Lettera mon amour. La poetessa Bonincontro temeva la perdita di scrittura artigianale, e i Boys scrivono una Lettera d’Amore che parteciperà al Concorso


il Centro di Lato

Siamo solo all’inizio della catalogazione del suo pregiato patrimonio librario e la poetessa Marilia Bonincontro ci ha già insegnato molte cose. Certo, con i titoli dei libri da lei scelti nel corso di una vita intera, che vengono digitalizzati dai Boys from Bonincontro Library, o con i frammenti di testo letti sfogliando i libri che vengono spolverati, ma anche con il suo spirito di umanità che sta emergendo sempre più potente tra fotografie, brochure e cartoline custodite e ritrovate tra le pagine. Abbiamo la sensazione di entrare nel suo mondo interiore e segreto, di riportare in vita la sua sensibilità, di ricostruire la stima che i suoi studenti le hanno sempre riservato.

Marta e Gianmarco

Un libricino ci ha particolarmente colpito perché testimonia la circolazione delle idee tra i suoi amici prediletti, come in una palestra culturale che ha reso più dinamica la città di Chieti. “amor di…

View original post 606 altre parole

IN DIFESA DELLA VERA LETTERATURA – LA FORMA E’ IL CONTENUTO di WALTER SITI


Una riflessione di Walter Siti tratta da “Contro l’impegno”, Rizzoli, 2021, p. 27, su un argomento che io vado sostenendo da anni, se non da decenni (Massimo Pamio) e che finalmente trova la giusta voce di uno dei migliori scrittori d’Italia, ma anche di uno storico della letteratura di grande valore, e dopo questo scritto, di immenso valore!

“Le figure retoriche che il neo-impegno azzarda sono in genere piuttosto elementari, sia di parola (anafore, enumerazioni) che di pensiero (ironie, metafore fragorose); i personaggi parlano con un “io” standardizzato in cui è impossibile rintracciare geografia e classe sociale; i plot tendono spesso al noir o al melodramma, oppure si sbriciolano in una somma di frammenti, la leggibilità è la dote più apprezzata. Come se vigesse un malinteso per cui la forma non serve che ad abbellire il contenuto, rendendolo più accattivante; o peggio, come se fosse puro estetismo da torre d’avorio. Io credo, con buona pace di Tasso, che la forma non sia soltanto lo zucchero sull’orlo del bicchiere, che fa andar giù la medicina amara; credo che serva per estrarre i contenuti che lo scrittore sotto sotto voleva evitare; anzi la forma è un contenuto a tutti gli effetti e i contenuti bisogna meritarseli. Credo insomma che la forma sia uno strumento di conoscenza, un contenuto tanto più prezioso quanto inaspettato”.

TOMAS Q. MORIN: HERETIC THAT I AM


Heretic That I Am by Tomas Q. Morin
Three days now the mold
has advanced across the face
of the peach I caught
with one hand like Willie Mays,
saving it from the sidewalk
and its army of black shoes
and how could it happen
that my peach turned
into Castro, the young one
who regularly baptized
the microphone and the first row
of sleepy workers with his spit
and anger and love. What is love
if not a commitment to fatigues
and I wonder if he wears sea green trunks
to the beach or olive pajamas
with padded feet? I have to know
if mold lives in his crisper too, and does
it goosestep even in that temple
of cleanliness before which he kneels
and hunts the last rebellious
grape unwilling to bear the tyranny
of vines. This morning I am
the one kneeling and praying
in the kitchen over the beard
of my communist peach, how
it’s a second cousin of the hacky sack,
albeit spongier, like a meatball,
which reminds me the letter M
is for Marx, and for moon shot,
and for miracle. And sooner or later,
M is also for mercy, mercy we have
beauty, mercy we can’t live forever,
mercy we have time and rot
to work our stubborn flesh away
from the bald, pale soul
that screams with joy when it pops up
and free toward the first night
of October in Indian summer.

LA FIN’AMORS (di Franco De Merolis)


La fin’amors

di Franco De Merolis

A fronte del trattamento delle donne nei paesi dell’Oriente, cioè nei luoghi esistenti al di fuori dell’Occidente, o in quelli dell’Islam, è opportuno riconsiderare di tanto in tanto l’importanza benefica della Cultura millenaria dell’Europa. Tutto cominciò con le nove Muse che sulla vetta del monte Elicona insegnarono il “bel canto” al poeta pastore Esiodo per la formazione della sua Teogonìa, mentre esse “formavano danze belle, seducenti, e sui piedi ondeggiavano”. Divinità delle Arti, musica, canto e danza, le Muse rappresentavano la Bellezza e l’Arte e insegnavano ad amarle. Grazie a Ovidio, i cantori e menestrelli del Medioevo appresero poi la poesia dell’amor cortese rivolta come servizio alla donna, della fin’amors, del dolce “Stil novo”, della poesia provenzale: la donna vista e considerata su un piano elevato, come una madonna (ma dame) nella cultura occidentale ed europea. Questi temi lirici trovano ben presto udienza nei trovieri e si diffondono in Europa accompagnati da canto e danza, in laetitia. La superiorità della dama, la sua virtù e i suoi poteri procurano gioia al poeta nel servizio d’amore, il “leal servente” può attendere anche a lungo la “consolazione” come risposta della dama.

Guillaume de Poitiers cantava: Ogni gioia deve umiliarsi / e ogni potere deve obbedire / alla mia dama, per la sua bella accoglienza e il suo sguardo bello e piacevole; / tale uomo può anche aspettare cent’anni per cogliere il suo amore…

Quanto valore hanno apportato ai loro canti Beatrice e Laura, a Dante e Petrarca?

Tutta questa cultura che è mancata a quei paesi (a Erdogan soprattutto) non è forse causa di quei comportamenti a dir poco disdicevoli? Nelle nostre scuole riprendere con più convinzione quella poesia sarebbe un gran bene; in quelle dei paesi che impongono la maschera ai bei visi femminili, che inibiscono la Bellezza, il canto e la danza, che sono la nostra gioia, non sarebbe un gran bene, non solo per le donne, ma anche per loro? In conclusione, si può dire che se noi appartenenti alla cultura europea apprezziamo l’immagine femminile (non solo la democrazia), ciò è dovuto anche e soprattutto alla fin’amors! E alle Muse di Esiodo… non vi pare?  

Illegal Smile


Meriggio in blues

Gatta ci cova sempre guardandosi negli occhi. Ma quello che non si poteva fare mai e poi mai – proibito dalla legge – adesso è imposto dall’autorità costituita. Ci si copre il volto con la mascherina, come fanno i banditi del Far West. Come fanno le donne – anche quelle brutte – ormai tutte Sherazade.

La rinuncia di sé, per dettato di salute pubblica, abroga – dopo la stretta di mano – anche il riconoscimento facciale. E come per la minaccia a mani in alto – o come per la seduzione col cuore in gola – c’è un unico affaccio per la faccia: gli occhi.

Lo sguardo, ancor più della maschera che copre il grugno, prende il possesso della sfera pubblica. Le guardie giurate che mai e poi mai avrebbero fatto avvicinare ai banchi dell’emporio un imbavagliato, adesso – per preciso protocollo – accolgono solo clientela avvoltolata di garze, chador…

View original post 147 altre parole

Recensione “Piranesi” di Susanna Clarke


Debbie_soncini

📚Pochi giorni fa ho avuto il piacere di leggere “Piranesi” di Susanna Clarke e ringrazio la casa editrice Fazi Editore per avermi omaggiato della copia cartacea in contemporanea con l’usciva del libro nelle librerie.

Copertina di “Piranesi”

📘TRAMA “Piranesi”:
Piranesi vive nella Casa. Forse da sempre. Giorno dopo giorno ne esplora gli infiniti saloni, mentre nei suoi diari tiene traccia di tutte le meraviglie e i misteri che questo mondo labirintico custodisce. I corridoi abbandonati conducono in un vestibolo dopo l’altro, dove sono esposte migliaia di bellissime statue di marmo. Imponenti scalinate in rovina portano invece ai piani dove è troppo rischioso addentrarsi: fitte coltri di nubi nascondono allo sguardo il livello superiore, mentre delle maree imprevedibili che risalgono da chissà quali abissi sommergono i saloni inferiori.
Ogni martedì e venerdì Piranesi si incontra con l’Altro per raccontargli le sue ultime scoperte. Quest’uomo enigmatico è l’unica persona con cui parla…

View original post 262 altre parole

“Il Fratino e i suoi nidi: è questo il problema?” Un documento tecnico


augustodesanctis

Dopo 10 anni sono tornato sulle spiagge abruzzesi per monitorare il Fratino, una rara specie di uccello che nidifica sulla sabbia. Purtroppo la situazione del litorale è ulteriormente peggiorata sotto l’aspetto ambientale. Ho pensato, quindi, di elaborare un documento tecnico fondato sulla più recente bibliografia scientifica, per individuare tecniche, tattiche e strategie per attuare concretamente azioni di tutela e conservazione della specie e del suo ambiente in generale.

Il Fratino e i suoi nidi: è questo il problema? DOCUMENTO TECNICO

View original post

IL MONDO DELLA FILATELIA E DELLA POSTA


Da lunedì 12 aprile sei conferenze digitali dedicate al mondo della posta, raccontato da chi lo interpreta come strumento d’arte, conservazione, cultura, intrattenimento. La partecipazione è libera e gratuita

Milano – Posta non è solo multe o pubblicità. Nel tempo, e ancora adesso, è economia, politica, sociologia, cultura… Basta andare oltre ai luoghi comuni. E lo stesso si può dire per uno dei suoi simboli, il francobollo. Dietro vi sono secoli di civiltà, dalle lettere babilonesi agli attuali fenomeni del commercio elettronico e dei ciclofattorini: anche questi, se si vuole, rappresentano elementi interessanti.

In tale ottica, il “Tavolo dei «postali»” propone -grazie alla collaborazione con il Museo storico della comunicazione (ministero dello Sviluppo economico)- un primo ciclo di conferenze digitali che comincerà il 12 aprile, volto a illustrare gratuitamente a tutti gli interessati i mille aspetti, spesso inattesi, che costellano il settore.

A intervenire con le proprie conoscenze ed esperienze, quanti fanno del comparto uno strumento d’arte, conservazione, cultura, intrattenimento. Titolo: “La posta mai immaginata”, in essere per sei lunedì consecutivi dalle ore 18 alle 19 attraverso la piattaforma Zoom.

Il link per accedere agli incontri va chiesto a museo.comunicazioni@mise.gov.it.

Il programma

12 aprile – “Il Museo, i Tasso, il territorio: un legame indissolubile”

Relatrice: l’operatrice culturale del Museo dei Tasso e della storia postale Michela Giupponi

Camerata Cornello (Bergamo), tra i borghi più belli d’Italia, conserva un’eredità particolare, trasformata in un brillante e duraturo esempio di marketing territoriale. Qui ebbe origine la famiglia Tasso, i cui membri furono, dal XIII al XVIII secolo, tra i più importanti imprenditori postali in Europa.

19 aprile – “Marco De Marchi e Rosa Curioni: aspetti e significato di un lascito cultural-filatelico”

Relatori: la conservatrice Ilaria De Palma e il perito filatelico Giacomo Bottacchi

Il Museo del Risorgimento di Milano accoglie, a palazzo Moriggia, una storica e importante collezione filatelica, donata nel 1936 da Marco De Marchi (1872-1936) e protagonista, nel 2016, di un progetto di valorizzazione e messa in rete pubblico-privato.

26 aprile – “Mail art per affrancare la libertà della comunicazione creativa”

Relatori: il mailartista Ruggero Maggi e l’ideatore della Galleria virtuale italiana di arte contemporanea Sandro Bongiani

Mail art… comunicazione creativa, movimento artistico, fenomeno sociale, condivisione poetica… sì, l’arte postale è tutto questo. Ma vi è anche un altro importante aspetto: il desiderio di non conformarsi a un mercato (quello dell’arte, per intenderci) che quasi sempre inibisce la vera ricerca artistica. Fin dalla sua nascita, a metà degli anni Sessanta, la mail art grazie soprattutto a Ray Johnson, si è diffusa in tutto il mondo come vera e propria rete internazionale, permettendo la libera circolazione di idee, arte e cultura underground.

3 maggio – “Pronti, Postcrossing, via! Viaggiare senza viaggiare, con le cartoline”

Relatrice: una delle amministratrici del gruppo Facebook “Postcrossing in Italiano” Giulia Nicoli

Creato nel 2005 dal portoghese Paulo Magalhães, il fenomeno digitale del postcrossing ora conta su 800mila persone in 207 Stati, disponibili a spedire a sconosciuti (e ricevere) vere cartoline. Oltre 60 milioni quelle che finora hanno raggiunto la meta.

10 maggio – “Festival delle lettere – Sedici anni di emozioni (storia, progetti, format)”

Relatore: l’organizzatore Luca Carminati

Dal 2004 il “Festival delle lettere” ogni anno propone, tra l’altro, un concorso dove i partecipanti devono scrivere una missiva cartacea su un determinato argomento, coinvolgendo centinaia di persone, in particolare donne e ragazzi. E permettendo di scoprire aspetti spesso nascosti e poco evidenti. L’attuale filo conduttore è “Lettera alla scuola – Storie che si incontrano al di là degli anni e delle generazioni”

17 maggio – “Azioni filateliche di contro spionaggio”

Relatore: l’autore del libro “Top secret – Asse vs alleati” Giorgio Leandro

I francobolli non servono solo per pagare un servizio e le cartoline non servono solo per inviare saluti: l’esempio della Seconda guerra mondiale in cui anche francobolli e cartoline divennero vettori di propaganda politica e bellica.

L’organizzazione

Il “Tavolo dei postali” nasce come idea nel 2018 e trova come proponenti l’Istituto di studi storici postali “Aldo Cecchi” onlus, l’Unione stampa filatelica italiana e il quotidiano on-line specializzato nel settore postale “Vaccari news”.

Parte dalla constatazione che in Italia esistono diverse realtà, pubbliche (come musei e comuni) o private (associazioni e singoli), che fanno del settore postale un vettore d’arte, conservazione, cultura, intrattenimento. L’idea era, ed è, metterle allo stesso tavolo (da qui il nome), farle conoscere e interagire fra loro.

Un primo passo è stato l’incontro, a Prato, dell’11-12 ottobre 2019, partecipi diciotto realtà (nomi e interventi su https://www.usfi.eu/congressi/). L’attuale serie di conferenze viene organizzata insieme a uno dei maggiori partner, il Museo storico della comunicazione (ministero dello Sviluppo economico) di Roma, in attesa di potersi ritrovare dal vivo (il prossimo appuntamento, quando sarà possibile, è previsto a Trieste).

Ciascun incontro durerà all’incirca 60 minuti, di cui 30 di relazione vera e propria (con l’ausilio di power point e/o video) e il resto lasciato a domande e riflessioni.

Ospite degli incontri virtuali è lo stesso Museo storico della comunicazione, che promuoverà il calendario nella sua rete e poi inserirà le conseguenti registrazioni nella pagina Youtube del Polo culturale che fa capo al Mise.

La vita è solo una malattia mortale sessualmente trasmissibile?


Jakob Iobiz

Photo by Craig Dennis on Pexels.com

#54

Non saprei dirlo con certezza, ma fino ad adesso mi sembra di aver capito che esistono due tipi di persone: ci sono quelli che pensano che ciò che sta accadendo in questi giorni non è mai successo prima di ora, e che quindi il mondo si sia ormai incamminato verso la fine; e poi ci sono quelli che invece ritengono che il mondo sia sempre stato in questo modo, cioè pieno di eventi tragici e imprevedibili, e che gli uomini da sempre combinano gli stessi pasticci anche se in forme diverse, e quindi le medesime cose che si dicono  adesso sull’avvicinarsi della fine del mondo le hanno già pronunciate prima di noi i nostri nonni, e prima di essi i loro nonni, e i nonni dei nonni eccetera eccetera.

E poi, però, ci sono anche le persone come Pilade che non dicono nulla…

View original post 218 altre parole

AMANDA GORMAN’S POEM


The Hill We Climb

Amanda Gorman’s powerful and historic poem “The Hill We Climb,” read at President Joe Biden’s inauguration.

On January 20, 2021, Amanda Gorman became the sixth and youngest poet to deliver a poetry reading at a presidential inauguration. Taking the stage after the 46th president of the United States, Joe Biden, Gorman captivated the nation and brought hope to viewers around the globe. Her poem “The Hill We Climb: An Inaugural Poem for the Country” can now be cherished in this special gift edition. Including an enduring foreword by Oprah Winfrey, this keepsake celebrates the promise of America and affirms the power of poetry.

Amanda Gorman is the youngest presidential inaugural poet in US history. She is a committed advocate for the environment, racial equality, and gender justice. Amanda’s activism and poetry have been featured on The Today Show, PBS Kids, and CBS This Morning, and in The New York TimesVogueEssence, and O, The Oprah Magazine. In 2017, Urban Word named her the first-ever National Youth Poet Laureate of the United States. After graduating cum laude from Harvard University, she now lives in her hometown of Los Angeles. The special edition of her inaugural poem, “The Hill We Climb,” will be published in March 2021. Her debut picture book, Change Sings, and the breakout poetry collection The Hill We Climb and Other Poems will be published in September 2021.

The hill we climb

When day comes, we ask ourselves where can we find light in this never-ending shade?
The loss we carry, a sea we must wade.
We’ve braved the belly of the beast.
We’ve learned that quiet isn’t always peace,
and the norms and notions of what “just” is isn’t always justice.
And yet, the dawn is ours before we knew it.
Somehow we do it.
Somehow we’ve weathered and witnessed a nation that isn’t broken,
but simply unfinished.
We, the successors of a country and a time where a skinny Black girl descended from slaves and raised by a single mother can dream of becoming president, only to find herself reciting for one.

And yes, we are far from polished, far from pristine,
but that doesn’t mean we are striving to form a union that is perfect.
We are striving to forge our union with purpose.
To compose a country committed to all cultures, colors, characters, and conditions of man.
And so we lift our gazes not to what stands between us, but what stands before us.
We close the divide because we know, to put our future first, we must first put our differences aside.
We lay down our arms so we can reach out our arms to one another.
We seek harm to none and harmony for all.
Let the globe, if nothing else, say this is true:
That even as we grieved, we grew.
That even as we hurt, we hoped.
That even as we tired, we tried.
That we’ll forever be tied together, victorious.
Not because we will never again know defeat, but because we will never again sow division.

Scripture tells us to envision that everyone shall sit under their own vine and fig tree and no one shall make them afraid.
If we’re to live up to our own time, then victory won’t lie in the blade, but in all the bridges we’ve made.
That is the promise to glade, the hill we climb, if only we dare.
It’s because being American is more than a pride we inherit.
It’s the past we step into and how we repair it.
We’ve seen a force that would shatter our nation rather than share it.
Would destroy our country if it meant delaying democracy.
This effort very nearly succeeded.
But while democracy can be periodically delayed,
it can never be permanently defeated.
In this truth, in this faith, we trust,
for while we have our eyes on the future, history has its eyes on us.
This is the era of just redemption.
We feared it at its inception.
We did not feel prepared to be the heirs of such a terrifying hour,
but within it, we found the power to author a new chapter, to offer hope and laughter to ourselves.
So while once we asked, ‘How could we possibly prevail over catastrophe?’ now we assert, ‘How could catastrophe possibly prevail over us?’

We will not march back to what was, but move to what shall be:
A country that is bruised but whole, benevolent but bold, fierce and free.
We will not be turned around or interrupted by intimidation because we know our inaction and inertia will be the inheritance of the next generation.
Our blunders become their burdens.
But one thing is certain:
If we merge mercy with might, and might with right, then love becomes our legacy and change, our children’s birthright.

So let us leave behind a country better than the one we were left.
With every breath from my bronze-pounded chest, we will raise this wounded world into a wondrous one.
We will rise from the golden hills of the west.
We will rise from the wind-swept north-east where our forefathers first realized revolution.
We will rise from the lake-rimmed cities of the midwestern states.
We will rise from the sun-baked south.
We will rebuild, reconcile, and recover.
In every known nook of our nation, in every corner called our country,
our people, diverse and beautiful, will emerge, battered and beautiful.
When day comes, we step out of the shade, aflame and unafraid.
The new dawn blooms as we free it.
For there is always light,
if only we’re brave enough to see it.
If only we’re brave enough to be it.

La collina che scaliamo

Quando arriva il giorno, ci chiediamo dove possiamo trovare una luce in quest’ombra senza fine?
La perdita che portiamo sulle spalle è un mare che dobbiamo guadare.
Noi abbiamo sfidato la pancia della bestia.
Noi abbiamo imparato che la quiete non è sempre pace,
e le norme e le nozioni di quel che «semplicemente» è non sono sempre giustizia.
Eppure, l’alba è nostra, prima ancora che ci sia dato accorgersene.
In qualche modo, ce l’abbiamo fatta.
In qualche modo, abbiamo resistito e siamo stati testimoni di come questa nazione non sia rotta,
ma, semplicemente, incompiuta.
Noi, gli eredi di un Paese e di un’epoca in cui una magra ragazza afroamericana, discendente dagli schiavi e cresciuta da una madre single, può sognare di diventare presidente, per sorprendersi poi a recitare all’insediamento di un altro.

Certo, siamo lontani dall’essere raffinati, puri,
ma ciò non significa che il nostro impegno sia teso a formare un’unione perfetta.
Noi ci stiamo sforzando di plasmare un’unione che abbia uno scopo.
(Ci stiamo sforzando) di dar vita ad un Paese che sia devoto ad ogni cultura, colore, carattere e condizione sociale.
E così alziamo il nostro sguardo non per cercare quel che ci divide, ma per catturare quel che abbiamo davanti.
Colmiamo il divario, perché sappiamo che, per poter mettere il nostro futuro al primo posto, dobbiamo prima mettere da parte le nostre differenze.
Abbandoniamo le braccia ai fianchi così da poterci sfiorare l’uno con l’altro.
Non cerchiamo di ferire il prossimo, ma cerchiamo un’armonia che sia per tutti.
Lasciamo che il mondo, se non altri, ci dica che è vero:
Che anche nel lutto, possiamo crescere.
Che nel dolore, possiamo trovare speranza.
Che nella stanchezza, avremo la consapevolezza di averci provato.
Che saremo legati per l’eternità, l’uno all’altro, vittoriosi.
Non perché ci saremo liberati della sconfitta, ma perché non dovremo più essere testimoni di divisioni.

Le Scritture ci dicono di immaginare che ciascuno possa sedere sotto la propria vite e il proprio albero di fico e lì non essere spaventato.
Se vorremo essere all’altezza del nostro tempo, non dovremo cercare la vittoria nella lama di un’arma, ma nei ponti che avremo costruito.
Questa è la promessa con la quale arrivare in una radura, questa è la collina da scalare, se avremo il coraggio di farlo.
Essere americani è più di un orgoglio che ereditiamo.
È il passato in cui entriamo ed è il modo in cui lo ripariamo.
Abbiamo visto una forza che avrebbe scorsso il nostro Paese anziché tenerlo insieme.
Lo avrebbe distrutto, se avesse rinviato la democrazia.
Questo sforzo è quasi riuscito.
Ma se può essere periodicamente rinviata,
la democrazia non può mai essere permanentemente distrutta.
In questa verità, in questa fede, noi crediamo,
Finché avremo gli occhi sul futuro, la storia avrà gli occhi su di noi.
Questa è l’era della redenzione.
Ne abbiamo avuto paura, ne abbiamo temuto l’inizio.
Non eravamo pronti ad essere gli eredi di un lascito tanto orribile,
Ma, all’interno di questo orrore, abbiamo trovato la forza di scrivere un nuovo capitolo, di offrire speranza e risate a noi stessi.
Una volta ci siamo chiesti: “Come possiamo avere la meglio sulla catastrofe?”. Oggi ci chiediamo: “Come può la catastrofe avere la meglio su di noi?”.

Non marceremo indietro per ritrovare quel che è stato, ma marceremo verso quello che dovrebbe essere:
Un Paese che sia ferito, ma intero, caritatevole, ma coraggioso, fiero e libero.
Non saremo capovolti o interrotti da alcuna intimidazione, perché noi sappiamo che la nostra immobilità, la nostra inerzia andrebbero in lascito alla prossima generazione.
I nostri errori diventerebbero i loro errori.
E una cosa è certa:
Se useremo la misericordia insieme al potere, e il potere insieme al diritto, allora l’amore sarà il nostro solo lascito e il cambiamento, un diritto di nascita per i nostri figli.

Perciò, fateci vivere in un Paese che sia migliore di quello che abbiamo lasciato.
Con ogni respiro di cui il mio petto martellato in bronzo sia capace, trasformeremo questo mondo ferito in un luogo meraviglioso.
Risorgeremo dalle colline dorate dell’Ovest.
Risorgeremo dal Nord-Est spazzato dal vento, in cui i nostri antenati, per primi, fecero la rivoluzione.
Risorgeremo dalle città circondate dai laghi, negli stati del Midwest.
Risorgeremo dal Sud baciato dal sole.
Ricostruiremo, ci riconcilieremo e ci riprenderemo.
In ogni nicchia nota della nostra nazione, in ogni angolo chiamato Paese,
La nostra gente, diversa e bella, si farà avanti, malconcia eppure stupenda.
Quando il giorno arriverà, faremo un passo fuori dall’ombra, in fiamme e senza paura.
Una nuova alba sboccerà, mentre noi la renderemo libera.
Perché ci sarà sempre luce,
Finché saremo coraggiosi abbastanza da vederla.
Finché saremo coraggiosi abbastanza da essere noi stessi luce.

La Dea Inanna / Ishtar


Iridediluce

Inana (sumero) / Ištar (accadico) è tra le divinità più importanti e la dea più importante del pantheon mesopotamico. È conosciuta principalmente come la dea dell’amore sessuale, ma è altrettanto importante quanto la dea della guerra. Nel suo aspetto astrale, Inana / Ištar è il pianeta Venere, la stella del mattino e della sera.

babylone23b

 

 

Funzioni

Inana / Ištar è di gran lunga la più complessa di tutte le divinità mesopotamiche, mostrando tratti contraddittori, persino paradossali ( Harris 1991 ; vedi anche Bahrani 2000 ). Nella poesia sumera, a volte è ritratta come una ragazza timida sotto l’autorità patriarcale (sebbene altre volte come una dea ambiziosa che cerca di espandere la sua influenza, ad esempio, nel mito parzialmente frammentario Inana ed Enki ,  e nel mito Inana’s Descent to the Netherworld  ). Il suo matrimonio con Dumuzi è organizzato a sua insaputa, dai suoi genitori o da suo fratello Utu ( Jacobsen 1987: 3). Anche quando le viene dato un libero arbitrio, è…

View original post 1.670 altre parole

A verse translation of the Bhagavad-Gita


These lines from Amit Majmudar’s Godsong, a verse translation of the Bhagavad-Gita, fall at the end of Session 12, when Prince Arjuna is asking his teacher, Lord Krishna, about the highest form of devotion. As Majmudar explains in his helpful “listening guide” to this passage, “Krishna’s answer epitomizes the multiplicities of the Gita. He understands that different people have different temperaments; some like singing together in a crowd, others like ladling out soup for the homeless, while still others like reading (and translating) ancient scripture.” Majmudar notes that, unlike other scriptures that spend their time praising the divine, the Gita spends its words more often on the qualities of the ideal devotee, who will be able to change her life through yoga practice, working for just causes, or pure focus on Krishna’s ideals. As Krishna concludes his lesson, Majmudar tips his hat to Abraham Lincoln’s second inaugural address, borrowing the phrase “With malice toward none,” and connecting disparate cultures across time in his search for the healing word.



from Godsong, “Session 12”

With malice toward none,
Friendly and compassionate,
Neither selfish nor self-serving,
The same in pain and pleasure, patient,

A yogi constantly content
Is self-controlled and rooted in resolve.
His mind and intellect to me entrusted,
My devotee is dear to me.

The world does not repulse him,
And he does not repulse the world.
Freed of glee and pique, of fright
And worry, he is dear to me.

Expecting nothing, pure, adroit,
Sitting apart, his trembling gone
And all initiatives relinquished,
My devotee is dear to me.

He doesn’t rejoice, he doesn’t hate,
He doesn’t mourn, he doesn’t yearn.
Letting go of good and bad,
Full of devotion, he is dear to me.

The same to enemy and friend,
The same in honor and dishonor,
In heat and cold and pain and pleasure
The same, free of attachment,

Alike when praised or censured, silent,
Content with anything at all, at home
Anywhere, steady-minded: Such a man,
Full of devotion, is dear to me.

I speak this sweet, immortalizing
Dharma. Those who honor it,
Offering faith, exalting me—
They are extremely dear to me.

MARGE PIERCY: A POEM


What happiness looks like
Some things are ordinary but perfect:
drinking coffee on summer mornings
with you as the cats laze about, fed,
on you or on me or curled together
in the bay window on a sunny pillow.
Outside the weeping beech stirs
in the wind, leaves hanging down
like just washed long tresses.
We talk softly of the pending day.
This is all I would need of heaven
that I don’t believe in, but this
I believe.

Francesco Sassetto


il giardino dei poeti

DSC_0036-001

“La poesia di Francesco Sassetto è la testimonianza di una strenua resistenza al dilavamento interiore umano reso dall’assunzione abituale di un mondo che s’impone per gelida grettezza, paradosso, ingiustizia. Attraverso la parola, l’autore, dona voce a un campionamento rilevato in campo quotidiano, fatto di lotta per la sopravvivenza. Intimista e colloquiale, il poeta si lascia avvicinare attraverso immagini malinconicamente attive che s’infiltrano nel lettore come dosi omeopatiche di un veleno attivato alla denuncia, comunque propulsore di speranza reattiva. Lo sguardo parte dal sé per posarsi sulla folla di sentimenti che uno a uno ci riguardano tutti e che, attraverso i suoi versi, trovano strada per non essere eternamente riconsegnati a un altrove fatto di coscienza distratta e latente solitudine.” Doris Emilia Bragagnini

“Che Francesco Sassetto fosse una delle voci più forti della poesia civile contemporanea, intesa nel senso migliore del termine, era già emerso con chiarezza dalle precedenti raccolte Ad…

View original post 3.159 altre parole

Veneto, Italy


Wanderlustnetic

Brody Gross
#travel, #italy, #europe, #landscape

View original post

FreeWords Magazine

dove il pensiero diventa parola

cuoreruotante

Le cose belle hanno il passo lento

I Feel Betta

#ifeelbetta - feed the magic

pagine che amo

Just another WordPress.com weblog

Poeti d'Abruzzo

Focus Po-etico sul territorio abruzzese

from the morning

le passioni infernali mai conosciute prendono fuoco nella casa vicina.

Poetella's Blog

"questo sol m'arde e questo m'innamora"- Michelangelo

Anna&H

sono approdata qui

And Other Poems

Simply a website of poems

filmcritica rivista

cinema filosofia inconscio lingua polis scrittura

Gio.✎

Avete presente quegli scomodi abiti vittoriani? Ecco. Io non vorrei indossare altro.

AnItalianGirl

Sii chi vuoi, ma se sei te stesso è meglio!

Edilio Ciclostile

buzzing head

operaidelleditoriaunitevi

Just another WordPress.com site

lagunaweblog

La narrativa è la più esigente delle fidanzate

Nel vento...

Pensieri e dintorni

L'Inconfessabile

ciò che non si può dire lo scrivo

Cristina Khay Blog

La Vita e' un Fiore*

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: