QUASCE NA STORIA di PIETRO CIVITAREALE


La delicatezza del tocco e il sapiente uso del ritmo in Quasce na storia (Menabò, Ortona, 2022) sono alcuni degli elementi che rendono preziosa una scrittura che lascia spiccare la lingua del parlato, la voce dell’infanzia, il dialetto abruzzese nella sua vera autentica dinamica espressiva configurata all’interno della commedia quotidiana, della conversazione, della frugalità contadina, della dolcezza e dello struggimento contenute nell’innamoramento, nell’incantamento di fronte alle vicende naturali. Sono le voci del passato che tornano a redimerci dal sonno d’una quotidianità povera di sentimenti per donarci composizioni sublimi di un poeta semplice ed elegiaco, abituato ad una ferrea disciplina, quella della resistenza poetica al mondo.  

La raccolta mette insieme gli inediti scritti dal Civitareale dal 1955 al 2021. (Massimo Pamio)

Ecco un assaggio tratto dalla raccolta di Pietro Civitareale:

da Serenatellle (1971-1984)

V

Mò pe’ l pine, mò pe’ la muntagne,

j’améure méjje sempre sìule dorme.

Tu sci lu palumbucce de la vigne,

j’ so’ la vularelle de la forme.

Addjie, addjie, i n’autra vote addjje.

La luntananza taije, la pena maije.

(Ora per la pianura, ora per la montagna/ l’amore mio sempre solo dorme./ Tu sei il colombaccio della vigna/ io sono la libellula del ruscello./  Addio, addio, e un’altra volta addio./ La lontananza tua, la mia pena.)

GIUSEPPE CINA’ – L’ARBULU NOSTRU


Un profumo intenso, l’accecamento del sole, il flagello del vento, sotto un ideale albero d’ulivo, pagine d’ulivo intarsiato, parole d’ulivo, e tutto ruota attorno, e nulla riposa, nel cammino naturale del mondo, a cavallo del tempo. Sono le suggestioni che mi hanno donato le poesie di “L’arbulu nostru” poesie di Giuseppe Cinà (La Vita felice, pp. 138, pref. di Velio Abati, 14 euro), che recano il ruvido, scabro, essenziale sguardo delle maschere di Antonello e di Vincenzo Consolo; una natura sopravvissuta agli Dei nella crudeltà e nel bisogno carnefice di vivere.

(Massimo Pamio)

Poesie di Giuseppe Cinà da L’arbulu nostru

La cugghiuta e lu pittirrussu

Spunta

anticchia arrassu

poi satarìa

cantu cantu l’alivara

si ferma, a finta d’abbiccari

nni squatra mpittatu e accortu

cerca cumpagnia

cuddìa

e cu lu pizzu s’azzizza li pinni

namentri ca cripitìanu cutuliati

li virdi gemmi maculati d’autunnu.

Poi va, torna

e vulannu si mprofuma

cu sti iurnati frischi

di San Martinu

ma periculusamenti s’abbicina

mmenzu a la riti già aisata di lu viddanu

c’havi ancora sangu cacciaturi.

La raccolta e il pettirosso

Arriva/ un poco discosto/ poi saltella/ al limitare dell’olivo/ si ferma, finta di beccare qualcosa/ ci studia impettito e vigilante/ cerca compagnia/ rigira il collo/ e col becco s’accomoda le penne/ mentre crepitano bacchiate/ le verdi gemme macchiate d’autunno.// Poi va, torna/ e nel volo s’improfuma/ di queste fresche giornate/ di San Martino/ ma pericolosamente s’addentra/ nella rete già sollevata dal contadino/ che ha ancora sangue cacciatore.//

Cu amurusanza

Quannu cogghi l’alivi

un spugghiari l’àrbuli completamenti

pigghia sulu chiddu giustu.

Quannu la natura arma li so cunviti

li mmitati un semu sulu nuatri

idda havi a nutricari a tutti

allura lassa chiddi cchiù àvuti

ca sunnu puru difficili di cògghiri

e si chiovi ti vagni finu a li sciddi,

lassali cu amurusanza

sarannu manciari pi na Proserpina nustrali

e certamenti pi li turdi e lu pipituni.

Napocu finirannu nterra

criscenti pi sparaci e funci di ferla

rigulìzzia di li vurpi.

Con generosità

Quando raccogli le olive/ non spogliare gli alberi del tutto/ prendi solo il giusto.// Quando la natura provvede i suoi banchetti/ gli invitati non siamo solo noi/ lei deve nutrire tutti/ e allora lascia quelle più in alto/ che sono anche difficili da raggiungere/ e se piove ti bagni fino alle ascelle,/ lasciale con benevolenza/ saranno cibo per una Proserpina nostrale/ e di certo per i tordi e l’upupa.// Molte cadranno a terra/ lievito per asparagi e funghi di ferula/ liquirizia delle volpi.//

Tri frati

La granni chianca di unni crìscinu

l’ammustra, sunnu figghi di lu stessu patri

c’anticamenti un fùrmini lu squagghiò

ma campò cu novi razzini sarbaggi.

Un viddanu fici tri nziti

tri novi àrbuli crisceru vicini e forti

ma àvutri fochi distinaru diversi sorti

unu s’abbruciò

un àvutru turnò sarbàggiu

e unu sulu, cuttuttu c’arristò lesu

esti vivu e continua a fari fruttu.

Unu dici “ma chi c’è di fari?”

Sarbari li vivi (nzitari arreri lu sarbàggiu)

e vurricari li morti (tagghiari chiddu abbruciatu)

chistu tocca fari.

Tre fratelli

Il grande ceppo da cui crescono/ lo rivela, sono figli dello stesso padre/ che anticamente fu incenerito da una folgore/ ma sopravvisse con nuovi polloni selvatici.// Un contadino fece tre innesti/ tre nuovi alberi crebbero vicini e forti/ ma altri fuochi decisero diverse sorti/ uno è bruciato/ un altro è tornato selvatico/ e solo uno, benché leso/ vive e continua a dare frutti.// Uno si chiede “ma che possiamo fare?”/ Salvare i vivi (innestare di nuovo il selvatico)/ e seppellire i morti (tagliare quello bruciato)/ questo tocca fare.//

Il palloncino rosso di Massimiliano Damaggio


Via Lepsius

LE-BALLON-ROUGE Fermo immagine dal film “Le ballon rouge” (1956)

Probabilmente anche la felicità, la gioia, il piacere, così come l’infelicità, il dolore, la paura nascono da uno strazio, vale a dire da un processo di smembramento, lacerazione che conducono dal precedente a uno stato nuovo del vivere; nel libro in poesia di Massimiliano Damaggio Io scrivo nella tua lingua (Editrice Zona, Genova 2022 con traduzione a fronte in greco di Giorgia Gina Karvunaki e con una nota critica di Mia Lecomte) lo strazio di un’infanzia determinato dal rapporto con la madre e dalla personalità di quest’ultima innerva i testi in versi – ma non si pensi che si sia innanzi a un ennesimo libro che tematizza il rapporto madre-figlio perché l’arduo azzardo di Damaggio consiste proprio nell’affrontae un tema ripetutamente battuto (anche troppo, a mio avviso) e di convincere (e avvincere) chi legge in virtù di una scrittura controllatissima, cui…

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Sette poesie ed alcuni pensieri di Gesualdo Bufalino


Brezza d'essenza

(Improvviso d’amore)

Losanghe di cieli, cieli di gesso,
vecchio terrore che indosso ogni giorno;
muraglie da cui sempre mi ritorna
questa mia strenua voce d’ossesso;

e libri, voi, paradisi dipinti,
reticolati d’assurdo quaderno,
trionfo e sbarre di carcere eterno,
fughe immobili e nero labirinto:

oh mescetevi, carte, firmamenti,
memorie; fate rissa entro di me,
e inventatemi un nome, un altro viso.

Ora che lei m’ha parlato alla mente,
lei nel suo scialle di sposa di re,
con gli stupori e i corrucci e le risa…

~

(A chi lo sa)

S’io sapessi cantare
come il sole di giugno nel ventre della spiga,
l’obliquo invincibile sole;
s’io sapessi gridare
gridare gridare gridare come il mare
quando s’impenna nel ludibrio d’aquilone;
s’io sapessi, s’io potessi
usurpare il linguaggio della pioggia
che insegna all’erba crudeli dolcezze…
oh allora ogni mattino,
e non con questa roca voce d’uomo,
vorrei dirti che t’amo
e sui…

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PRIMA ROSA DEI FINALISTI ALLA XXII EDIZIONE DEL PREMIO LETTERA D’AMORE


La Giuria della XXII edizione del Premio Lettera d’Amore – composta da Laura D’Angelo, Giulia D’Onofrio, Monica Ferri, Alessandra Nepa, Tania Troiani – ha formulato, dopo aver esaminato i testi partecipanti, una prima rosa di selezionati all’interno della quale verranno nominati i vincitori e assegnati i premi previsti. Questi i nominativi che concorreranno all’assegnazione dei premi:

Acciaccarelli Diego, Aliprandi Mario, Battistutta Federico, Bufarale Vincenzo, Camaioni Assunta, Capone Lilliana, Caravelli Chiara, Carello Francesca, Carnevale Stefania, Cerasa Bruna, Chiusolo Simona, Corsini Marina, Cortesi Daniele, Del Principio Concezio, Di Blasio Maria, Di Cintio Assunta, Di Falco Maria Ausilia, Di Lorenzo Desirée, Di Sano Renata, Escalona Carlos Giovanny Molina, Finocchiaro Giuseppina, Fiorini Franco, Foggetti Maria, Foglietta Mauro, Gasbarri Luisa, Giancarli Anna Maria, Giuliani Annalisa, Gorret Monica, Grossi Remy Annio, Iozzino Luca, Marchegiano Roberta, Milo Angela, Monari Tiziana, Nardi Virginia, Pace Vincenzina, Pellegrini Agnese, Pugno Adriano, Santilli Annalucia, Santucci Franco, Scaramella Anna, Testa Rosa Miranda, Uccellini Eleonora, Valente Angela, Villini Roberta, Zavatta Sonia.

La cerimonia di premiazione si svolgerà lunedì 8 agosto 2022 a partire dalle ore 20.30 presso il Parco dei Giovani San Karol del Palazzo del Marchese Valignani nell’ambito del Festival della Lettera d’Amore, il cui cartellone di eventi spazia quest’anno dal 6 al 10 agosto con iniziative legate al mondo della scuola e delle arti. Negli stessi giorni sarà possibile visitare il Museo della Lettera d’Amore e il Museo dell’abito tradizionale nello stesso Palazzo Valignani.

L’elenco dei nominativi verrà pubblicato entro il 9 luglio 2022 sul sito www.museoletteradamore.it

Per informazioni:

Maria Cristina Esposito

Associazione Licita Scientia

via T. Di Petta, 7 – 66100 Chieti

info: 347-0194621

RITORNO ALLA DEA – di Gabriella Galzio


Ritorno alla Dea di Gabriella Galzio, Agorà & Co., Sarzana-Lugano, 2022.

Nota di lettura di Massimo Pamio

Ritorno alla Dea di Gabriella Galzio è un’opera unica e originalissima, che infonde un piacere immenso nel lettore. Si tratta di un breve saggio sul matriarcato, di cui traccia le linee problematiche dalle quali, nelle pagine finali, si traggono conclusioni sorprendenti presentate con autorevole piglio argomentativo e sufficienti prove. Quel che però colpisce e anzi rende memorabile il discorso, risiede nella pacatezza, nella garbatezza dell’esposizione; oserei definire il libro Ritorno alla Dea opera “gentile”, perché l’autrice non afferma, non enuncia verità, bensì sembra curarsi affettuosamente del lettore a cui offre le migliori premure, porgendogli con leggiadria tesi sostenute mediante la formulazione di intime espressioni dotate di un’alata armonia.

Insomma, il testo è quanto di più incantevole si possa supporre.

Distillato di essenze profumate, di frasi primaverili, la pagina teorica della Galzio offre la essenza del pensiero più delicato, alla luce di quella voce primordiale del femminile di cui la saggista e poetessa lombarda si fa ultima testimone e nuova e autentica interprete, sull’onda degli studi di Heide Göttner-Abendroth.

Gabriella Galzio, poeta, saggista, traduttrice, ideatrice e animatrice di eventi culturali, è nata a Roma, il 31 ottobre 1956. Vive tra l’Oltrepo pavese e Milano, dove ha fondato l’Associazione Culturale Studio d’Autore.

ALDO BUSI – LE CONSAPEVOLEZZE ULTIME – di Massimo Pamio


ALDO BUSI – LE CONSAPEVOLEZZE ULTIME – di Massimo Pamio

Attendo con ansia l’uscita di Seminario sul postmortem, il romanzo inedito del più grande scrittore italiano, di 800 pagine, che nessun editore vuole pubblicare.

L’ultima opera, Le consapevolezze ultime, risale al 2018.

La grandezza di Aldo Busi è tutta inscritta nella sua originalità di “agnostico della contemporaneità”, di “anticlassico”, caso letterario unico, di “scrittore” (isolato) che rifugge dal romanzo, dal disegno di trame e intrecci. Apparentemente frivolo, egli è interessato precipuamente al rapporto tra lingua e nominabilità, tra nome e cosa; una forte passione ontologica lo conduce a cercare di far emergere, dalla lingua, la Cosa nella sua primordialità, dal che sono portato a pensarlo come un maître-à-penser, come un esponente di quella corrente agostiniano-calviniano-giansenista che giunge fino agli illuministi francesi e a De Sade, il Marchese che attribuisce al desiderio la sua arcaica violenza di Nome della Cosa: similmente, Busi pronunciando la violenza della Cosa mira a svelare l’originaria violenza istituita nel Nome, fondando una sua particolare ontologia.

I libri di Busi consistono in lunghi monologhi filosofici in cui vengono a priori fatti coincidere nome e cosa: non esiste un’alternativa possibile, le sue pagine sono claustrali, sono stanze chiuse dalle quali non si può uscire, perché enunciano una verità apodittica a cui o ci si adegua o si rinuncia.

La trama è dunque quella di una oppressione monologante esercitata sul lettore, soffocato pian piano, fino allo strangolamento, al fine di compiere l’orrore metafisico a cui si presta di dare nome Busi: non solo la Cosa è la violenza originaria costituita dal Nome, ma nel Nome è nascosto l’inganno metafisico, la distanza che il Dio del bene ha stabilito, lasciando al Negativo, al male di Dire, di coincidere con l’uomo.

Moralista petulante più che pedante, riottoso, inflessibile, perfino paludato, altrimenti neghittoso e stucchevole, Busi scrive sul filo di un autocompiacimento cinico e amaro, usando la ferocia della parola contro l’efferata e stupida tecnologia mercantilistica umana; teatrale, impenitente narciso, egli scrive in punta di penna, modella le pagine coreograficamente, secondo i modi e i tempi della danza: sono Io la trama dei miei libri, enuncia polemicamente, in realtà si tratta di un io diventato puro nome, puro esercizio di fatti e misfatti, metonimia di un approccio al mondo per il tramite di un diario-confessione volto a definire un’autobiografia completa e cosificata che vuole nominare il mondo come orribile sequestro dei corpi creaturali e loro prigionia. Rispetto alle precedenti opere, ne Le consapevolezze ultime il sarcasmo non s’impone: d’altronde non c’è più niente da corrodere, la società umana ha provveduto a tutto, basta solo premere il pulsante dell’autodistruzione, già bell’e pronto, dunque non occorre attendere la detonazione, è già accaduto, e noi siamo postumani che riflettono sulla fase successiva alla scomparsa dell’animale uomo. Se dunque Busi si leggeva per le analisi della psiche sociale, ora interessano i suoi aforismi postpascaliani.

I libri del genio di Montichiari sono grida soffocate nel silenzio del nome del dolore, sono lunghi e accorati pianti a singhiozzo che non a tutti è dato di percepire, per l’inflessibilità, per il rigore manicheo del suo antimanicheismo che non concede spazio alla commozione, ma lascia appena trapelare il rimpianto per l’inutile spreco di una specie mancata, che poteva essere migliore ma purtroppo non si è rivelata all’altezza della Vita, del meraviglioso progetto che forse casualmente la natura aveva ad essa riservato; di quando in quando Busi registra una scintilla di purezza in qualche creatura, un misto di. innocenza e di tenerezza che tende subito a svilire, allontanando da sé la tentazione di sentirsi parte del consesso sociale, il vero Golem.

Se Pasolini ed Eco si sono lambiccati il cervello per individuare le ragioni dei mali sociali, Busi si limita a registrarne gli effetti: la puzza, il disgusto, l’enorme blocco di rifiuti che ci sta sommergendo: “Altro che pulvis! Plastica eri, plastica tornerai” (Le consapevolezze ultime, p. 118); egli non cerca giustificazioni sociali, economiche, filosofiche, si limita a descrivere comportamenti immorali in modo realistico, tramite le confessioni di alcuni protagonisti di provincia, facendoci immedesimare in loro: noi siamo il fetore maligno del mondo, ebbene sì, anche voi, che leggete questo mio scritto.

Ogni uomo è un’occasione sprecata, è la dimostrazione di una inadeguatezza alla gioia contenuta nella vita, manifestazione di una incapacità a vivere a quattrocentomila anni dalla sua comparsa come homo sapiens.  

In nome dell’asservimento alla terribile macchina del Potere sociale, l’individuo si trasforma in una macchina celibe che dal Mostro deve essere fecondata e protetta, e in cambio di questa falsa sicurezza, rinuncia al piacere, alla gioia, alla libertà. Tutto questo, oltre che a Deleuze e Guattari, non poteva non sfuggire a un insolito viaggiatore del Settecento per caso di passaggio nella società del Novecento e del Duemila, un tale Aldo Busi.

3 GIUGNO – GIORNATA MONDIALE DELLA BICI


Nel 2022, il numero di italiani che usa il bike sharing cresce sempre di più

Il 3 giugno si celebra la Giornata mondiale della bicicletta, istituita dall’Organizzazione delle Nazione Unite nel 2018. Rendere consapevoli i cittadini delle aree urbane sui diversi benefici (a livello individuale e comunitario) derivanti dall’utilizzo della bicicletta come mezzo principale di trasporto è una priorità di tutti gli organi nazionali e non solo. 

Da gennaio a maggio, per esempio, il governo italiano ha cercato di incoraggiare l’utilizzo monopattini e biciclette tramite il bonus mobilità, ossia un voucher fino a 750€. Tuttavia, il gap a livello pro-capite con i paesi del nord Europa è ancora elevato nonostante la forte crescita del settore in Italia: si pensi al fatto che circa il 28% del mercato di accessori e componenti per le biciclette è italiano.  

Da diversi anni ormai, l’ONU incoraggia i cittadini europei ad utilizzare maggiormente mezzi di trasporto non inquinanti come la bicicletta al posto di auto a diesel o benzina per muoversi in città. A livello individuale l’uso della bicicletta comporta diversi benefici: sicuramente molto più economico (soprattutto in questo periodo caratterizzato dal rincaro di gas, energia e petrolio), più salutare per se stessi. Diverse ricerche hanno evidenziato infatti che pedalare è un’ottima soluzione sia per il proprio benessere fisico che mentale e creativo. A livello comunitario, risulta essere un perfetto alleato per contrastare i problemi più comuni nei grandi centri urbani come Roma, Milano o Torino: inquinamento atmosferico, congestione stradale, incidentalità e molti altri.

Per quanto riguarda l’Italia, secondo un report di Legambiente del 2020, il Bel Paese è il paese europeo in cui l’uso della bici è cresciuto più velocemente rispetto agli altri paesi. Questa crescita è stata certamente favorita anche dal Covid-19: molti hanno infatti deciso di abbandonare mezzi pubblici e car sharing per paura del virus, preferendo quindi la propria bicicletta o il bike sharing, fenomeno esploso in Italia a partire dal 2017.

Cos’è il Bike sharing?

Con bike sharing si fa riferimento a un servizio di mobilità temporaneo, ovvero un noleggio: la bicicletta, normalmente attraverso un’app, viene prima riservata, sbloccata ed è poi pronta per l’utilizzo. Finito il proprio percorso, questa può essere parcheggiata in un’apposita stazione per biciclette oppure è possibile parcheggiarla liberamente, purché si trovi in una zona coperta dal sistema.

Prendendo in esame alcuni dati presentati da Statista Mobility Market Outlook, il numero di persone che utilizza questo sistema di mobilità è in costante crescita: dai 2 milioni del 2017 ai 2,6 milioni nel 2022 e si prevede una crescita nei prossimi anni fino a 2,9 milioni.

Nonostante sia un fenomeno in costante espansione, molto apprezzato sopratutto dai giovani di età compresa tra i 18 anni e i 35 anni, si possono notare delle differenze di utilizzo in Italia: il 74% circa dei servizi di bike sharing è ben sviluppato al nord, contro il 21% nel centro Italia e solo il 5% nel sud Italia secondo alcuni dati dell’Osservatorio Nazionale Sharing Mobility. I fattori che incidono su questa disparità sono vari e riconducibili alla mancanza di infrastrutture adatte, al numero di biciclette per residenti e al numero di stazioni presenti.

Quali sono i vantaggi del bike sharing? 

Proprio il governo italiano, per rispettare i suggerimenti della Commissione Europea e per contrastare il crescente inquinamento nelle grandi metropoli, ha cercato di incentivare l’acquisto e l’utilizzo di una propria bicicletta attraverso il “bonus biciclette“. Tuttavia, ci sono validi motivi per preferire il bike sharing anziché acquistarne una propria.

  • Un minor impatto ambientale: scegliere la bici piuttosto che la propria auto per le brevi distanze è sicuramente un atto di sostenibilità. Come detto precedentemente, per contrastare inquinamento urbano e congestione stradale, il bike sharing si dimostra un ottimo alleato. Anche le e-bike, le biciclette elettriche con pedalata assistita, hanno solamente bisogno di essere ricaricate con energia elettrica
  • Nessun costo di manutenzione, acquisto o riparazione: con il noleggio della bici (elettrica o meccanica che sia) non c’è bisogno di acquistare la propria: pagando una semplice tariffa al consumo, è possibile utilizzare la bicicletta a noleggio.
  • Semplicità: tutto ciò che serve è una connessione ad internet: molti di questi servizi sono fruibili attraverso app specifiche che ti permettono di individuare la bicicletta più vicina e prenotarla per il tuo viaggio.
  • Pedalate occasionali: questa alternativa è perfetta per chi non sente l’esigenza di pedalare. Soprattutto se si è all’estero, in città come Marsiglia, Barcellona o Rotterdam, il noleggio rappresenta un’ottima soluzione per visitare al meglio la città.

fonte: https://internet-casa.com/bike-sharing-italia/

L’Elefante nella stanza ed il sequence-shot


Come cerchi nell'acqua

Gli ultimissimi tragici accadimenti in una scuola del Texas mi hanno spinto a recuperare un mio vecchio post, dove parlavo di Elephant, il capolavoro cinematografico scritto e diretto nel 2003 da Gus Van Sant, dedicato al famigerato massacro della Columbine High School, una scuola superiore non lontana da Denver, Colorado: il 20 aprile 1999 gli studenti Eric Harris e Dylan Klebold entrarono nell’istituto e cominciarono a sparare in modo metodico e mirato, arrivando ad uccidere 12 studenti e un’insegnante e ferendo complessivamente 24 persone, per poi entrambi togliersi la vita prima dell’irruzione della squadra S.W.A.T. nella scuola; i due assassini di Colombine erano muniti di fucili d’assalto acquistati via web legalmente, nello stesso modo e con la stessa facilità con cui ha ottenuto le sue armi anche Salvador Ramos, l’ultimo in ordine di tempo degli stragisti statunitensi, che lo scorso Martedì 24 Maggio, dopo aver pianificato in modo…

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GABRIELLA SICA – POESIE D’ARIA


Gabriella Sica, Poesie d’aria, Interno Libri Edizioni, Brindisi, 2022, copertina di Monica Ferrando, pp. 200, € 14.

 Il più recente testo di una delle maggiori voci poetiche italiane, Gabriella Sica,uscito ad aprile, Poesie d’aria,  è  un diario che riferisce dei giorni come di piccole pietre preziose, di gocce d’acqua scintillanti, di gesti d’aria. Il tempo passa con dolcezza nell’intimità, nella calda ospitalità di Roma, rifugio, “bosco di pietra”, enorme stanza della memoria dove si registra l’inesorabile trascorrere delle vite che “se ne vanno con il loro corpo/ (…)/ e sempre ci si stupisce/ di queste sparizioni improvvise/ impreviste quasi un personale sgarbo”. Attenta a quel che accade, la poetessa si sposta, viaggia nei luoghi, per tragitti che solo lei conosce, dove insegue sempre qualcosa di numinoso: “ecco Nico che apre le porte del teatro-paradiso in terra/ sempre un azzurro e un rosa d’oltre mondo è un altro mondo”, a New York: “Vortice dal grado zero la luce. / La cara, la folgorante goccia traluce?”; grazie anche al potere dell’immaginazione accadono brevi, istantanei miracoli: “Cammino per il mondo ma è Roma/ (…)  un’oca azzurra al fianco del fiume/ i fidanzati che volano sui tetti (…)”, “Nel traffico convulso di Piazza Ungheria/ (…) davvero in quell’incrocio/ (…)/ un vero gregge un gruppo di pecore/ (…)/ cercano nella piazza/ una sorgente d‘acqua tranquilla”. C’è un clima di attesa; la ricognizione dei giorni va incontro a un compimento,  a un rapimento, a una desolazione, a uno sfinimento. La speranza è tutta nella natura, negli alberi che silenziosi decorano la città, ma nessuno li nota o li degna d’uno sguardo, la fiducia è riposta nei versi stessi: “le mie care poesie bambine/ chissà come senza me cresceranno”.

La poesia è un gesto d’aria, che si fa tramite di occulti messaggi: “le parole della lingua sono ricostituite visivamente per afferrare il memorabile delle cose che passano, scostare il caduco che ci investe”.

Una lotta incessante contro il tempo, lasciandosi trasportare dalla dimensione dell’aria, che non si oppone, ma vince, grazie alla sua evanescenza fragile e proteiforme, ogni ostacolo, avvolgendo tra le sue spire ogni cosa, accarezzando ogni ricordo, continuando a veleggiare, verso la metamorfosi incessante che d’ogni morte fa vita, d’ogni ferita fa infezione, e continua a popolare d’immagini illusive la Coscienza Assoluta. (Massimo Pamio)

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COLTELLERIA A BRERA

C’è una raffinata coltelleria

in piazza del Carmine a Brera

brillano in vetrina appuntiti coltelli

in ceramica resina e acciaio

i bordi simili dritti o arcuati

i manici colorati

di animaletti e fiori invetriati

nell’aria qualche bagliore di lama

di scontri di sfide

la soglia pare insanguinata

eppure non se ne vendono molti

di taglienti e affilati coltelli

non servono no davvero no

per fare cruente stragi del tempo.

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Non se ne vedono persone ferite

per strade da un coltello.

Eppure ci sono molti modi di ferire

il più facile è quello di chi dice no e no

smemorato proprio smemorato

no a chi bussa alla porta

no a un bicchiere d’acqua a un vestito

caldo come fosse un marziano

neanche schiacciarsi nei cardini un dito

no e chiude la porta

perché mai regalare una gioia

perdere altro tempo di quanto già ha perso

inesorablle la pporta la chiude a coltello.

IL POPOLO DEI BAMBINI – MARGHERITA RIMI


Chiamiamo innocenza dei bambini ciò che è sanità mentale e libertà di pensiero, qualità perdute dall’adulto (avremmo dovuto chiamarla dimenticante). Il bambino non è quel vaso vuoto da adescare e plasmare, ma è invece il punto d’arrivo dell’Uomo, e il suo fine, il suo splendore.

We call children’s innocence what is sanity and freedom of thought, which are quality lost by adult (we should have called them forgetful). Child is not a empty jar to prime and fill, but he is the point of arrival of man, the purpose and his splendor.

SCRITTI CONTRO LA GUERRA – AGAINST WAR


E’ uscito, per Tralerighe editore, nella collana Libri come pietre d’angolo, un instant book di Angelo Gaccione, “Scritti contro la guerra”, che raccoglie le riflessioni pubblicate sulla rivista “Odissea” dello scrittore e saggista cosentino. Un testo appassionato, un grido di dolore, una voce che si alza contro le efferatezze che la specie umana commette contro se stessa e contro la Vita, la Nuda, la sacra Vita. Una creatura cridele e feroce ma anche stupida, l’uomo, che rivolge verso se stesso tutto il male di cui è capace.

Una condanna senz’appello, una denuncia senza mezzi termini, sincera e purtroppo vera, che condivido parola per parola:

Quel che pensiamo degli Stati armati, dell’industria di morte, dei governi che lasciano produrre ed esportare armi, che le comprano distruggendo risorse economiche preziose dei loro Paesi, degli scienziati che le progettano e ne sperimentano consapevolmente il potere distruttivo, delle alleanze militari, degli eserciti e quant’altro compone questa fogna escrementizia, lo abbiamo detto e ridetto fino alla noia. Tutto questo va chiamato col nome che gli compete: sistema criminale. Sistema criminale legittimato da un perverso e criminale uso della legalità e del diritto. E gli uomini e le donne, che questo sistema incarnano fisicamente, devono essere additati col nome che li contraddistingue: mostri del genere umano. Chi fonda il diritto sullo sterminio e sulla distruzione con armi di ogni ordine e grado, lo è in assoluto. E dal punto di vista umano va considerato un’escrescenza perversa rispetto all’equilibrio che regola la vita. Criminali vanno considerati senz’altro i gazzettieri che soffiano sul fuoco, seduti sulle loro comode poltrone, con le bretelle ben abbottonate, con i loro deretani al sicuro, e gli “statisti” da barzelletta di casa nostra che giocano alla guerra. Sappiamo da sempre che il tempo è cieco e l’uomo è stupido, e dunque bisogna temerne le azioni. E poiché la storia si ripete sempre come un idiota, non c’è verso che impari alcunché dall’esperienza”.

Ho letto fino alla fine il libro, col fiato sospeso. Grazie Angelo, perché sappiamo che ci sono uomini che non si rispecchiano nell’umanità criminale e stupida, nella volontà allineata alla distruzione e all’istinto di morte esercitati da un potere che vuole solo sterminio.

(commento di Massimo Pamio)

THE WORLD CIVILIZATIONS AND INDIA , PART-35


ARBIND KUMAR BLOG

KAMAKURA PERIOD OF JAPAN

THE KAMAKURA PERIOD OF JAPAN started in 1185 AD and ended in 1333 AD . Concert with the Imperial Court of JAPAN , MINAMOTO NO YORITOMO , a feudal lord , ruled over JAPAN . Now the age of feudalism started in JAPAN . In 1192 AD , the Imperial Court declared YORITOMO as SEII TAI-SHOGUN ( THE EASTERN BARBARIAN SUBDUING GREAT GENERAL ) . In short , he was called as SHOGUN as such . And his government was called as the BAKUFU meaning by a tent government as his soldiers used to live in the tent . In this way , the sad thing with the JAPANESE society was that it remained largely under the military rule until 1868 AD as SHOGUN or SHOGUNATE was the de facto Ruler of JAPAN . So , under this new system of the governance…

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PAULO LEMINSKI TRADOTTO DA MASSIMILIANO DAMAGGIO


Paulo Leminski, Distradaídos venceremos, Distratti vinceremo, traduzione e cura di Massimiliano Damaggio, L’arcolaio, Forlimpopoli, 2021.

Uno dei più grandi poeti sudamericani del Novecento nella cura e nella traduzione di uno dei maggiori poeti italiani, Massimiliano Damaggio.

Un libro che consiglio vivamente a chi ama la vera, grande poesia.


a una carta pluma

só se responde

com alguma resposta nenhuna

algo assim como se a onda

não acabasse em espuma

assi malgo se amar

fosse mais do que bruma

uma coisa assim complexa

como se um dia de chuva

fosse uma sombrinha aberta

como se, ai, como se,

de quantos como se

se faz essa história

que se chama eu e vocé


a una lettera piuma

solo si risponde

con alcuna risposta nessuna

così come se l’onda

non finisse in schiuma

così come se amare

fosse più che bruma

una cosa così complessa

come se un giorno di pioggia

fosse un ombrellino aperto

come se, ahi, come se,

di quanti come se

si fa questa storia

che si chiama io e te

Come cerchi nell'acqua

ogni pensiero, azione, parola si propaga nello spazio....

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