PAOLO CIAMMAICHELLA, L’ULTIMO SIGNORE DI CHIETI


PAOLO CIAMMAICHELLA, L’ULTIMO SIGNORE DI CHIETI

L’Avvocato Paolo Ciammaichella resterà nel ricordo della nostra Città, come l’ultimo suo aristocratico esponente, nobiluomo della mente, dello spirito, del cuore. Nato a Chieti, aveva trascorso un’infanzia difficile, legata al rigore educativo di quei tempi e alle ristrettezze economiche dovute alla guerra in corso. Era stato perfino minacciato con una pistola da un comandante tedesco all’età di quattro anni. Dotato di un talento naturale che lo rendeva particolarmente acuto e ricco di iniziativa, fin dalle elementari Paolo fu vocato a ricoprire il ruolo del primo della classe, ruolo che abbandonava d’estate, allorché si prestava al lavoro manuale, per guadagnare qualche soldo, meritandosi il plauso dei suoi insegnanti, che un giorno lo sorpresero a fare il muratore e ne restarono colpiti favorevolmente. Al liceo, si svolse una protesta che durò diversi giorni in seguito all’invasione dell’Ungheria da parte dei carri armati sovietici, e Paolo, che di quella scuola era il leader studentesco indiscusso, fu chiamato a tenere un discorso davanti a 700 giovani. Non pago, organizzò volontari che donarono il sangue per i giovani rimasti feriti a Budapest. In pochi giorni fondò l’ASDOS, l’associazione studentesca donatori di sangue, che poi confluì nell’AVIS. La generosità e l’altruismo, che lo avrebbero contraddistinto nel corso di tutta la sua esistenza, prendevano forma. Si iscrisse a Ingegneria, ma contrasse l’asiatica mentre era nella Marina Militare a Livorno e svanì il suo sogno. Fu costretto a iscriversi a Giurisprudenza a Roma, dove fondò l’accademia goliardica Teatina. Tra i goliardi conobbe Marco Pannella e Bettino Craxi, che per dedicarsi alla goliardia avevano trascurato molti esami. Nel 1959 fondò il primo gruppo “Esprit” d’Abruzzo, ispirato dalle idee di Jacques Maritain. Nel 1961 si progettava di creare l’Università in Abruzzo e Paolo fu in prima linea. Nel salone della provincia di Pescara tenne un discorso davanti a 500 studenti provenienti da tutta la regione. Fu notato da Nicola Buracchio che lo invitò a collaborare con lui nello studio. Iniziò con Nicola Buracchio un percorso formativo nella politica e nella professione che ne fecero una personalità di prim’ordine. Paolo era come il Re Mida: tutto quello che toccava diventava oro. Nicola Buracchio, deluso da Chieti e dalla politica, lasciò lo sudio di Chieti e le ACLI che dirigeva. Entrambi furono consegnati a Paolo, che in pochi anni rafforzò le ACLI e creò uno studio professionale a Chieti di grandissimo valore, con cui conseguì successi straordinari. I suoi impegni crebbero a dismisura. Nascono i suoi due figli Marco e Patrizia, che costituirono il tesoro della sua esistenza e che gli diedero nipoti che amò con un trasporto particolare e vivissimo. In quel periodo visse un altro episodio molto forte e commovente della sua vita. Le operaie della Marvin Gelber, poi Industria Adriatica Confezioni, oggi Rodrigo confezioni, iniziarono uno sciopero che durò giorni e giorni, con l’occupazione della fabbrica. Tutti abbandonarono le operaie, e invece Paolo riuscì a riportare l’attenzione su di loro e organizzò persino una Santa Messa all’interno dell’opificio la Domenica delle Palme, in cui le donne piangevano e in 400 si recarono a ricevere la Comunione. Con loro si schierò l’Arcivescovo Monsignor Loris Capovilla, una delle figure religiose più eminenti che la nostra Città ricordi. Con le ACLI Paolo fece costruire alloggi popolari a Chieti Scalo, risolvendo insormontabili questioni burocratiche che avrebbero fermato tutti, tranne appunto Paolo. Fu il primo a porre l’accento sull’emigrazione di ritorno in un convegno di cui si interessarono quotidiani nazionali, tra cui il Corriere della Sera. Da Chieti a Roma. Diventa consigliere nazionale delle ACLI e viene candidato dalla Democrazia Cristiana al Consiglio Regionale d’Abruzzo. Ottiene un vero e proprio plebiscito popolare, 13500 consensi nella provincia di Chieti, di cui 4900 nella città di Chieti. Nominato Assessore all’Agricoltura, si impegna a far decollare il settore, promuovendo leggi e iniziative che favoriscono lo sviluppo delle colture vitivinicole, promuovendo il vino abruzzese in Italia. A un convegno nazionale a Siena, viene indicato come l’assessore abruzzese che stava portando una rivoluzione nella sua regione e che avrebbe fatto concorrenza proprio al loro vino toscano, essendo così lungimirante. Paolo propose una fondamentale legge regionale per la salvaguardia delle cooperative agricole che salvò l’agricoltura regionale. In quel periodo fu all’EXPO internazionale in Canada, promosse progetti di cooperazione in Africa e in Sudamerica. La Regione Emilia Romagna collaborò con quella abruzzese per diverse leggi nel settore agricolo. Paolo fu nominato capo delegazione nazionale di tutti gli Assessori Regionali all’Agricoltura. Pian piano si allontanò dalla politica, che avvertì sempre più centrata su se stessa, poco interessata all’ascolto dei problemi veri dei cittadini e del Paese. Nel 1991, per i suoi meriti politici e sociali, ricevette un’onoreficenza dalla Presidenza del Senato della California e ricevette la cittadinanza onoraria di Los Angeles. La sua pienezza di uomo generoso e appassionato, pieno di iniziative, si esplicherà nelle sue funzioni di Governatore dei Lions di Chieti, di presidente dell’Associazione Culturale “Noi del G. Vico”, capo delegazione del FAI. Nel corso delle sue presidenze, i circoli osserveranno il loro periodo d’oro, grazie alla spinta e all’energia di Paolo, che non conosceva stanchezze e soprattutto non si arrestava di fronte agli ostacoli. Nel 1985 inizia la sua collaborazione con l’Università di Chieti per la riscoperta della famiglia teatina degli Asinii, che sfocerà nella fondazione di un’associazione, “Gaio Asinio Pollione”, nel 2012, mediante cui convegni e iniziative fanno riscoprire a Chieti la sua antica origine di municipio romano di notevole peso. Furono stampati libri e ricerche. Fioccano i riconoscimenti per Paolo, nel 2010 il Melvin Jones Fellow dalla sezione Lions di Guardiagrele, nel 2013 il Premio Educals ideato dall’Avvocato Federico Gentilini, nel 2014 viene nominato componente dell’Istituto Nazionale di Studi Crociani, nel 2016 Presidente del Lions Club Host Chieti. Pubblica due libri di poesia, un libro di memorie, “Gli affetti e i valori di una vita” (Edizioni Mondo Nuovo).

Paolo ha amato la sua città e i suoi abitanti ricevendone forse molto meno di quel che egli ha donato. Ma è proprio qui la sua grandezza, nel donare spassionatamente, tutto quel che faceva era il segno di un profondo senso civico e etico di cui si imbeveva la sua personalità: forte, perfino severa, perché egli chiedeva sempre a tutti quelli che lo circondavano il massimo di loro stessi, anzi lo pretendeva. Oggi chi lo ha conosciuto gli è profondamente riconoscente, perché Paolo era un maestro di vita, un formatore, un uomo che era sempre pronto a mettere la sua esperienza personale e professionale al servizio degli altri, ma anche e soprattutto un amico fedele e premuroso. Egli è stato un vero servitore del prossimo, che amava sinceramente più di se stesso. Forse proprio per questo ritengo che il suo spirito, ora che si è liberato del peso ingombrante del corpo, risplenda luminoso nella libertà più assoluta, ormai talento divenuto perfezione e compimento della sua misericordia in quella divina. Lo spirito glorioso di Paolo spero avrà ancora luce da offrire a tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di conoscerlo e di ammirarlo nella sua splendida umanità.

(Massimo Pamio)

2 thoughts on “PAOLO CIAMMAICHELLA, L’ULTIMO SIGNORE DI CHIETI

  1. Grazie caro divvs Massimo!
    Il Tuo “divergere” dall’aura
    gelida e buia di queste ore,
    riscaldandoci l’anima con la
    Tua magistrale estemporanea
    en plen air sui Paesaggi esis-
    tenziali e identitari di Paolo,
    e’ un balsamo per tutti noi,
    me chino e grato per sempre,
    dei Suoi insegnamenti e la Sua
    Carita’.

  2. Avatar di Luciano Pellegrini Luciano Pellegrini ha detto:

    Conoscevo Paolo molto bene, anche per una parentela da parte di mia moglie. Ci siamo sempre rispettati, lui politico ed appassionato del FAI. Io ambientalista, ma come lui, appassionato e paladino della città. Sempre elegante nel vestire e nel parlare. Ci siamo sempre salutati ogni volta che ci incontravamo, con amicizia. Sempre presente nel suo studio e, se poteva fare del bene, non si è mai tirato indietro. L’ho incontrato poco tempo fa. Mi è sembrato che volesse parlarmi, forse una sensazione. Ho seguitato a camminare…ora la notizia! Chissà cosa voleva dirmi, ma caro Paolo resterai sempre un caro amico. Ciao

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