MARTA SFORNI ESPONE ALLA BEATRICE BURATI ANDERSON ART SPACE & GALLERY A VENEZIA


MARTA SFORNI ESPONE ALLA BEATRICE BURATI ANDERSON ART SPACE & GALLERY A VENEZIA

di Massimo Pamio

Il nuovo spazio espositivo di Beatrice Burati Anderson è incomparabilmente suggestivo, forse uno dei più ammirevoli e commoventi del nostro paese. Per gli artisti mi pare luogo particolarmente ambito, ma anche estremamente insidioso, perché richiede talento, silenziosa umiltà, attenta cura a chi intenda occuparlo, onde raccoglierne l’implicita sfida di una competizione pacifica sulla bellezza, in cui la qualità del creativo si misuri e si temperi equilbrandosi nella magia dello spazio espositivo. Qui Era, Atena, Afrodite, gelose tra di loro, sembrano tornare in gara sulla bellezza, e Marta Sforni giuoca tutte le carte del divino per ambientare “la sua fragilità: la sua forza” in una galleria che sembra più immaginaria che reale, adatta per catturare la bellezza, e che è un piccolo tempio lantanocentrico volto a rendere visibile l’occulto.

Premetto che oggi la Sforni è l’interprete più autorevole della storia della tradizione della pittura veneziana, in virtù del suo tentativo di far riemergere la “venezia dell’anima” che è in ciascuno di noi, grazie alla pittura ad olio. È lei stessa ad affermare in una intervista rilasciata ad Arttribune: “Un buon pianista conosce bene la geometria del suono, la valutazione delle distanze e la forza o la leggerezza con cui colpire un tasto, il tocco. La tecnica è una questione imprescindibile, me ne sono cucita una su misura, che riprende quella dei pittori veneziani che costruivano il colore velatura su velatura. L’olio la esalta. Un discendente di un’illustre famiglia di pittori veneziani mi diede la ricetta originale del rosa Tiepolo, che serbo con gran gelosia…”.

La Sforni fa entrare sui bordi della tela oggetti trasparenti e fragili di vetro, riccioli, volute,  fiori rari e preziosi che sembrano meduse, aggettanti nello spazio, mai centrali, assegnando loro una lateralità che lo spettatore percepisce assecondando spontaneamente la guida dell’occhio destro, per sviluppare poi un vero e proprio movimento in base al quale coglie poi l’intero; il movimento che si compie all’interno dello spazio viene colto unitariamente: la fragilità degli oggetti è vista come un movimento interno dello spazio, e la tecnica della Sforni ci induce a credere in una vita interiore degli oggetti che a noi resta invisibile, e viene colta solamente inconsciamente; gli oggetti si spostano nella nostra mente, formano un percorso ideale che si imprime come suggello dell’unità. Gli oggetti non sono staticità, dunque, in quanto frutti di una visione complessiva che tende a privilegiare l’unità complessiva della scena reale, grazie a una terza funzione a cavallo tra spostamento interiore e scorrere visivo dello sguardo, che contribuisce a fondare l’istante, il Tempo, all’interno del quale il movimento è apparenza visibile e ritmo della coscienza individuale. È inutile dire che i grandi artisti attualmente ci insegnano a entrare nel mistero della percezione visiva, in rapporto a una verità che si fa sempre più complessa, implicita nella teoria dei quanti.  

Il disegno compositivo è dominato dalla stesura delle velature ad olio che cercano la profondità della luminosità e insistono sulle trasparenze, per cogliere la variegata stratificazione della sostanza della luce. La luminosità è concepita come un addentrarsi nella materia, forza che scava e forma, e determina, deforma, diffonde per essere assorbita, intesa dalla Sforni come rappresentazione dell’azione della Metamorfosi sugli oggetti: insomma, il vetro viene scavato dalla luce e modificato da quell’energia potente che se ne impadronisce e ne attraversa la fragilità, compiendolo, ricreandolo, traducendone trasparenze imprevedibili, inusitate, offrendo un aspetto del prezioso, che è sostanzialmente ricerca della verità nell’oggetto, di un luogo che la luce cerca e di cui s’innamora e occupa per un tempo, ricavandone bagliori. Materia, clre, luce, forma, spazio sono unitariamente ricomposte in base a una tecnica sopraffina d cui si illustra una interpretazione vivente delle cose.

Sintesi prospettica di forma-colore, ecco il precetto longhiano che la Sforni asseconda e fa proprio, in ossequio a una tradizione pittorica italiana e veneta, che ha in Giovanni Bellini e in Paolo Veronese due degli interpreti più mirabili.

A differenza di questi, però, Marta Sforni si fa pittrice di “nature morte”, la cui tradizione rinnova e rende attuale.

Gli oggetti preziosi e fragili, i lampadari di Murano, i decori, i ricami, gli ornamenti di cui Venezia si è arricchita nel tempo e che sono riprodotti nelle opere della Sforni, costituiscono il modo personalissimo con cui l’artista riscopre la tradizione delle nature morte, coniugandola con una memoria ancestrale che cristallizza gli oggetti nella loro prossima e vicina rinascita.

Sembra un augurio, ma è il modo tutto sforniano di cogliere la vita interiore delle cose.

La luce è quella di un ambiente interno quando viene accarezzato dalle prime soffuse luci dell’alba. Il damascato verde, la carta francese arancio, il rosa Tiepolo del soffitto su cui si stagliano gli oggetti sono riferiti a un preciso istante: quello appunto dell’alba, in cui gli oggetti non sono “morti” ma neanche sono rinati: è il momento prima della rinascita che la Sforni presenta e racconta al visitatore: ella coglie quel che avviene prima della rinascita facendo rivivere la tradizione della natura morta come un luogo che svela l’occultato (o forse il dimenticato), e che ha a che vedere con l’insorgente, con ciò che viene alla sorgente, che è prima dello svelamento (ecco perché c’è un velo nelle sue opere, il vetro è un velo, è ciò che vela il visibile, e che potrebbe essere considerato un trompe-l’oeil, un giuoco e che invece ha a che fare con la vita, con ciò che sta per fiorire, con il coraggio della primavera, con l’ardimento del boccio.

Bisogna tornare al dialogo che l’opera della Sforni intavola con lo spazio espositivo, in cui ogni tanto appaiono gondole che passano sul vicino canale. Da una parte si situa il luogo di transito in cui la gondola trascorre come un ricordo che torna alla mente e dall’altra l’opera della Sforni in cui l’immagine trascorre senza opporre alcuna resistenza allo sguardo cogliendolo però di sorpresa: il tema del passaggio, di ciò che sta per trascorrere, in quanto reca in sé il marchio e l’infamia del tempo, e ne sente il peso e la colpa sopportandone il destino, ciò che manifesta sé sia come luogo sia come frammento del tempo, ciò che già sa e che non pretende riconoscenza, in quanto esempio di grazia, di gratitudine piena che accomuna i quadri della Sforni allo spazio espositivo di Beatrice Buratti Anderson.

Tutto è nascosto e si dà fugacemente alla condanna dell’istante, per nascondersi di nuovo, e passare: l’apparire della bellezza, con tutto il suo splendore e la sua fugacità, tutto questo si sente come una mancanza vergognosa e perciò da non mostrare se non nel suo profondo silenzio. Che è quello della disappartenenza, del non potere condividere con nient’altro la propria specificità: sentendosi il differente, che vive nell’indifferenza.

Così opera d’arte sforniana e galleria combattono per la loro visibilità, per la loro luce, per il loro spazio nella guerra dell’incommensurabile e dell’infinita distanza che li permea, li rende differenti e impenetrabili l’uno all’altro, ma rinascenti l’uno in virtù dell’altro; così che formano due aspetti del lontano, dell’occulto che si intersecano senza toccarsi, che si protendono l’uno verso l’altro per rinascere nello sguardo dello spettatore, che solo può rendere testimonianza di un dialogo che la luce vi pone per sempre, nell’istante – nel tempo – della mostra. Allegorie della Bellezza, opera e galleria non competono, ma si rivelano emblemi del passaggio della divinità: qui, nelle opere della Sforni e nella galleria, sono passate Era, Afrodite, Atena, ma pacificate nell’umano.

Le velature della Sforni sono così da interpretare quali metafore dell’invisibile che si cela nel bagliore accecante della luce in cui la luce è discrimine tra invisibile e visibile, tra accecamento e visibilità, tra presenza e azzeramento, tra morte e rinascita. Tutte le sue opere costituiscono un’allegoria dell’invisibile che è nella luce – che è la luce, intuizione che colloca la Sforni in un ambito che si potrebbe definire post-barocco. Interprete somma della luce dell’acqua, quando questa cristallizza e si fa vetro passando attraverso la storta in cui brucia e in cui la sabbia diventa vetro, la Sforni sublima come un’alchimista la rappresentazione della natura morta e ne mostra l’aspetto di trascendenza: l’oggetto, reso poetico, come in Morandi, essenza metafisica. La memoria ancestrale di Venezia diventa “venezia dell’anima”.

“Quattro storie d’amore e di fotografia”, il nuovo libro di Antonella Russo


Liberementi

È arrivato in libreria Quattro storie d’amore e di fotografia, il nuovo di Antonella Russo, per Jaca Book.

Scandito in quattro parti o movimenti, Quattro storie d’amore e di fotografia identifica immagini che asseriscono la necessità d’amore in tutte le sue varie sfumature e gradi d’intensità. In La condizione amorosa della fotografia surrealista si esaminano le fotografie di Nadja (1928) e L’amour Fou (1937) di André Breton, e la nozione della Beauté Convulsive e le sue categorie che istruisce sulle conseguenze dirette dell’energia dell’amore.

Ne I fototesti innammorati di W. Eugene Smith si prendono in esame Country Doctor (1948) e Nurse Midwife (1951), che ritraggono l’amore-pietas, espressione di una dimensione amorosa nobile al di là dell’innamoramento folle, i cui esiti sono tanto sorprendenti quanto inattesi. Gandhi e il filatoio (1946) o dell’icona amorevole mette invece a fuoco la metanoia che si attua attraverso l’icona fotografica, ovvero il…

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Il Museo della lettera d’Amore sbarca a Venezia: al Direttore artistico assegnato il Premio Different


I responsabili del Museo abruzzese saranno presenti alla Messa per gli artisti della Biennale del Cinema

Nei giorni della Biennale a Venezia nasce il ‘Premio Different’: promosso dai Papaboys che viene assegnato a coloro che ogni giorno, “con il lavoro e con il cuore, fanno davvero la differenza”.

L’ambito riconoscimento andrà a Massimo Pamio, direttore artistico del Museo della Lettera d’Amore di Torrevecchia Teatina, per aver promosso una serie di iniziative nel segno dell’amore, culminate con l’adozione, da parte del Sindaco dott. Francesco Seccia e della Giunta Comunale di Torrevecchia Teatina, di una delibera mediante cui la cittadina è stata denominata “paese della lettera d’amore”.

Il museo, unico al mondo, il 9 settembre sarà alla Mostra del Cinema di Venezia grazie ai Papaboys, che oltre al Premio Different, promuovono una celebrazione Eucaristica dedicata a tutti gli artisti e addetti del cinema presso la chiesa di San Francesco alla Vigna a cui parteciperanno anche i rappresentanti del Museo abruzzese. Inoltre, una frase di Papa Francesco, in contemporanea, sarà consegnata da 50 giovani a tutti gli operatori del cinema ed alle istituzioni presenti al Lido; parole che il Pontefice ha rivolto come incoraggiamento proprio al mondo del cinema: “Sia un luogo di comunione, creatività, visione e scuola di umanesimo”.

Il giorno successivo, 10 settembre alle ore 21, nella cornice storica del Chiostro dell’Istituto di Studi Ecumenici “S. Bernardino” (Calle S. Francesco, 2786) la cerimonia di consegna dei ‘PREMI DIFFERENT’ a prestigiose personalità della cultura e del mondo sociale, ideata dalla produzione cinematografica indipendente 3B Film. Durante la serata, coordinata dalla regista Maria Berardi, presentata dall’attore Pietro Romano e dalla modella Elisa Pepe Sciarria, sarà proiettato in anteprima un ‘reel’ del film ‘Oltre l’infinito. Nuovi Orizzonti’, un viaggio medioevale nell’eterna lotta tra il bene ed il male, girato durante l’estate tra Massa Marittima, Follonica e Roma.

Alberto Savinio a Venezia


Materiali di studio

(Da: Ascolto il tuo cuore, città, Adelphi)

Le calli anche più larghe di Venezia sono ancor esse così strette, che pur senza ombra di volontà da parte mia, anzi con una vergogna da non si dire, le mie mani penzoloni vengono a contatto con le mani delle passanti. Provo a tenerle ferme, ma non giova. Provo a lasciarle libere nel loro movimento a bilancere, ma siamo alle solite. E ogni volta è una scossa, un brivido, un diavoleto che mi corre più per il filo della schiena. Mani fresche e mani calde, mani sudate e mani diacce, mani di burro e mani di avorio, mani morbide e mani dure, mani magiche e mani morte come scaloppe crude, mani che danno la scossa come il cordone della lampada a spina quando la tela isolante è logora e il filo conduttore a nudo, e mani il cui attaccamento non fa più effetto…

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Sui libri


Maria Pina Ciancio

Ci sono libri che hanno la capacità di sopraffarti a tal punto
da farti dimenticare di mangiare e di dormire.
Quando riacquisti lucidità, capisci che quello era un capolavoro.
E da un capolavoro si impara, come si impara dalla vita.

pensieri, 1 aprile

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Il sentimento d’amore che cura l’anima nelle lettere premiate al Festival di Torrevecchia Teatina. E i Boys esprimono il loro affetto per la Biblioteca Bonincontro


il Centro di Lato

Il sentimento protagonista, finalmente. La tenerezza emanata dalle lettere ha invaso il pubblico e il Festival della Lettera d’Amore che si è tenuto a Torrevecchia Teatina, in provincia di Chieti, dal 6 al 9 agosto scorsi. Ancora una volta, per la ventunesima edizione, la delicatezza dell’amore ha reso magica la serata dell’8 agosto, che si è svolta in un’atmosfera incantata, addolcendo i cuori e lenendo l’inquietudine di questa epoca difficile.

Tanta autenticità commovente: lettere di padri e madri ai figli, di innamorate del secolo scorso che le conservavano gelosamente custodite. Ma anche immaginate, lettere dedicate alla lirica, agli strumenti musicali, persino a un pacco di pasta! lettere ispirate agli affreschi del Pinturicchio, lettere di papi innamorati di regine, di nobili ragazze innamorate dei loro precettori, di Leonardo Da Vinci che dopo 600 anni rivela pubblicamente il suo amore per Monna Lisa.

Marta Rondinini, la presidente Sonia Spinozzi, Noemi Pavone

Le…

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Invece importa


Siediti e scrivi due lettere

Martedì (27 luglio 2021) è uscito un bell’articolo de Il Post sugli incedi in Sardegna che hanno bruciato circa 20mila ettari di territorio, che prende spunto da un interessante post su Facebook di Giorgio Vacchiano, ricercatore in selvicoltura e pianificazione forestale dell’Università degli Studi di Milano, che ha fornito alcune chiavi di lettura utilissime per capirli, gli incendi.

Vale la pena leggerlo, ma ha un titolo e una premessa molto inappropriati.

I grandi incendi in Sardegna – l’ultima volta la stessa zona del Montiferru ha perso 12mila ettari – non sono un fenomeno raro e hanno avuto spesso natura dolosa o gravemente colposa. Anche questa volta, da quello che si legge oggi sui giornali (qui ad esempio), l’elemento doloso sembra essere presente, almeno per parte dei roghi.

Gli argomenti del cambiamento climatico, dell’incuria, quello del necessario nuovo rapporto tra aree verdi e urbanizzazione, assumono preponderanza per…

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IL PROGRAMMA DELLA XXI EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLA LETTERA D’AMORE


Festival della Lettera d’Amore

XXI edizione

Decennale del Premio Internazionale Lettera d’Amore

Torrevecchia Teatina, 6-9 agosto 2021

Programma

Prenotazioni obbligatorie al 3279960722 o scrivendo a: stampa@noubsedizioni

obbligatorio l’uso della mascherina – esibizione del green pass

6 agosto

sala adunanze del Consiglio Comunale del Palazzo del Marchese Valignani

ore 9 – 13

Saluto del Sindaco

Dott. Francesco Seccia

Convegno di associazioni culturali e piccoli Musei del Medio Adriatico

“Passato, presente e futuro di istituzioni culturali e musei alla luce dell’esperienza del Covid”

Partecipano:

Associazione Grafologica Italiana di Ancona

Direttrice Festival della Scrittura a mano Prof.ssa Iride Conficoni

Museo dei fossili e delle ambre di San Valentino in Abruzzo Citeriore

Responsabile Dott. Beniamino Gigante

Museo universitario d’Abruzzo – Museo della storia delle scienze biomediche di Chieti

Direttore Prof. Luigi Capasso

Museo del precinema di Loreto Aprutino

Direttore Dott. Nicola Joppolo – Dott.ssa Donatella Granchelli

EnoMuseo di Tollo

Sindaco di Tollo Dott. Angelo Radica – Direttore EnoMuseo Prof. Massimo Pasqualone

Museo della Lettera d’Amore di Torrevecchia Teatina

Direttore Cav. Dott. Massimo Pamio

Museo dell’abito tradizionale e delle tessiture tradizionali

Direttore prof. Francesco Stoppa

Cerimonia di assegnazione riconoscimenti

Annamaria Albertini per la scrittura letteraria – Maurizio Di Fazio per il giornalismo –  Daniela Musini per il romanzo-saggio “Le magnifiche” – Raffaele Di Virgilio per la cultura umanistica – Gino Di Tizio per il giornalismo – Miglior Sindaco d’Abruzzo

Ore 21 Associazione Kalos

Inaugurazione mostra pittura “Artistiche emozioni” a cura di Daniela Ricciardi

La mostra resterà aperta fino al 22 agosto (dalle 19 alle 22)

7 agosto

Ore 20,30 Benedizione Museo Lettera d’Amore – Preghiera nell’atrio del Palazzo Valignani

Inaugurazione mostra di nuove donazioni lettere e cartoline d’amore

Ore 21,00 sala adunanze del Consiglio Comunale Palazzo Valignani

Conferenza prof.ssa Elisabetta Bartoli Università di Siena

“Lettere d’amore dal XII secolo”

Introduce: Prof.ssa Marcella Lacanale (Università di Chieti)

Premiazione dello scrittore Alberto Riva autore del romanzo “Il maestro e l’infanta”, miglior romanzo d’amore del 2021.

Presentazione del saggio del prof. Paolo Coen “Il recupero del Rinascimento. Arte, politica e mercato nei primi decenni di Roma capitale” (Silvana Editoriale)

Intervengono il Prof. Avv. Federico Gentilini e il Direttore del MLA Massimo Pamio

Cerimonia di assegnazione riconoscimenti

Paolo Esposito per l’impresa – Maurizio Formichetti per l’organizzazione sportiva – Ada Mammarella per la sanità pubblica – Giovanni Benedicenti per la storia dell’arte- Antonello Colimberti per la ricerca antropologica del suono e del gesto- – Enrico Faricelli per l’editoria –  Pierluigi Ledda per la conservazione e la promozione dei beni culturali – Generoso D’Agnese per il giornalismo – Rolando D’Alonzo per il miglior romanzo d’amore del 2020, “La misura del cielo”

8 agosto

Ore 20,30 Parco dei giovani “San Karol” annesso al palazzo Valignani

Cerimonia di premiazione XXI Edizione Premio Lettera d’Amore

Presentano: Nino Germano, Antonella De Collibus e Alessio Tessitore

Ospiti: Antonello Angiolillo – Daniele Venturi – Domenico Bellante – Carmine Perantuono

9 agosto

Ore 21,30 Parco dei giovani “San Karol” annesso al palazzo Valignani

Spettacolo teatrale “Eros e Kosmos, l’amore e le stelle non cambiano mai”

Allievi del corso di teatro dell’Associazione Kalos –  con Silvio Sarta

I VINCITORI DELLA XXI EDIZIONE DEL PREMIO LETTERA D’AMORE


GRADUATORIA FINALE ANNO 2021 XXI EDIZIONE

Per motivi di sicurezza sanitaria, nonostante la cerimonia di premiazione si terrà all’aperto domenica 8 agosto alle 20 e 30, nel Parco San Karol del Palazzo del Marchese Valignani a Torrevecchia Teatina, i premiati sono pregati di prenotare i posti, per evitare spiacevoli problemi, perché saranno limitati /prenotazione tramite e mail: manoscritti@noubs.it oppure per tf. anche whatz app 3279960722 Giuseppina Verdoliva).

Primi ex aequo Dante Marianacci e Antonio Alleva, secondi Sandro De Nobile e Tommaso Barea, ex-aequo, terzi Federico Battistutta, Nicole Vian, Silvia Roncucci ex aequo. Premi speciali della Giuria a: Mauro Barbetti, Franco Busato, Tiziana Calabrò, Michele Carmenini, Laura Coerezza, Laura D’Angelo, Francesca Dattero, Miriam David, Olga De Luca, Tino Di Cicco, Jennifer Di Giovine, Alessia Di Girolamo, Michele Di Virgilio, Mariaester Graziano, Alessandra Nepa, Cristina Onesta, Beatrice Paglione, Michelangelo Palermo, Marco Pitteri, Vincenzo Rocco, Antonio Spagnuolo.

Premio per l’originalità a Claudia Falcone, meritevoli: Giovanna Muzzetta, Lucrezia Pedersoli, Angela Milo, Salvo Saporito.

Segnalati per merito: Claudia Abbatelli, Sara Baranes, i ragazzi della Biblioteca Bonincontro (Noemi Pavone, Marta Rondinini, Gianmarco D’Agostino), Antonella Capone, Liliana Capone, Federica Clementi, Anna Colia, Sofia De Angelis, Sandro De Angelis, Daniela Di Primio, Francesco Di Ruggiero, Viviana Farinelli, Alice Geusa, Viola Greco, Tishift Shibabaw Heruy, Iuliano Iorghe Grozanu, Caterina Isacco, Giuliana Mariani, Giovanna Marinelli, Daria Montagni,  Renata Michela Natili, Stefano Pavan, Giada Saracino, gli studenti della scuola Bronte (Giulia Cimbali, Francesca Gulino, Irene Gullotto, Antonella Patanè, Vincenza Patanè, Emily Pruiti, Lorena Papotto), gli studenti della scuola Cerignola (Ibtissam Noubail, Claudia Giordano), gli studenti della scuola Poliziano di Montepulciano (Giorgia Rossi, Eriselda Kanapari, Lavinia Gonzi), gli studenti della scuola Einaudi di Ortona (Giulia Altiero, Asia Angelozzi, Iris Buccella, Martina Lucia Bucco, Lorenzo Capotosti, Marta Costanzo, Arianna Di Crisci, Alessia Gnagnarella, Giada Sacramone, Micaela Vezzani), Viviana Simeone, Tiberia Antonietta.  

Le telecamere di Rai2 al Museo della Lettera d’Amore di Torrevecchia Teatina. E i boys della Bonincontro superano la prima selezione del Concorso


il Centro di Lato

Dai Papaboys ai Boys from Bonincontro Library, il Museo della Lettera d’Amore ha una lunga e bella storia da raccontare, iniziata dal legame d’amore di Pina e Massimo Pamio che hanno fondato un museo considerato unico nel suo genere. Sono arrivate dunque le telecamere di Rai2 della trasmissione “Sì, Viaggiare“, rubrica del TG2 dedicata alla cultura, arte e turismo, che andrà in onda domani venerdì 16 luglio su Rai2 in un arco di tempo compreso tra le 13,30e le 14.

La trasmissione mostrerà i documenti epistolari storici o celebri, gli oggetti e le foto, ma anche i luoghi turistici e i prodotti del paese di Torrevecchia Teatina, in provincia di Chieti.

Tanto è l’interesse suscitato dal museo, che il Comune ha stabilito, con apposita Delibera, di chiamarlo “Paese della lettera d’amore“.

Dolci Lettera d’amore

Per l’occasione Pina Pamio ha fatto preparare i dolci…

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PRIMA ROSA FINALISTI PREMIO LETTERA D’AMORE

La giuria della XXI edizione del Premio Lettera d’Amore composta da Tonita Di Nisio, Massimo Pamio, Massimo Pasqualone, Lucilla Sergiacomo, Giuseppina Verdoliva, dopo aver esaminato i cinquecento testi partecipanti, ha formulato una prima rosa di selezionati all’interno della quale verranno nominati i vincitori e assegnati i premi previsti, ed ha ritenuto, viste le doti di ironia e di creatività contenute in diverse opere in concorso, di aggiungere una sezione riservata ad un premio per l’originalità.

Questi i nominativi che concorreranno all’assegnazione dei premi:

Abbatelli, Agostinelli, Alleva, Baranes, Barbetti Mauro, Barbieri, Barea, Battistutta, ragazzi della Biblioteca Bonincontro (Noemi Pavone, Marta Rondinini, Gianmarco D’Agostino), Bregante, Busato, Cadetto, Calabrò, Cantini, Capone Antonella, Capone Liliana, Carmenini, Carusi, Castagna, Cavorso, Chimenti, Cicchetti, Ciuffini Fischietto, Clementi F., Coerezza, Colia, D’Alessandro, D’Ambrosio F., D’Angelo Claudia, D’Angelo Laura, D’Arcangelo, David, De Angelis Sofia, De Angelis Sandro, De Luca O., De Nobile, Desario, Diana Aurora, Di Cicco, Di Cintio, Di Giorgio, Di Giovine, Di Girolamo, Di Lorenzo, Di Marino, Di Mauro, Di Pilla, Di Primio, Di Ruggiero, Di Sano, Di Virgilio, Facchini, Falcone, Farinelli, Ficco, Garibaldo, Gerometta, Geusa, Giancristofaro, Giordano, Girolami, Giustozzi, Graziano, Greco,  Grozanu, Ianni, Isacco, Keller, Landi, Laxi, Liggi, Lumaca, Madeddu, Marianacci, Mariani, Marinelli, Mastrodonato, Mattioli, Mazza, Merlino, Milo, Minonne, Montagni, Morelli, Mortillaro, Muzzetta, Natili, Nepa, Neri, Onesta, Paglione, Palermo, Pascucci, Pavan, Pedersoli, Pellegrini, Pelliccione, Petrucci, Pirazzini, Pitteri, Ragazzini, Riccardi, Righettoni, Rocco V., Roncucci, Salvatici, Saporito, Saracino, Sarsour, Scasseddu, Scialanca, Scuola Bronte (Giulia Cimbali, Francesca Giulino, Maria Irene Gullotto, Antonella Patanè, Vincenza Patanè, Emily Pruiti, Lorena Papotto) Scuola Cerignola (Ibtissam Noubail, Claudia Giordano, Francesca Dattero), Scuola Poliziano di Montepulciano (Giorgia Rossi, Eriselda Kanapari, Lavinia Gonzi) Scuola Einaudi Ortona (Giulia Altiero, Asia Angelozzi, Iris Buccella, Martina Lucia Bucco, Lorenzo Capotosti, Marta Costanzo, Arianna Di Crisci, Alessia Gnagnarella, Giada Sacramone, Micaela Vezzani), Simeone, Spagnuolo, Heruy Tishift, Tiberia, Toma, Tombari, Tuzzolino, Vian, Zanellato, Zangrandi.   

La cerimonia di premiazione si svolgerà domenica 8 agosto a partire dalle ore 20 e 30 presso il Parco dei Giovani San Karol del Palazzo del Marchese Valignani, nell’ambito del Festival della Lettera d’Amore, che prevede, dal 6 al 9 agosto, a Torrevecchia Teatina, numerose iniziative: l’incontro con lo scrittore Alberto Riva, autore del più bel romanzo d’amore del 2021, con la giornalista del TG 2 Silvia Vaccarezza, redattrice della trasmissione televisiva “Tutto il bello che c’è”, la conferenza della professoressa Elisabetta Bartoli dell’Università di Siena, studiosa delle artes dictandi del XII secolo, la presentazione de “Il recupero del Rinascimento” del professor Paolo Coen dell’Università di Teramo, l’inaugurazione di una mostra con reperti d’epoca legati ad amori epistolari, visite guidate al museo dell’abito tradizionale e alla casa della sposa, nonché al Museo della Lettera d’Amore.

Lettera mon amour. La poetessa Bonincontro temeva la perdita di scrittura artigianale, e i Boys scrivono una Lettera d’Amore che parteciperà al Concorso


il Centro di Lato

Siamo solo all’inizio della catalogazione del suo pregiato patrimonio librario e la poetessa Marilia Bonincontro ci ha già insegnato molte cose. Certo, con i titoli dei libri da lei scelti nel corso di una vita intera, che vengono digitalizzati dai Boys from Bonincontro Library, o con i frammenti di testo letti sfogliando i libri che vengono spolverati, ma anche con il suo spirito di umanità che sta emergendo sempre più potente tra fotografie, brochure e cartoline custodite e ritrovate tra le pagine. Abbiamo la sensazione di entrare nel suo mondo interiore e segreto, di riportare in vita la sua sensibilità, di ricostruire la stima che i suoi studenti le hanno sempre riservato.

Marta e Gianmarco

Un libricino ci ha particolarmente colpito perché testimonia la circolazione delle idee tra i suoi amici prediletti, come in una palestra culturale che ha reso più dinamica la città di Chieti. “amor di…

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IN DIFESA DELLA VERA LETTERATURA – LA FORMA E’ IL CONTENUTO di WALTER SITI


Una riflessione di Walter Siti tratta da “Contro l’impegno”, Rizzoli, 2021, p. 27, su un argomento che io vado sostenendo da anni, se non da decenni (Massimo Pamio) e che finalmente trova la giusta voce di uno dei migliori scrittori d’Italia, ma anche di uno storico della letteratura di grande valore, e dopo questo scritto, di immenso valore!

“Le figure retoriche che il neo-impegno azzarda sono in genere piuttosto elementari, sia di parola (anafore, enumerazioni) che di pensiero (ironie, metafore fragorose); i personaggi parlano con un “io” standardizzato in cui è impossibile rintracciare geografia e classe sociale; i plot tendono spesso al noir o al melodramma, oppure si sbriciolano in una somma di frammenti, la leggibilità è la dote più apprezzata. Come se vigesse un malinteso per cui la forma non serve che ad abbellire il contenuto, rendendolo più accattivante; o peggio, come se fosse puro estetismo da torre d’avorio. Io credo, con buona pace di Tasso, che la forma non sia soltanto lo zucchero sull’orlo del bicchiere, che fa andar giù la medicina amara; credo che serva per estrarre i contenuti che lo scrittore sotto sotto voleva evitare; anzi la forma è un contenuto a tutti gli effetti e i contenuti bisogna meritarseli. Credo insomma che la forma sia uno strumento di conoscenza, un contenuto tanto più prezioso quanto inaspettato”.

TOMAS Q. MORIN: HERETIC THAT I AM


Heretic That I Am by Tomas Q. Morin
Three days now the mold
has advanced across the face
of the peach I caught
with one hand like Willie Mays,
saving it from the sidewalk
and its army of black shoes
and how could it happen
that my peach turned
into Castro, the young one
who regularly baptized
the microphone and the first row
of sleepy workers with his spit
and anger and love. What is love
if not a commitment to fatigues
and I wonder if he wears sea green trunks
to the beach or olive pajamas
with padded feet? I have to know
if mold lives in his crisper too, and does
it goosestep even in that temple
of cleanliness before which he kneels
and hunts the last rebellious
grape unwilling to bear the tyranny
of vines. This morning I am
the one kneeling and praying
in the kitchen over the beard
of my communist peach, how
it’s a second cousin of the hacky sack,
albeit spongier, like a meatball,
which reminds me the letter M
is for Marx, and for moon shot,
and for miracle. And sooner or later,
M is also for mercy, mercy we have
beauty, mercy we can’t live forever,
mercy we have time and rot
to work our stubborn flesh away
from the bald, pale soul
that screams with joy when it pops up
and free toward the first night
of October in Indian summer.

LA FIN’AMORS (di Franco De Merolis)


La fin’amors

di Franco De Merolis

A fronte del trattamento delle donne nei paesi dell’Oriente, cioè nei luoghi esistenti al di fuori dell’Occidente, o in quelli dell’Islam, è opportuno riconsiderare di tanto in tanto l’importanza benefica della Cultura millenaria dell’Europa. Tutto cominciò con le nove Muse che sulla vetta del monte Elicona insegnarono il “bel canto” al poeta pastore Esiodo per la formazione della sua Teogonìa, mentre esse “formavano danze belle, seducenti, e sui piedi ondeggiavano”. Divinità delle Arti, musica, canto e danza, le Muse rappresentavano la Bellezza e l’Arte e insegnavano ad amarle. Grazie a Ovidio, i cantori e menestrelli del Medioevo appresero poi la poesia dell’amor cortese rivolta come servizio alla donna, della fin’amors, del dolce “Stil novo”, della poesia provenzale: la donna vista e considerata su un piano elevato, come una madonna (ma dame) nella cultura occidentale ed europea. Questi temi lirici trovano ben presto udienza nei trovieri e si diffondono in Europa accompagnati da canto e danza, in laetitia. La superiorità della dama, la sua virtù e i suoi poteri procurano gioia al poeta nel servizio d’amore, il “leal servente” può attendere anche a lungo la “consolazione” come risposta della dama.

Guillaume de Poitiers cantava: Ogni gioia deve umiliarsi / e ogni potere deve obbedire / alla mia dama, per la sua bella accoglienza e il suo sguardo bello e piacevole; / tale uomo può anche aspettare cent’anni per cogliere il suo amore…

Quanto valore hanno apportato ai loro canti Beatrice e Laura, a Dante e Petrarca?

Tutta questa cultura che è mancata a quei paesi (a Erdogan soprattutto) non è forse causa di quei comportamenti a dir poco disdicevoli? Nelle nostre scuole riprendere con più convinzione quella poesia sarebbe un gran bene; in quelle dei paesi che impongono la maschera ai bei visi femminili, che inibiscono la Bellezza, il canto e la danza, che sono la nostra gioia, non sarebbe un gran bene, non solo per le donne, ma anche per loro? In conclusione, si può dire che se noi appartenenti alla cultura europea apprezziamo l’immagine femminile (non solo la democrazia), ciò è dovuto anche e soprattutto alla fin’amors! E alle Muse di Esiodo… non vi pare?  

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