Charles Wright (1935 ), di Federica D’Amato, che si sta occupando della traduzione di alcune sue poesie.

Il brano è tratto dal n°38 di Nuovi Argomenti, “Demoni”, Aprile-Giugno 2007; la traduzione è di Damiano Abeni.

 

 

“I touch leaves”, leggendo Wright

di Federica D’Amato

 

Provando a pregare, di James Wright

Stavolta mi sono lasciato il corpo alle spalle, e piange

tra le sue spine scure.

Eppure,

c’è del buono a questo mondo.

Si fa sera.

E’ il buio buono

delle mani di donne che toccano forme di pane.

L’anima di un albero comincia a muoversi.

Sioro foglie.

Chiudo gli occhi, penso all’acqua.

 

 

Definirei questa poesia di Charles Wright magistrale nella sua bellezza.

Vi è un continuo moto ascensionale e discensionale dalla carne all’essere – e viceversa; tale movimento, che è sublimante la parola, informa l’ontogenesi delle immagini. Ecco, proprio le immagini, virtù della poesia, riposo della parola dopo tanto sforzo per trovarsi silenziosa, “sul modello del silenzio”, diceva Celan: Wright fa vaporare le immagini, esse risultano perfettamente aderenti all’intentio del dettato: pregare, dunque, parlare per effigi, opali, segni residuali.

“Stavolta mi sono lasciato il corpo alle spalle”: corpo e preghiera così si separano, subentra l’attenzione al vuoto, la preghiera dell’anima che avverte, nonostante il peso occidentale (quello “still”, quell’ “eppure”), il buono di questo mondo. Nella direzione della rarefazione che troviamo in questa, come in altre poesie della raccolta The branch will not break (Il ramo non si spezzerà, 1963), azzardiamo uno sguardo su Wright come illuminato epigone di George Trakl. A riguardo, l’oggetto metafisico per eccellenza di Trakl, il buio, ritorna nella nostra poesia proprio nel punto in cui essa scavalca il fenomeno, il corpo dimentica quel piangere e nel “buio buono” ritorna l’esperienza, l’erotismo nei confronti di ciò che è sostanza, “mani di donne che toccano forme di pane”.

Dopo tutto si rivela: le immagini ci sono, abitano il luogo della poesia: “sfioro foglie”.

Dopo il buio si fa totale perché “chiudo gli occhi, penso all’acqua”, subentro nella condizione del vedere.

Penso all’acqua, all’essere. Penso a niente.

 

 

 

Trying to Pray, James Wright

This time, I have left my body behind me, crying

In its dark.

Still,

There are good thing in this world.

It is dusk.

It is the good darkness

Of women’s hands that touch loaves.

The spirit of a tree begins to move.

I touch leaves.

I close my eyes, and think of water.

 

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Il “Non-detto” di Mariangela Gualtieri


Il “Non-detto” di Mariangela Gualtieri, breve lettura di Federica D’Amato

“Se è il carattere tautologico del linguaggio a dannarci, allora la voce ci salva. La voce è zitta, prima, dopo emerge dalle acque del silenzio e vi cammina, sospesa, sul linguaggio incede senza lasciare traccia. Ci cura la voce, illude una presenza di carne, e invece è solo sbaglio della materia, svista del divino che a noi la donò per consolarci della notte con bestie affamate. Eppure la voce è fatto di nominazione, questo accorto miracolo di cellule e arie e calore che ha detto la storia dell’uomo, l’ha guidata passando. Voce che è nata per dire un solo nome, l’uno impronunciabile “mai chiamato”, linguaggio che nasci per amore e bestemmia, silenzio che rispondi all’evento.

fd”

 

Nome che stai al centro,

il tuo suono ciocca e s’imperla di voci

ma nessuna ti tiene, nessuna ti osa in

suono, in lettera e cifra. Nelle tue solitudini

di mai chiamato. Come tutto è assai strano.

A me sembra. Assai strano.

Ti piantòno, ti indago, mi avvicino in

millimetri. Ti ho nella voce

senza che esca in suono.

Mariangela Gualtieri, tratto da Nei Leoni e nei Lupi


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Ciò che resta della città de L’Aquila nelle parole di Anna Ventura


C’è un libro in cui L’Aquila vive ancora, teneramente: La Città, di Anna Ventura, èdito dalle Edizioni Noubs nel 2007.

Ve ne offriamo un momento…

Tutti saremo interrogati

Forse non è una colpa

essere nati in un paese in cui

l’inverno è lungo, la primavera

ha spallette di glicini

su muri screpolati. L’orgoglio

e il pregiudizio consigliano di dire

che non è amore, è solo

un capriccio della fantasia,

un’emozione incontrollata. Eppure

è dolore questa cosa che sta nascosta

dietro i grappoli viola,

dietro il fogliame verde

che sfonda il grigio delle pietre.

Questo per San Giovanni della Croce,

perché – dice lui –

tutti saremo interrogati sull’amore.

Anna Ventura

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“A UNA FORMA SORELLA”, di Giovanna Bemporad


Federica D’Amato consiglia “A una forma sorella”, di Giovanna Bemporad, tratto da Esercizi vecchi&nuovi, Luca Sossella editore, 2011. Con una breve nota di lettura.

 “Bisogna commuoversi continuamente. Senza che una scomposizione disgrazi la deità che la commozione chiude, dentro di noi, quel quieto riposare il sentimento del mondo. Composti almeno fino a quando non giunge lei, la forma sorella, il miracolo del sangue doppiato in un sembiante che muove dalle nostre stesse date. O da lei, la metafora che ci aiuta ancora a vivere nei radi momenti perfetti in cui nemmeno il sangue eguaglia la vera presenza d’una poesia.

 fd”

A una forma sorella (da una stampa cinese)

Non si svela il  mio astro che alle risa

dei tuoi occhi, azalea, forma sorella

splendente come giada, che ti specchi

nel ruscello di seta e il piede esiguo

come conchiglia d’ostrica vi immergi.

La gioia m’incorona, o il mio pensiero

sopra il filo translucido dei sogni

si distende e s’allevia come un cirro

se coi draghi di bronzo e i liocorni

dei tuoi capelli scherzo un po’ sdegnosa?

Strofina il fianco contro la tua spalla

la mia sete d’amore: grande bestia

che si allunga sul tuo collo e accarezza

la tua guancia con cadenza di sonno

con la marea della notte negli occhi.

Giovanna Bemporad

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Federica D’Amato ospite di Barbara Alberti su Radio24


Federica D’Amato è stata intervistata da Barbara Alberti nel programma “La guardiana del faro” in onda l’8 aprile alle 9 su Radio 24. Il discorso è stato centrato sul testo lulliano IL LIBRO DELL’AMICO E DELL’AMATO, pubblicato dalle Edizioni NOUBS. “La guardiana del faro” a nostro avviso è la migliore trasmissione culturale in onda sulle radio nazionali, ascoltatela per credere!

QUI potete leggere l’intervista sul sito di Radio24.

Prossimamente forniremo il link per ascoltare la bellissima intervista.

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POESIE A COMITO’ DI FEDERICA D’AMATO, NOUBS EDIZIONI 2012, POESIA


POESIE A COMITO’ DI FEDERICA D’AMATO

NOUBS EDIZIONI, CHIETI 2012

80 pp, 10€, collana Babele

 

C’è tutto il segno della gioventù nella poesia della D’Amato, ma di quale gioventù: quella eroica, fiera di sé, che, a testa alta guarda in faccia senz’alcun timore o pudore l’ombra e la luce accecanti della vita, per cui c’è sempre bisogno di morire o di vivere pagando con il denaro della bellezza ogni gesto, ogni pensiero, ogni espressa volontà tesa a superare i limiti di se stessa: verso il sacro, verso il mito, verso l’amore o il grido che valgano da soli la ragione di esserci (Massimo Pamio)

Federica D’Amato, giovane umanista, si occupa di letteratura medioevale, di critica letteraria e scrive poesia. Per le Edizioni Noubs ha curato nel 2011 il Libro dell’amico e dell’amato di Ramon Llull, un raro gioiello di poesia filosofica nascosto nei meandri del Medioevo. Federica D’Amato ne ha proposto la traduzione aggiornata sulla versione critica di Albert Soler, ancora inedita in Italia. Poesie a Comitò è la sua seconda prova poetica.

 

 

 

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NODI DI ANDREA MARCHESI, NOUBS EDIZIONI 2012, POESIA


Quando ho avuto il manoscritto di Andrea tra le mani, fin dai primi versi mi è apparso il Poeta, un giovane che aveva piena coscienza del suo operare, e ho capito che mi stavo imbattendo in un grande esordio, nella epifania di un nuovo piccolo Montale o Sereni che si inoltrava a compiere i primi passi nella storia della poesia italiana. (Massimo Pamio)

 “Spallidisce il ramo parco di foglie che si staglia

contro il nuvolo rancido schiaffo di pioggia

e la paura trabocca, la paura d’essere io radice

dissotterrata e restituita ammansita alla vita,

d’essere servitore di una mattanza colorita,

come La di corde indurite, vibrante d’immobilità.

Cannibale come questo colle di case schiette

e urlanti d’attesa le sue finestre, verso sera.

 

Tutto il perfetto scroscia nell’arroventarsi del cielo

nel giorno che si sbuccia e brucia solo e torna

con il suo conto limpido d’albe ammaestrate, liquide.”

Questo libro ha vinto la sezione per l’Opera prima di poesia intitolata alla memoria di Marina Celiani de Lollis, nell’ambito del Premio Internazionale Cesare de Lollis, sezione istituita per ricordare la figura di Marina Celiani de Lollis, nata a Roma, dove è morta tragicamente nel 2011. Diplomatasi all’Accademia di Arte Drammatica, aveva recitato in teatro con numerose compagnie e registi di grande spessore tra i quali Maurizio Scaparro. Si è ritirata dalle scene dopo aver sposato il chirurgo romano Ottavio de Lollis, discendente diretto di Cesare. Marina nutriva un amore particolare per la scrittura poetica, passione di cui restano numerose tracce in composizioni intense, pervase da un grande trasporto dell’animo.

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MASSIMO PAMIO NOMINATO DIRETTORE ARTISTICO DEL MUSEO DELLE LETTERE D’AMORE DI TORREVECCHIA TEATINA


Il 21 Marzo 2012, augurio di Primavera, il nostro direttore editoriale, Cav. Massimo Pamio è stato nominato, con delibera della Giunta Comunale del Comune Torrevecchia Teatina, DIRETTORE ARTISTICO DEL PRIMO E UNICO AL MONDO MUSEO CIVICO DELLE LETTERE D’AMORE. Ringraziando tutti coloro che hanno contribuito a questo importante risultato, annunceremo presto il giorno in cui si terrà la cerimonia ufficiale di nomina. Lo staff della Noubs Edizioni.

MASSIMO PAMIO

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PUBBLICATA LA GIOVANE POESIA ITALIANA: MARCHESI&D’AMATO CON IL CONTRIBUTO DEL FOTOGRAFO BRUNO IMBASTARO


Un editore, qualsiasi editore, prova sempre un moto di stupore misto a commozione nel vedere realizzati i propri progetti editoriali: ieri sono arrivati Poesie a Comitò di Federica D’Amato e Nodi di Andrea Marchesi con le copertine metafisiche del grande fotografo Bruno Imbastaro. La passione per il nostro mestiere è ciò che abbiamo di più caro.

 

 

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Mario Luzi, Poesie scelte, Noubs Edizioni, una lettura di Federica D’Amato


C’è un piccolo libro azzurro, fermo alle porte della notte per aprirne meglio le promesse. Un libro di poesie che fa parte della prestigiosa collana Acumina, il collettore del mondo, delle Edizioni Noubs: 1200 copie numerate e poi basta, poi il buio, ma attraverso una rincorsa di “aculei luminosi”. Lo hanno raccolto insieme Mario Luzi e Massimo Pamio nel ’95, un’essenziale summa della ricerca poetica luziana nella quale vibra tematica, dominante la ricerca dell’origine. Perché è forse questo andare incontro alla nostre date, ai giochi, alle strade, i fili d’erba,”la prima opaca stella”, la vittoria, “la bianca verità indolente”, l’entrata nel dolore dell’infanzia – forse questo preparare l’incontro con l’infanzia, ovvero l’enigma, l’anima che ci ha preceduti, è la poesia. O altro? O quel “dove non eri quanta pace?”: assenza, abbandono, barbarie del vuoto che viviamo: un novenario che ti spalanca le porte della notte e tu inizi a correre indietro, verso di te, verso il “volto / che riluceva nel buio delle fonti” e un dio ti parla, è lui, sei tu, siamo noi che restiamo svegli in una poesia ad aspettarci. A riconoscerci.

Federica D’Amato

Dove non eri quanta pace: il cielo
fra gli alberi estuosi raccoglieva
la bianca offerta delle strade, un volto
riluceva nel buio delle fonti,
la midolla di miele
temperava l’angoscia dei passanti
e la beltà brillava,
spariva suddivisa tra le vie
lampanti nel silenzio ventilato.
Né memoria, né immagine, né sogno.
Il volto dell’assente era una spera
specchiata dalla prima opaca stella
e neppure eri in lei, eri caduta

fuori dell’esistenza;
il candore affliggeva i crocevia
e non era la sera,
era la bianca verità indolente
in fondo al mio tumulto, impercepita.

Mario Luzi, Da Quaderno gotico, poi da Poesie scelte, Mario Luzi, a cura di Massimo Pamio, Noubs, Chieti, 1995

 

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“Marzo”, poesia inedita di Federica D’Amato


Poesia inedita di Federica D’Amato per il blog delle Edizioni Noubs.

Continuate a seguirci! Altri inediti, in poesia e prosa, per voi…

Buona lettura

 

Marzo

E’ l’animale a sentire la corsa vegetale del cielo

se io quando cammino sospendo la strada

a furia di mangiarne la lunga gioia dell’arrivo

se io non so finire di aspettare lo scoppio

diluito in equatore di queste vampe anticipate

di sole sul verso estatico di Marzo

se io appartengo alla schiera dei poveri

e dei cantori a giornata troppo corta

molto rosa per una gola incendiata

se io questa bellezza non so dirla

che postuma ma mitragliata dentro

la budella animella mia piccola bambina.

 

Federica D’Amato

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Inedito del poeta ANDREA MARCHESI


 ANDREA MARCHESI (1983), poeta, Premio De Lollis 2011, sta per pubblicare una silloge di poesie con la Noubs Edizioni.

Vi proponiamo una sua poesia inedita… Buona lettura!

 

Il verso del commiato

di Andrea Marchesi

 

L’ho vista ben viva la tua upupa Ben nato

ed è come se si fosse squarciata quella copertina

della Mondadori che dorme sgualcita sul mio comodino.

 

Ho inteso l’essenza che taglia il velo e fa passare il vero

silenzioso, investendo le idee appese tra le parentesi di un pensiero.

Ed era lì l’upupa a spulciare gli anfratti, in un cimitero

Certosino e fuori dal tempo di nessuno, dell’ascolto.

Calci, Certosa di Pisa che poteva essere un buco rilevato

nel tempo , un afflosciarsi scappato dalla legatura del vento

o l’accordo perso di un levare dimenticato dalla partitura

nell’esecuzione di questa stretta all’ultimo scarto d’eterno.

 

Ora, perché l’ora incombe sempre sulla dentatura dell’accadente

e sulle nostre di stanze, siamo limini sulla paura

ammobiliati per il rischio di casti acciottolamenti privati

senza aprire le finestre all’arsura e all’usura del rischio

perfetto di un nostro d’insieme senz’ali, troppo umano di socialità.

Spigoliamo sui morti spostando lettere agli epitaffi

eppure io l’ho vista la tua upupa e sono qui a raccontare la cresta

bella della sua scienza primitiva, bianca e nera senza mescolamenti

e ben dritta come le certezze di chi le ha appena imparate.

Bisognerebbe muoversi dei passi che non si sanno

perché la salvezza non me l’hanno insegnata impacchettata.

 

Ben nato, ti prometto che sarò ben salvo dai giri consueti

e bagnerò le piume con l’inchiostro dei rami più alti

le vette no, sono esposte alla noia ridondante dei venti

meglio le occhiaie dei nostri nodi secchi, degli ossi e degli scherni

sempre perfettibili come i rottami della nostra usata precarietà.

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DUE POESIE INEDITE DI LUIGI FONTANELLA


Oggi vi facciamo dono di due inediti di Luigi Fontanella, poeta, professore universitario, scrittore, critico letterario sospeso tra i due mondi: Firenze e gli USA.

Buona lettura…

Ricordo di un ricordo

Ora mi ricordo di un treno
questo treno
che allora come ora mi porta(va)
da PJ alla Penn
                          a ritroso
campi e figure d’affezione
tipologia intatta e defigurata
a ritroso…  sembra
improvvisamente tutto lo stesso
come una volta come una volta
sbocciano cuori e sguardi selvaggi
per un rovesciato a venire

Ricordo di un ricordo
in questo treno trabiccolo
che sbirindella di nuovo
la mia verde senilità
la mia umile vigile scorza…
tristizia di volti
muti attorno a me
oggi è domani
fatto della stessa luce di ieri
un altro giorno di non molto tempo fa
oggi uguale a ieri uguale a domani.

Port Jefferson – New York City, 16 marzo 2010

 

 

Macerie del disastro
                      via Tommaso Landolfi

Innalzano fiori in segno di resa
e adesso escono alla spicciolata
uomini pallidi ed eleganti
dopo un’intera notte persa al gioco
nudi e purificati
alla primissima luce dell’alba.
Riconosco tra loro il mio Dissipatore
spogliato d’ogni bene
dopo aver sedato la sua frenesia.

In altre stanze io cercavo la mia amata
fra i resti della festa. Accanto a me
una lady sconosciuta e un po’ lasciva…)

Eccomi infine in una sala semioscura
sopra un letto eccessivo
corpi disfatti di donne
la mia sposa bambina placida addormentata.

Tanti ora i vestiti smessi
da sistemare in serie
allineati uno per uno
in bella mostra mentre
passanti attoniti riflessi alla vetrina
appaiono e scompaiono.
S’inchina un manichino
di fronte alle macerie.

(Mount Sinai, 21-28 agosto 2011)

LUIGI FONTANELLA divide il suo tempo tra Firenze e Long Island (New York).  Ordinario di Lingua e Letteratura Italiana presso l’università statale di N.Y., ha pubblicato 12 libri di poesia, 9 di critica e 3 di narrativa.  Fra i titoli più recenti:  I racconti di Murano di Italo Svevo (Empiria, 2004); Pasolini rilegge Pasolini (Archinto-Rizzoli, 2005, tradotto in varie lingue); L’azzurra memoria. Poesie 1970—2005 (Moretti & Vitali, 2007, Premio Città di Marineo, Premio Laurentum); Oblivion (Archinto, 2008); Controfigura (romanzo, Marsilio Ed. 2009); L’angelo della neve, Poesie di viaggio (Mondadori, Almanacco dello Specchio, 2010); Bertgang (Moretti & Vitali, 2012).  Dirige la rivista internazionale “Gradiva” e presiede la IPA (Italian Poetry in America).
Luigi.Fontanella@stonybrook.edu

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INEDITI DEL POETA NAPOLETANO ANTONIO SPAGNUOLO


Per i nostri lettori alcune poesie inedite del poeta napoletano ANTONIO SPAGNUOLO (1931).

Buona lettura!

ANTONIO SPAGNUOLO

Spazi

 Ho rincorso le veglie per non impazzire

tra le stanze e gli spazi che vuotano il tempo,

in questo scorrere di giorni,

e l’incontro ancora come un ladro incallito

fra le moine graziose della tua stagione.

Tutti quei segni che fingevano le note

avvolte nella pigrizia,

quello strano connettersi alle mani,

quando il profumo aveva gesti

per aggiungere al sonno il fiducioso

rintocco di campane.

tra gli angoli delle vecchie case

nascoste e sempre ardenti.

Svolgo ancora incertezze

tra le zone del grigio ed il riverbero

delle illusioni, al respiro che cadenza

gli strappi del ricordo, le sbiadite tracce

di lunghi mormorii,

allucinazioni

che sfidavano giorni alla deriva….

Quando ogni magia è svanita

ho conservato per le nuove pretese

le tue labbra a soccorrere finzioni,

a disvelare gli improvvisi ritrovi dell’amore,

con le fertili zolle e il luccichio

di sicuri ritorni, quasi incandescenti.

 

Richiami

Torno ai richiami della tua custodia

in curve di magnolie, nello scirocco indeciso,

e il movimento è un tonfo di carotidi incrinate,

di isterie e di rimandi.

Sovraccarico d’anni fingo certezze

tra le ombre

per dragare le note di un sospetto:

imbrattavo le notti, mentre la sera spezza i tendini

per l’impazienza della monotonia.

Continua a leggere

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Volere bene al mondo… Leggendo Wisława Szymborska


La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,

perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla di vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.


Wisława Szymborska

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