Nota di Massimo Pamio
Esce per i tipi di Moretti&Vitali una silloge poetica di Marcello Marciani, dal titolo Sottovuoto, 52 sonetti composti dall’autore tra ll’aprile del 2019 e il dicembre del 2020. La prefazione è di Elena Maffioletti, l’apparato di notevolissime annotazioni metriche, di Francesco Paolo Memmo.
Nel testo, ogni parola è marchiata dallo strappo lancinante tra significante e significato, di cui il poeta riprende i lembi in una tela di rammendi. L’obiettivo: curare la mancanza fondante, il dolore intimo del verbo, non a caso accolto in una dimensione ritmico-musicale, al fine di sostanziare la possibilità di una scorrevolezza, di definire un ambiente in cui sono smussati gli angoli ma anche allargati gli spazi dell’abisso. Nel diventare senso e discorso, l’opera sartoriale e musicale svela una profonda vena di abbandono alla nostalgia, a una malinconia di fondo che, nel ritessere l’ordito del tempo, racconta l’incapacità di arrestarne le folate tempestose che si abbattono sulle parole stesse.
Marciani è, come Valduga, uno dei pochi poeti italiani a misurarsi con il metro del sonetto, con una misura che scandisce e scandaglia l’ora e la labilità delle parole, un poeta della Tradizione che conserva ancora intatta la lezione dei classici, da Petrarca a Tasso a Leopardi a Pascoli.
La Poesia così continua a vivere, grazie a loro, forse sottotraccia, scuramente “sottovuoto”.
Sottosopra
Cullarti nel pensiero è un esercizio
che attesta il godimento nel malore,
da me mi strappo in bilico mi caccio
sulla scarpata del tuo tempo rapido
il fiato tuo mi arretra al frontespizio
di un racconto incompiuto dal dolore,
le tue pagine annoto mischio slaccio
il pensiero in parole che mi lapidano.
Vorrei chiederti cosa c’è là sopra,
se un sonno c’è per tutto ciò ch’è stato
se si prolunga e come oltre il finito
quel filo che dal libro si è scucito
e fra le dita e i fogli mi hai lasciato
per ricamarti a punto sottosopra.
(Marcello Marciani, sonetto XLIV)

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