La dolcissima e colta amica e insegnante Anna Cristante mi ha segnalato questa poesia di Franco Arminio, inclusa nel recente libro Studi sull’amore (Einaudi, Torino, 2022). Pare scritta appositamente per il nostro Museo. Grazie Anna, grazie Franco!
Si è spento a Roma il professor Riccardo Scarcia, brillante filologo, traduttore e commentatore. Nato nella Capitale nel 1938, è stato docente ordinario di Letteratura e Filologia latina presso l’Università di Roma Tor Vergata, dove era giunto l’anno della sua fondazione, il 1982, dopo aver insegnato per molti anni alla Sapienza di Roma e all’Università degli Studi di Chieti. Scarcia è stato uno degli iniziatori degli studi di ermeneutica intertestuale, allievo di Ettore Paratore e di Giorgio Brugnoli, cui era legato da profonda amicizia. A Tor Vergata Brugnoli e Scarcia hanno contribuito in maniera determinante con il loro magistero alla formazione di studenti e di studiosi divenuti a loro volta docenti. Difficile delimitare l’orizzonte dei suoi interessi scientifici, che hanno spaziato dagli studi lucreziani a quelli su Persio, da Manilio a Cicerone, da Orazio a Sallustio, da Properzio a Ovidio, dalla letteratura latina tardo-antica a quello che senza ombra di dubbio è stato il suo più grande amore, l’autore su cui Scarcia ha potuto dimostrare a più riprese la sua finissima intelligenza di interprete e di filologo: Virgilio, di cui è stato anche commentatore e traduttore dell’Eneide per i tipi della Rizzoli. Grande esperto di letterature comparate, la sua vivacissima curiosità di studioso lo ha portato a pubblicare saggi e contributi importanti su autori del Settecento e dell’Ottocento, soprattutto Foscolo e Manzoni. Al dolore dei familiari si unisce quello dei colleghi e soprattutto di tutti quegli studenti che hanno avuto il privilegio di potere assistere alle sue lezioni. Con le Edizioni Noubs aveva pubblicato, con la sua cura, la traduzione dell’Astianatte di Maffeo Vegio. Lo ricordiamo con una poesia dedicata alla sua memoria di Grazia Di Lisio.
LA SCRITTRICE ABRUZZESE GIULIA ALBERICO CON “LA SIGNORA DELLE FIANDRE” CANDIDATA AL PREMIO STREGA – La signora delle Fiandre è un piccolo capolavoro letterario che ripercorre la complicata storia del Cinquecento europeo attraverso lo sguardo di una delle donne più influenti e tormentate dell’epoca. Con una scrittura cesellata e lirica, Giulia Alberico mette a nudo l’animo dolente e inquieto di Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V, duchessa di Firenze, di Parma e Piacenza e poi governatrice delle Fiandre. Libertà e ragion di Stato, sono le due facce di una medaglia anomala con cui Madama Margherita ha dovuto fare i conti dall’adolescenza ribelle, fino agli ultimi giorni di vita nei feudi di Ortona in Abruzzo, e che l’autrice indaga con precisione storica ed una potenza narrativa che scuote e commuove. Un romanzo di spessore – destinato, a mio parere, a diventare un classico – che ci restituisce un personaggio emblematico di cui si conosce troppo poco, in tutta la sua umanità e grandezza.»
Ovidio narra nel primo libro delle Metamorfosi il mito di Zeus e Io. Prima di scoprire come il racconto ovidiano ha influenzato la storia dell’arte, vorrei proporre la mia personale traduzione dei versi di Ovidio.
Le Metamorfosi contengono miti considerati sacri dai Romani, tuttavia non si tratta di un testo religioso: il suo scopo è intrattenere con racconti avvincenti e raffinata poesia, all’epoca inoltre molti romani veneravano gli dei come gesto di sottomissione alla patria, ma credevano nelle filosofie greche o nei culti proveniente dall’oriente. I miti di Ovidio si susseguono per analogia, richiamando l’uno degli elementi dell’altro.
Immagine tratta da Il mattino di Foggia.
Il mito di Zeus e Io è narrato nei vv. 568-747. Clicca qui per leggere il testo latino originale. Segue la mia traduzione letterale, che è piuttosto grezza perché è stata scritta per un esame universitario e non per la lettura d’intrattenimento.