di Massimo Pamio
“Homo viator, meglio ancora poeta viator. Non trovo formule più capaci di queste per illustrare la vita e le opere di Arnaldo Dante Marianacci. Questo splendido volume cerca di contenere nelle sue 544 pagine la poliedricità insieme medievale (per la sua universalità) e modernissima (per la lingua) di questo straordinario interprete dell’anima abruzzese, la quale però non è gelosa dei propri figli, e li vuole pellegrini per il mondo, sicuri che torneranno alla madre carichi di frutti.”
Così nell’impeccabile, colta, elegante, riassuntiva esposizione l’onorevole Gianni Letta introduce il volume Dante Marianacci. Una vita per la cultura tra creativià e impegno professionale, a cura di Angelo Piero Cappello, Simone Gambacorta e Franco Di Tizio, Ianieri Edizioni, in cui si riporta la bibliografia essenziale dal 1970 al 2020 degli scritti riguardanti il prestigioso uomo di cultura abruzzese, il cui respiro nazionale ed europeo gli assicurerà una candidatura al Premio Nobel per la letteratura nel 2009. Il libro si avvale di un prezioso corredo fotografico .
Un nuovo viaggio
a L. Ferlinghetti
Il Liffey, il Tevere, il Tamigi, il Danubio,
l’Elba, la Senna, la Moldava, la Pescara,
il Dentalo breve dopo il Foro.
Anche tu hai amato i tuoi fiumi,
uomo Rubiconde che non attraversi mai.
Al Forum di Praga i Presidenti
tessono le lodi dei signori del vento
e nello schermo gigante
della grande Sala Spagnola
immagini oceaniche dalle piazze di Londra
e nell’Abbazia di Wstminster
fanno rabbrividire le rinnovate note
della canzone di Elton
per la ricca principessa dei poveri.
Poi giganteggia la piccola Madre Teresa
per le strade di Calcutta
appanna una storia
e ne riscrive un’altra.
Marciano appaiate nelle foto le due figure.
Quanto durerà?
La bellezza e la bontà non hanno tempo
così almanaccavo sbirciando il grande schermo.
Sul tavolo, a sera, alla rinfusa,
un CD e pochi libri rimasti
Omero, Simone Weil, il Paradiso di Dante.
Gli altri sono dispersi nelle case della memoria.
Riprende da qui il viaggio
da queste clonazioni digitali
e mi tengono sveglio la notte
che sempre più si confonde col giorno.
Dopo il silenzio ancora la poesia.
Dante Marianacci, da
Signori del vento/Lords of the Wind (Noubs, 2002)
