Archivio mensile:marzo 2022

L’epistola di Medea a Giasone delle Eroidi di Ovidio: traduzione e commento.


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MEDEA A GIASONE

[1]Medea_OvidioEroidi12 (unibo.it)

Esule, povera, disprezzata, Medea si rivolge al novello sposo,

o forse non hai nessun tempo libero dal regno?[2]

Ma io, regina di Colchide[3], ricordo che ebbi (tempo libero),

chiedendo la mia arte affinchè[4] a te portasse aiuto!

Le tre Parche o Moire.

Allora le sorelle[5] che dispensano i fati mortali,

avrebbero dovuto svolgere i miei fusi;

allora io, Medea, sarei potuta morire bene. Qualunque delle vite

che ho prodotto da quel tempo, fu pena.

Ahimè! Perché mai, spinta da giovani braccia,[6]

la nave del Pelio[7] chiese l’ariete di Frisso[8]?

Perché mai noi Colchi vedemmo la nave di Magnesia

E voi, schiera di Greci, beveste l’acqua del Fasi[9]?

Perché a me piacquero più del giusto i tuoi capelli biondi

E l’eleganza e la grazia artificiosa[10] del tuo parlare?

O, una volta che era…

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UNA LETTERA D’AMORE


La dolcissima e colta amica e insegnante Anna Cristante mi ha segnalato questa poesia di Franco Arminio, inclusa nel recente libro Studi sull’amore (Einaudi, Torino, 2022). Pare scritta appositamente per il nostro Museo. Grazie Anna, grazie Franco!

Fernando e Ophélia

Il poeta portoghese e le sue lettere d’amore

che da vecchio definì ridicole.

Ma noi ne siamo qualcosa

e quando scriviamo lettere lunghissime

se non siamo in quelle lettere

non siamo in nessun posto

in nessun libro in nessun gesto.

Solo le lettere d’amore

ci procurano un cenno di vita,

solo quando aspettiamo una risposta

siamo veramente svegli.

Pessoa come tanti poeti

ha provato a imbrigliare la vita nella scrittura.

Il segreto non è corteggiare l’infinito

con le parole, ma essere corteggiati

dall’infinito, scoprire che ha bisogno di noi

e non sappiamo perché.

L’infinito arriva nelle lettere d’amore

non conosce altri luoghi per spostarsi.

CI HA LASCIATI RICCARDO SCARCIA


Si è spento a Roma il professor Riccardo Scarcia, brillante filologo, traduttore e commentatore.
Nato nella Capitale nel 1938, è stato docente ordinario di Letteratura e Filologia latina presso l’Università di Roma Tor Vergata, dove era giunto l’anno della sua fondazione, il 1982, dopo aver insegnato per molti anni alla Sapienza di Roma e all’Università degli Studi di Chieti.
Scarcia è stato uno degli iniziatori degli studi di ermeneutica intertestuale, allievo di Ettore Paratore e di Giorgio Brugnoli, cui era legato da profonda amicizia. A Tor Vergata Brugnoli e Scarcia hanno contribuito in maniera determinante con il loro magistero alla formazione di studenti e di studiosi divenuti a loro volta docenti.
Difficile delimitare l’orizzonte dei suoi interessi scientifici, che hanno spaziato dagli studi lucreziani a quelli su Persio, da Manilio a Cicerone, da Orazio a Sallustio, da Properzio a Ovidio, dalla letteratura latina tardo-antica a quello che senza ombra di dubbio è stato il suo più grande amore, l’autore su cui Scarcia ha potuto dimostrare a più riprese la sua finissima intelligenza di interprete e di filologo: Virgilio, di cui è stato anche commentatore e traduttore dell’Eneide per i tipi della Rizzoli.
Grande esperto di letterature comparate, la sua vivacissima curiosità di studioso lo ha portato a pubblicare saggi e contributi importanti su autori del Settecento e dell’Ottocento, soprattutto Foscolo e Manzoni.
Al dolore dei familiari si unisce quello dei colleghi e soprattutto di tutti quegli studenti che hanno avuto il privilegio di potere assistere alle sue lezioni. Con le Edizioni Noubs aveva pubblicato, con la sua cura, la traduzione dell’Astianatte di Maffeo Vegio. Lo ricordiamo con una poesia dedicata alla sua memoria di Grazia Di Lisio.

                                                            al caro Prof.  

Viale Carso

Ibant obscuri sub nocte per umbram /

…  et rebus abstulit atra colorem /…

come se tutto fosse perso in Viale

Carso, il trepestìo dei carri, il profumìo

dei tigli, i fuochi fatui della sera.

“Qui nacque il cantore degli eroi”.

Qui poserai per sempre

nel tenue svaporarsi delle ore.

Le gru monocolore nei fiordi

della mente risvegliano memorie

arguti motti dall’eco dei primordi!

Umana trascrizione dell’eterno

sei tu che mi sorridi?

Meglio sarebbe scuotere il silenzio

mutare volto e verso alla clessidra

e andare là dove s’accupa l’ombra.

Svelliti corteccia cerebrale

s’avviva il fiore della tua saggezza!

In versi e apotemi di pensiero

è l’eleganza, la Vis a farsi fiera,

è l’habitus mentale …

La tua parola quièta quella parte

di me che inghiotte amaro.

                 Grazia Di Lisio

GIULIA ALBERICO CON “LA SIGNORA DELLE FIANDRE” (PIEMME) CANDIDATA AL PREMIO STREGA


LA SCRITTRICE ABRUZZESE GIULIA ALBERICO CON “LA SIGNORA DELLE FIANDRE” CANDIDATA AL PREMIO STREGA – La signora delle Fiandre è un piccolo capolavoro letterario che ripercorre la complicata storia del Cinquecento europeo attraverso lo sguardo di una delle donne più influenti e tormentate dell’epoca. Con una scrittura cesellata e lirica, Giulia Alberico mette a nudo l’animo dolente e inquieto di Margherita d’Austria, figlia naturale di Carlo V, duchessa di Firenze, di Parma e Piacenza e poi governatrice delle Fiandre. Libertà e ragion di Stato, sono le due facce di una medaglia anomala con cui Madama Margherita ha dovuto fare i conti dall’adolescenza ribelle, fino agli ultimi giorni di vita nei feudi di Ortona in Abruzzo, e che l’autrice indaga con precisione storica ed una potenza narrativa che scuote e commuove. Un romanzo di spessore – destinato, a mio parere, a diventare un classico – che ci restituisce un personaggio emblematico di cui si conosce troppo poco, in tutta la sua umanità e grandezza.»

Il mito di Zeus e Io: come Ovidio influenza la storia dell’arte.


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Ovidio narra nel primo libro delle Metamorfosi il mito di Zeus e Io. Prima di scoprire come il racconto ovidiano ha influenzato la storia dell’arte, vorrei proporre la mia personale traduzione dei versi di Ovidio.

Le Metamorfosi contengono miti considerati sacri dai Romani, tuttavia non si tratta di un testo religioso: il suo scopo è intrattenere con racconti avvincenti e raffinata poesia, all’epoca inoltre molti romani veneravano gli dei come gesto di sottomissione alla patria, ma credevano nelle filosofie greche o nei culti proveniente dall’oriente. I miti di Ovidio si susseguono per analogia, richiamando l’uno degli elementi dell’altro.

Immagine tratta da Il mattino di Foggia.

Il mito di Zeus e Io è narrato nei vv. 568-747. Clicca qui per leggere il testo latino originale. Segue la mia traduzione letterale, che è piuttosto grezza perché è stata scritta per un esame universitario e non per la lettura d’intrattenimento.

.

C’è un…

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